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PER UN'ALTRA
FIRENZUOLA
SPAZIO LIBERO |
[16-12-2004]
Beppe Rinaldi di "Libero Mugello" ci ha inviato questo interessante documento su acqua e comuni montani
“ACQUA DI TUTTI” – ARQUATA E MONTEGALLO FREMONO – VENDUTA ANCHE L’ACQUA, CARI SINDACI, AI VOSTRI CITTADINI NON RESTA CHE LA CURA DEI CIMITERI
Nell’assemblea del 13 dicembre ad Ascoli Piceno sul tema “Acqua di tutti” mi hanno colpito le pacate e profonde parole di Molinari, del Contratto Mondiale sull’Acqua. Acqua come bene non commercializzabile. Molto soddisfatto anche delle documentate parole dell’esponente della Legambiente.
Confermato come la partecipazione diretta del cittadino può arricchire, non impoverire, qualsiasi tema di interesse pubblico. Di più pubblico dell’acqua ce n’è veramente pochi.
Si è così scoperto che su questo bene pubblico, l’acqua, si sono come avventate tutte le forze economiche; mentre l’ignaro cittadino si scopre espropriato di un bene primario. Un bene venerato come un dio fin dagli albori dell’homo sapiens.
L’acqua non può essere oggetto di commercio. Ma tale è diventata. I cittadini si stanno accorgendo di questo quando tutto sembra oramai perduto. Via via che ne sono informati i cittadini cominciano a chiedersi, e a chiedere ai propri esponenti politici: ma cosa avete fatto e state facendo dei beni che vi abbiamo affidati? Non solo l’acqua, ma sanità, scuola, previdenza, aria, trasporti, servizi sociali, cultura, ambiente, ecc.?
La risposta è che tutti questi beni già pubblici sono stati affidati al mercato. O si vanno via via privatizzando.
Né conta, Assessore Amagliani, RC, fare una legge regionale sull’acqua in cui, enunciato che è bene pubblico, non commercializzabile, si scrive che la stessa sarà gestita da una S.p.a. a totale capitale pubblico.
Possibile che in tutta la Regione Marche non c’è un solo Avvocato o Professore di diritto o di Economia con il coraggio intellettuale di dire pubblicamente che l’attimo dopo aver trasformato il servizio idrico da azienda speciale pubblica in società di capitali, non importa se a totale capitale pubblico, questo bene, l’acqua, è diventato un bene commerciabile?
Possibile che non c’è un solo intellettuale onesto che, letti i libri verde e bianco della Commissione UE, e lette le recenti prese di posizione del Consiglio di Stato e di alcuni TAR, gli affidamenti diretti a S.p.a. o a società di capitale, non sono possibili? E che dica tutto questo ai nostri politici che sembrano tutto fuorché i nostri ‘fiduciari’?
Possibile che non c’è un tecnico e un politico onesto con il coraggio di dire ai Sindaci di Arquata e Montegallo, incazzatissimi perché non si consentirebbe alla C.I.I.P. S.p.a. di avviare l’imbottigliamento di acqua di sorgente, che: 1) la trasformazione del vecchio Consorzio Idrico in S.p.a. costituisce di per se un furto di questo bene di tutti; a partire dai cittadini della montagna che godono ancora delle Comunanze agrarie; riconosciute dalla stessa Costituzione; 2) costituita una S.p.a. per il ciclo integrale dell’acqua, non c’è Comune né Provincia proprietari che possano “incidere unilateralmente sullo svolgimento del rapporto medesimo e sull’attività della società per azioni mediante l’esercizio di poteri autoritativi e discrezionali” (Cassazione, sezioni unite, sent. N. 4989/1995); 3) l’affidamento diretto, senza gara, alla C.I.I.P S.p.a. della gestione del ciclo integrale delle acque ha violato apertamente il trattato UE sulla libera concorrenza e sarà certamente annullato dalla adita Corte di Giustizia Europea; 4) ove questa S.p.a. avviasse un imbottigliamento previa concessione senza gara di un prelevamento (visto il capitale di investimento previsto di 10 miliardi di lire, non può certo trattarsi dello sfruttamento di una “venuccia”, come ha detto il Sindaco di Arquata), si trasformerebbe automaticamente in una S.p.a. che “realizza la parte più importante della propria attività”non tanto “con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”, come gli impone la legge, ma entrerebbe totalmente in una attività di commercio; decadendo quindi dalle agevolazioni di una legge ipocrita; e biforcuta perché serve solo a passare alla totale privatizzazione non immediatamente, perché i cittadini reagirebbero, ma a poco a poco. Privatizzazione come da impegno UE, ancora in mora, con l’Organizzazione Mondiale per il Commercio.
Mi ha successivamente stupito con quale accanimento due Sindaci della montagna: di Arquata del Tronto e di Montegallo, sostenevano, così mi è parso: a) che i propri cittadini non aspetterebbero altro che essere espropriati dell’acqua che è stata da sempre loro; b) che i propri cittadini terrebbero a tal punto a questo, che se io, come ho chiesto, andassi a spiegare loro che non si sta cercando di aiutarli, ma di privarli di un bene, non ne uscirei che a pezzi.
Questo di essere fatto a pezzi, come a me detto per ben due volte dal Sindaco di Arquata, mi ha indotto a andare a vedere come stanno la popolazione, le imprese e bilanci di questo Comune e di quello di Montegallo.
In quanto alla popolazione dal 1936 al 2000 la popolazione della Comunità Montana si è più che dimezzata, passando da 32.873 abitanti a 15.301. Arquata è passata addirittura da 5.281 abitanti a 1.518. Stessa cosa Montegallo che è passato da 2.817 abitanti a 636. Dati che non provengono da soli mutamenti socio-economici, ma anche da altro. Cecità? Rapine?
Dal 1999 al sett. 2004 le imprese dei due Comuni sono in calo. Scendono da 235 a 210. Gli addetti hanno una im-pennata ad Arquata nel 2001. Ma dal 2001 stanno in forte calo. Da genn. 2002 a sett. 2004 gli addetti scendono da 329 a 278.
Ho poi visto i Rendiconti dei loro Bilanci dal 1996 al 2002. La loro autonomia finanziaria e tributaria, comparata a quella che dovrebbero, e potrebbero, avere se la Comunità Montana avesse operato come si deve, è da Comuni assolutamente privi, se continuano a fare da soli, di futuro. Inoltre ci sono tali scostamenti che si può dire tranquillamente che tra loro non si fa né sistema, né coagulo, né rete. Si possono mettere tutti gli imbottigliamenti che si vuole. Con simili istituzioni pubbliche, con Sportelli Unici per le Imprese solo sulla carta, non c’è impresa che possa reggere.
A conferma di quanto si è appena detto si vadano a prendere i dati sul totale degli investimenti per abitante dei due Comuni. Si scopre che se in questi 7 anni ad Arquata si sono fatti investimenti pari a £. 7 milioni per abitante, a Montegallo se ne sono fatti per £. 23.284.000 per abitante. Se poi si vanno a vedere quanti di questi investimenti provengono da trasferimenti della Regione, si scopre che se Arquata ha preso dalla Regione trasferimenti pari a £. 2.805.000 per abitante, Montegallo ne ha presi pari a £. 13.629.000 per abitante. Figli e figliastri?
Lavoro in un paese di montagna dal 1989. La sua gente è altro da come Sindaci-notabili, definizione uscita da un recente studio commissionato dalla Regione al Prof. Ramella, hanno cercato di far credere ad Ascoli. Ne conosco la tenacia, la sincerità e il profondo attaccamento a valori che altrove sono già persi. Forti per i propri diritti; quelli veri.
L’assemblea si è chiusa con una proposta ai Consigli Comunali di deliberare l’acqua bene non privatizzabile.
Force – Luigi dr. avv. Meconi (Segretario del comune di Force)