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CHE PAL!
CONSIDERAZIONI SUI RISULTATI DEL PROGETTO MU.S.A. PER LA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE DEL MUGELLO
Leggendo i risultati prodotti dal progetto MU.S.A. (MUgello per la Sostenibilità Ambientale) ci sorge il dubbio che tutta questa operazione sia più utile alla coscienza degli amministratori piuttosto che all’ambiente del Mugello. Tutto il percorso di questo progetto è ricco di contraddizioni sia nel metodo sia nel merito, ma soprattutto nel merito.
Sul metodo
Il progetto MU.S.A prevedeva due fasi: la prima era la realizzazione di una relazione sullo stato dell’ambiente del Mugello e la seconda era la costituzione di un Forum cittadino che, al di fuori delle istituzioni, aveva il compito di elaborare un Piano d’Azione Locale (detto PAL).
Ma come si può definire il suo risultato come un prodotto che nasce dal basso, dalla partecipazione popolare se molti dei partecipanti al forum erano gli stessi sindaci, vicesindaci, assessori vari e consiglieri comunali in rappresentanza di diversi Comuni della nostra zona?
Come mai un passaggio che viene definito così importante non è riuscito a coinvolgere davvero i cittadini? Forse perché è impossibile con Agenda 21 ripristinare un metodo, un atteggiamento da tempo abbandonato dalle amministrazioni mugellane che è quello della discussione e della condivisione delle iniziative che decidono la vita dei nostri paesi. Conoscere, sapere per poi potersi esprimere è divenuto "il primo problema" in tanti comuni della nostra zona. Quindi il dubbio reale è che si stia utilizzando Agenda 21 solo come "fumo negli occhi" evitando poi nella realtà quotidiana mugellana di innescare "processi partecipati" per evitare che gli stessi operino bloccando interventi e iniziative già decise dalle forze che governano il territorio.
Nel merito
La relazione sullo stato dell’ambiente del Mugello ci restituisce una fotografia del nostro territorio distorta, superficiale e contraddittoria, che porta all’individuazione di linee di azione politica poco chiare e definite.
Secondo la relazione, l’ambiente del Mugello ha uno stato di salute invidiabile e per avvalorare questa ipotesi si fa riferimento a dati che vengono raffrontati con quelli dell’intera Provincia di Firenze (città compresa). Non sarebbe stato più utile prendere come paragone i dati di un’altra Comunità Montana con caratteristiche territoriali simili alla nostra? Se si fanno confronti impropri è ovvio che si falsano le carte, facendo apparire la situazione più rosea di quanto non lo sia in realtà.
Questa analisi considera la situazione del Mugello buona " escludendo i problemi determinati dalla realizzazione del tracciato TAV", mettendoli, di fatto in secondo piano.
Andrebbe fatta l’operazione inversa, cioè mettere in primo piano i danni causati dalla realizzazione di questa grande infrastruttura per evitare di compiere gli stessi errori nella realizzazione della Variante Autostradale di Valico e delle altre opere infrastrutturali.
Questa intenzione non appare invece dall’analisi fatta nella relazione: sulla Variante di Valico si afferma che non ci sono "elementi conoscitivi sufficienti per stabilire se e in quale misura questi impatti si verificheranno…" e nel frattempo i lavori stanno partendo con il benestare degli enti locali del territorio "ricompensati" dalle solite "contropartite".
Sulla Bretellina di Firenzuola si preferisce rinviare il giudizio mentre diventa invece oggi indispensabile pronunciarsi prendendo atto della necessità di rinunciare a tale progetto viste le risultanze degli studi effettuati.
Sulla Terza corsia riteniamo non vera l’affermazione che "gli impatti sul Mugello dovrebbero essere indiretti e piuttosto marginali" dettata dalla poca conoscenza del progetto che prevede tra l’altro la impattante costruzione di una mega-area di servizio (la più grande d’Italia).
La costruzione della TAV, iniziata nel ’96, ha danneggiato in modo irreversibile la situazione idrogeologica del Mugello prosciugando più di 60 Kmq. di territorio e procurando ferite insanabili ad un ambiente incontaminato e a paesaggi bellissimi. Il problema è che i mugellani non ne hanno deciso la realizzazione, però ne subiscono le pesanti conseguenze. E’ molto grave accettare la logica che queste grandi opere sono "conseguenza di decisioni assunte al di fuori del contesto locale" facendo svanire il fine stesso dei progetti di agenda ventuno che parlano, invece, di coinvolgimento delle popolazioni locali sulle decisioni che influenzano il loro territorio. Non si può affermare che ci si deve limitare solo ad un’attività di controllo.
L’intera questione del ripristino ambientale non viene neanche sfiorata.. Invece, sappiamo che alcuni interventi di mitigazione dell’impatto ambientale sono in fase di progettazione (tra l’altro con appetibili milioni di euro!). Sarebbe stato ed è necessario su questa delicata fase coinvolgere i cittadini, le categorie produttive, le associazioni ambientaliste dando indicazioni ad esempio di costituire una consulta territoriale.
Inoltre non ci è chiaro come il PAL possa indicare le azioni da perseguire anche in altri campi oltre quello ambientale, come quello economico, sociale e culturale, senza aver fatto un’analisi accurata e puntuale della situazione del Mugello. Se per l’ambiente la fotografia che esce dalla relazione è sfuocata, negli altri settori è pallida, scolorita e nonostante questo si danno indicazioni. Spesso volutamente si sottovaluta per non far emergere le criticità. Si legge infatti nella relazione che "…sono pressoché trascurabili i casi di insediamenti industriali di grandi dimensioni, o comunque tali da generare una alterazione della qualità estetico-percettiva del paesaggio". Forse da tempo gli estensori della relazione non percorrono il fondovalle del Mugello costituito da un’unica informe fila di capannoni costruiti senza qualità estetiche, senza alberature e con un grande consumo di territorio.
Un altro nodo critico è rappresentato dal rapporto pubblico-privato. Secondo il PAL tutte queste azioni per migliorare la sostenibilità ambientale del Mugello dovrebbero vedere un maggior coinvolgimento dei privati, con il rischio di subire, con l'attuale mancanza di chiarezza sulle politiche per l'ambiente, i loro interessi corporativi come già si è verificato nel caso dell’outlet di Barberino di Mugello.
In altri termini non ci si può muovere sul tema della sostenibilità solo per partecipare alla spartizione degli ingenti fondi europei o, peggio ancora, per assecondare gli appetiti di quel mondo industriale che con lo sviluppo sostenibile vuole realizzare solo il proprio business.
Secondo noi il settore pubblico non deve limitarsi a svolgere politiche passive di distribuzione di finanziamenti, perché, così facendo, si ripercorre una strada sbagliata che porta alla creazione delle ennesime strutture, che si allontanano dalle assemblee elettive e che sono il luogo dove si praticano i privati interessi di certa classe politica. Il settore pubblico deve attuare politiche vere e concrete, non deve essere solo il cofinanziatore di progetti privati.
Nonostante questo quadro estremamente critico e sostanzialmente insufficiente per la realizzazione di una politica ambientale veramente alternativa a quelle conosciute sino ad oggi, riteniamo comunque che sia importante iniziare a dare sostanza ad alcune proposte contenute nel PAL, come la realizzazione di nuovi edifici secondo i principi della bioedilizia, oppure lo sfruttamento per fini energetici delle biomasse di cui il nostro territorio è ricco, oppure ancora la definizione di iniziative di risparmio individuale e pubblico della risorsa idrica
Esprimiamo però preoccupazione sul rischio che alcune proposte valide rimangano lettera morta, tali e tante sono le contraddizioni con la realtà e con le politiche effettivamente praticate e programmate. Un esempio su tutti è dato dalla politica della Regione in materia di rifiuti dove si prevede la riapertura di molti inceneritori in tutta la Toscana, anziché sforzarsi maggiormente sul riciclaggio, altro esempio ci viene dato dai piani strutturali appena approvati da alcuni Comuni del Mugello dove si prevede di realizzare grosse strutture alberghiere che rischiano di diventare delle "cattedrali nel deserto", così come le previste aperture di altri grossi centri commerciali o l’outlet nei pressi del casello di Barberino.
Per questo giudichiamo un’occasione perduta il percorso fatto fino ad oggi, ma auspichiamo che si continui nella strada della partecipazione più ampia che riesca a spostare l’attenzione sui problemi centrali della complessa questione ambientale per un mantenimento di una buona qualità della vita dei cittadini del Mugello.
28/11/2004 Partito della Rifondazione Comunista – Zona Mugello
Libero Mugello – Borgo San Lorenzo
Per un'altra Firenzuola - Firenzuola
Socialisti Democratici Italiani - Sez. Scarperia