La via Flaminia "minore" Paola Foschi Si ha notizia dallo storico romano Tito
Livio che nel 187 a.C., dopo aver definitivamente sconfitto e sottomesso
i Liguri, i due consoli in carica si dedicarono ad opere di
consolidamento della conquista della pianura padana: il console Marco
Emilio Lepido tracciò e costruì la via Rimini-Piacenza, che da lui
prese il nome di Emilia, e il console Gaio Flaminio parimenti tracciò e
costruì la via Bologna-Arezzo, che prese presumibilmente anch'essa il
nome dal fondatore. Infatti si ritrovano, in numerosi documenti
giuridici di età medievale e in altrettanto numerosi documenti
giuridici e cartografici di età moderna, menzioni di una via "Flamenga"
o "Flamegna" o simili che correva sul crinale fra l'Idice e il
bacino idrografico del Sillaro-Quaderna, a partire dalla stazione di
tappa romana sulla via Emilia di "Isex flumen", poi ospizio
per pellegrini di S. Giacomo dell'Idice, proseguendo per Castel
de'Britti, Ciagnano, Settefonti, Monterenzio vecchio, Cassano, all'altro
ospizio per pellegrini di S. Bartolomeo della "Flamenga" (oggi
Spedaletto), presso il passo della Raticosa. Il tracciato della strada è segnato, oltre che da questi numerosi toponimi indicativi, dalla presenza lungo di esso nel Medioevo di svariate fondazioni religiose tenute all'assistenza ai viaggiatori poveri (pievi, monasteri, ospizi per pellegrini), ma anche da svariati reperti archeologici riferibili a insediamento rustico romano e ad un sincrono percorso viario, come la stele scolpita di Ulpia Psiche, ritrovata alla pieve di Pastino insieme a numerosi mattoni manubriati e a esagonette pavimentali, il sepolcreto con 25 tombe di Casa Torre di Settefonti, i mattoni manubriati nell'abside della chiesa distrutta di S. Maria di Settefonti, quelli di Ca'Migliarina, le due fornaci per laterizi di Ca'Nova di Ronchino e numerosi altri. Dalla lettura della scheda compilata dalla Società A.G.S.M. si evince che non è stata presa in considerazione una vasta bibliografia che dimostra ormai senza ombra di dubbio l'esistenza della strada lungo il crinale Idice-Sillaro e la presenza lungo il suo tracciato di numerosi luoghi d'interesse storico-artistico o archeologico, che non sono riferibili ad un manufatto stradale ma attestano ugualmente il grande interesse culturale del tracciato. Si veda in proposito: P. Foschi, Ricerche di viabilità medievale: la via Flaminia "minore" e le strade del Savena, in "Atti dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna, Classe di Scienze Morali, anno 76°, Rendiconti", LXX (1981-1982), pp. 201-242 Eadem, La presunta Flaminia "minor" sul Monte Bastione, in “Nuèter”, 26 (dicembre 1987), pp. 50-53 Eadem, Flaminia "minore" e via dello Stale, due strade fra Bologna e la Toscana, in "Il Carrobbio", XIV (1988), pp. 162-184 Eadem, S. Giacomo. Un ospitale per pellegrini presso il ponte dell'Idice, Bologna 1990 Eadem, La viabilità medievale tra Bologna e Firenze, in La viabilità tra Bologna e Firenze nel tempo (Atti del Convegno di Firenzuola-S. Benedetto val di Sambro 28/9-1/10/1989), Bologna 1992, pp. 131-148 Eadem, Nuove scoperte documentarie per la via Flaminia minore, in “Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna”, n.s., XLV (1994), pp. 296-321 Eadem, cura del volume Le vie francigene e romee fra Bologna e Roma, Bologna 1999 e le pp. 17-76 nello stesso volume Eadem, Il confine fra Bologna e Firenze nella cartografia storica, in "Savena Setta Sambro", 19, II semestre 2000, pp. 3-9 Eadem, Il confine fra Bologna e Firenze fra XVII e XVIII secolo nella cartografia storica, in "Savena Setta Sambro", 20, I semestre 2001, pp. 35-40 Eadem, Le vie medievali fra Bologna e Firenze, in Il pellegrinaggio nelle valli dal Savena al Setta, Pianoro 2001, pp. 40-53 Eadem, Una nuova tappa di studi sulla via Flaminia minore, in "Il Carrobbio", XXIX (2003), pp. 19-36 |