eolico/documentazione

L'IMPIANTO EOLICO DI CASONI DI ROMAGNA
Le osservazioni d
el Comitato “Tutela Ambientale Alta Valle del Sillaro e dell’Idice”

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Alla Provincia di Bologna                                                                                        

Servizio Tutela ambientale – Ufficio VIA

Via Zamboni n. 8

40126 Bologna

 

E per conoscenza

Alla Regione Emilia-Romagna

Servizio valutazione impatto

e promozione sostenibilità  ambientale

Via dei Mille n. 21

40121 Bologna

 

 

 Bologna, 23 dicembre 2005

 

Oggetto:   Osservazioni ai sensi dell’art. 15, comma 1, del Titolo III della L.R. 18 maggio 1999, n. 9 come modificata dalla L.R. 16 novembre 2000, n. 35 nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) relativa al progetto di realizzazione di un impianto eolico nei comumi di Monterenzio e Castel del Rio, località Casoni di Romagna.

 

 

Il Comitato “Tutela Ambientale Alta Valle del Sillaro e dell’Idice”

PREMESSO CHE

 

-           con avviso  pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna (BUR) in data 9 novembre 2005 viene annunciato l’avvio del procedimento di VIA relativo al progetto di realizzazione di un impianto eolico nei Comuni di Monterenzio e Castel del Rio, localizzato in località “Casoni di Romagna”, presentato da AGSM Verona S.p.A.,

 

-           il progetto  prevede l’installazione di 19 aerogeneratori per la produzione di energia elettrica che sarebbero collegati alla rete elettrica nazionale tramite una linea elettrica di MT interrata da costruirsi fra i singoli aerogeneratori e la sottostazione ENEL esistente di San Benedetto del Querceto,

presenta le seguenti

 

OSSERVAZIONI

  • in primo luogo si devono evidenziare le difficoltà incontrate nel reperire copia degli elaborati progettuali, degli Studi  e delle tavole cartografiche allegate a causa dell’atteggiamento poco collaborativo da parte del Comune di Monterenzio ed in particolare della società proponente che ha sempre invocato il pericolo di spionaggio industriale e dei diritti di property, chiedendo al predetto Comune di non consegnare parti consistenti del progetto medesimo senza la preventiva autorizzazione;

  • il Comitato infatti non ha avuto il supporto magnetico (per opposizione della Società) se non con grave ritardo, e solo parzialmente, grazie all’interessamento dell’Ufficio VIA della Provincia di Bologna;

·       l’istruttoria pubblica promossa dall’Ufficio VIA della Provincia di Bologna ha avuto luogo il 19 dicembre 2005 a soli cinque giorni dalla scadenza prevista per la presentazione delle osservazioni al progetto; solo in tale occasione si è saputo che verranno tenute prossime riunioni in argomento per cui ci riserviamo di presentare eventuali integrazioni ed aggiornamenti;

·      chiediamo  se non desti perplessità il fatto che la Società proponente abbia affidato il compito di effettuare lo Studio di impatto ambientale alla stessa Società cui la Provincia di Bologna ha affidato la stesura del vigente Piano Energetico;

·      dall’esame del Progetto definitivo (elaborato relazione tecnica R4: linea di connessione del campo eolico in Media Tensione) risultano tre richieste di allacciamento di centrali eoliche, site nei comuni di Monterenzio (BO), Castel del Rio (BO) e Firenzuola (FI),  alla sottostazione elettrica ENEL di San Benedetto del Querceto da parte delle seguenti Società:

-    la Proponente AGSM Verona SpA: centrale eolica sita in località Casoni di Romagna, comuni di Monterenzio e Castel del Rio (BO), potenza 16 MW;

-    R.E. WIND srl: centrale eolica sita in Piancaldoli, comune di Firenzuola, potenza 13,5 MW.

-   GAMESA Energia  Italia SpA: centrale eolica sita nei comuni di Firenzuola e Monterenzio, potenza di 17 MW.

La zona sarebbe quindi interessata non da un solo impianto ma da ben tre impianti, ciascuno con un proprio cavidotto collegato alla Cabina Primaria di San Benedetto del Querceto, per complessivi n. 47 aerogeneratori e una potenza complessiva di 46,5 MW.

Pertanto si rende necessaria una valutazione cumulativa di tutti gli impatti, per ogni componente ambientale, relativa ai tre impianti eolici e ai tre collegamenti  elettrici;

·        Nelle considerazioni conclusive a pag 45 dell’elaborato R1 Relazione Generale del Progetto definitivo viene detto che Garanzie e misure di compensazione sono state concordate con i due Comuni anche successivamente alla convenzione votata dai due consigli comunali, convenzione che era stata sottoscritta dalla Società MF Power che poi ha ceduto il progetto a  AGSM. Riteniamo che il testo delle predette convenzioni debba essere presentato, come sono state allegate le due successive delibere di Giunta, per completezza e per maggiore trasparenza. Relativamente alle delibere di Giunta si fa presente che le stesse non sono un’integrazione delle convenzioni ma rappresentano solo delle richieste rivolte alla Società AGSM per le quali non risulta nel progetto alcun impegno formale ad accoglierle da parte della stessa. Infatti AGSM (punto 4. pag. 42 di R1) dichiara genericamente di prevedere sin dal Progetto Definitivo la “valutazione, di concerto con il Comune di Monterenzio, di alcuni lavori di miglioria ad infrastrutture locali quale misura di compensazione”. Relativamente alla richiesta del Comune di Monterenzio per l’asfaltatura della Via Selva Grande, la stessa risulta generica e imprecisa (si parla di 5 chilometri complessivi mentre la distanza della borgata dei Ronchi dalla provinciale è di gran lunga inferiore): mancano il progetto di esecuzione dei lavori, il relativo costo economico e i tempi di realizzazione. Riteniamo pertanto necessario che tutte le integrazioni alla convenzione vengano formalizzate e allegate al progetto e rese pubbliche.

·        I Comuni in occasione della cessione del progetto da MF Power ad AGSM avrebbero potuto esaminare la possibilità di recedere dalla Convenzione ma hanno, con la delibera sopra richiamata espresso gradimento per il passaggio del progetto ad AGSM, riconoscendo la comprovata affidabilità tecnica di quest’ultima, basata sulla sua esperienza nel settore idroelettrico, senza tener conto che la predetta Società nel campo dell’eolico industriale è alla sua prima esperienza.

 

*       l’area in argomento, a tessuto economico-sociale agricolo-forestale, appare  in gran parte ricoperta da pascoli e seminativi, in parte ricoperta da boschi ad alto fusto (es. quercia, roverella, castagni, ecc.) con sensibili presenze di fauna (cinghiale, capriolo, daino, cervo, tasso, istrice, volpe, falco pellegrino, lupo, pipistrelli, aquila reale, lanario e di sorgenti (Monte Cuccolo). Tutta la zona è sottoposta a vincolo idrogeologico paesaggistico e ambientale nonché a vincolo sismico. L’elevata presenza selvi-pastorale contraddistingue la zona; in effetti sono presenti alcune aziende agricole a indirizzo zootecnico con produzione biologica, che hanno contribuito alla crescita del patrimonio zootecnico regionale;

 

      *   in via generale sull’energia eolica

 Il Comitato con il sostegno del Comitato Nazionale Paesaggio, le delegazioni regionali e/o provinciali di Italia Nostra, Coldiretti,  C.I.A., LIPU, WWF, C.A.I. e Federcaccia) nonché di altre istituzioni, anche universitarie, intende porre alla Vostra attenzione la grave questione della proliferazione incontrollata delle centrali eoliche nel territorio nazionale. Appare inconcepibile che tali scelte possano essere adottate senza che vi sia una programmazione a monte che tenga conto del pericolo di veder sfigurati i più bei paesaggi dell’Appennino e soprattutto dell’opinione della gente che a fronte di numerosi disagi ha scelto di abitarvi. La nostra posizione è riassumibile in quanto segue:

 

1)     Sono diverse le aziende preposte all’istallazione di impianti industriali per la produzione di energia eolica che hanno fatto richiesta a vari comuni emiliani, senza che vi sia una regolamentazione regionale che ne disciplini l’ubicazione e quantifichi il contributo in produzione di energia eolica per il fabbisogno nazionale;

 

2)     La proliferazione incontrollata di tali centrali è ben accetta soltanto per tentare di sanare i magri bilanci di piccoli comuni, diventando di fatto una questione affaristica per le aziende extra regionali o di emanazione straniera che hanno il compito di piazzare le centrali in più comuni possibili. Tutto ciò ha poco a che fare con la risoluzione del problema energetico;

 

3)     Molti di questi impianti eolici verrebbero costruiti lungo crinali montuosi e collinari a danno della stabilità dei già fragili suoli e del paesaggio, attrattiva importante per il turismo verde che si dice di voler promuovere e diffondere nella nostra regione (in contrasto con quanto previsto dalla legge sulla montagna e dal principio dello sviluppo sostenibile in agricoltura). Il pesante impatto visivo diverrà prevaricante anche nei confronti dei comuni confinanti che hanno rifiutato o non hanno richiesto centrali eoliche nel proprio territorio;

 

4)     Per agevolare la costruzione delle centrali e la dislocazione dell’energia prodotta, diverrà necessaria la costruzione di nuove strade ed elettrodotti con ulteriori danni al paesaggio e alla fauna (discariche e cave abusive, incendi, bracconaggio, ecc.);

 

5)     Diverse centrali nascerebbero in prossimità di SIC (Siti di Importanza Comunitaria), SIN (Siti di importanza nazionale), SIR (Siti di Importanza Regionale). La presenza di torri eoliche in tali siti comprometterebbe areali riproduttivi e trofici a danno delle specie di mammiferi e di rapaci tutelati dalle Direttive comunitarie. Alcuni studi effettuati negli Usa e in Spagna hanno evidenziato il continuo ritrovamento di rapaci impattati durante il transito migratorio;

 

6)     Tali centrali incontrano quasi sempre l’opposizione delle popolazioni locali, degli agricoltori, delle associazioni del mondo culturale ed ambientalista nonché della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici e a quella ai Beni Archeologici, in quanto rappresentano un deturpamento della memoria storica e paesaggistica di un luogo;

 

7)     L’Unione Europea, in merito, si è ufficialmente pronunciata per una più incisiva tutela del territorio creando un’apposita Commissione Europea del Paesaggio;

 

8)     Gli aereogeneratori producono inquinamento acustico con picchi di 105 db, udibili anche a 6-800 metri di distanza e quindi apportano effetti dannosi sulla salute pubblica; producono altresì infrasuoni, onde sonore a bassa frequenza che si propagano a distanze molto maggiori di quelle delle alte frequenze, provocando  disturbi di tipo psichico e nervoso nelle persone;

 

9)     L’energia eolica industriale ha un costo eccessivo in termini di perdita di qualità ambientale in rapporto all’irrilevante quantità di energia prodotta. Si calcola che se venissero costruiti i 500 parchi eolici (circa 8000 torri!) progettati lungo l’Appennino, essi influirebbero solo del 1,3% sulla produzione energetica nel nostro Paese, insufficiente anche per gli obiettivi proposti dal Protocollo di Kyoto a fronte di una crescita esponenziale del fabbisogno che è dell’ordine del 3% annuale;

 

10)  Contro l’eolico selvaggio si sono pronunciate numerose associazioni nazionali e regionali e personalità del mondo della scienza e della politica come il Premio Nobel Carlo Rubbia, Carlo Ripa di Meana, Vittorio Sgarbi e Oreste Rutigliano.

 

        In merito a tali considerazioni  abbiamo pertanto invitato ripetutamente le autorità politiche locali  ad adoperarsi affinchè si approvi  un piano energetico regionale e venga rivisto quello provinciale  al fine di prevenire una proliferazione degli impianti eolici ed una loro collocazione in siti non idonei.

        A tale proposito proponiamo che vengano approvate delle Linee guida per il corretto inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale  al fine di evitare  che tale proliferazione possa, se non correttamente e rigorosamente regimentata, compromettere in modo irreversibile il profilo del paesaggio regionale inteso come bene primario del più complesso bene “ambiente” che è alla base di uno sviluppo eco-compatibile,  anche per agevolare il difficile compito dei valutatori che sovrintendono la procedura di VIA.

       In attesa di tali determinazioni si chiede la temporanea sospensione delle procedure previste per il rilascio delle autorizzazioni.

Proponiamo invece l’opzione solare (fotovoltaico) quale miglior scelta per il basso impatto visivo e la più conveniente produzione di energia pulita.

Senza dimenticare, il piccolo idroelettrico, il mini eolico e quelle energie alternative compatibili con la vocazione agricola dei territori interessati dai progetti delle centrali eoliche quali il biogas, le biomasse, il bioetanolo e la produzione di oli combustibili vegetali.

Desideriamo ricevere un segnale forte da parte delle istituzioni riguardo questi lucrosi giri d’affari, alimentati dal vuoto legislativo, in nome del diritto alla tutela del paesaggio (garantito dalla Costituzione), delle identità locali e dei valori storico-culturali e tradizionali che appartengono a tutti.

Teniamo a segnalarVi questo importante problema che rischia, se non arginato, di vedere presto il paesaggio naturale degli Appennini banalizzato e stravolto da una miriade di torri d’acciaio.

 

*   sotto il profilo metodologico:

-           manca l’analisi dell’intervisibilità, con allegata cartografia, e del grado di percezione dell’opera dai centri abitati di Monghidoro, Campeggio, Gragnano, Loiano, Castelnuovo nonché dalle altre numerose borgate, casolari e ville sparse della sponda sinistra dell’Alta Valle dell’Idice e di quella destra del Sillaro; pertanto dovranno essere associate le simulazioni grafiche e fotografiche dei citati punti sensibili;

-           non è stato tenuto conto di percorsi, sentieri, itinerari turistici, passeggiate che interessano molto più da vicino l’impianto provocando un impatto visivo assolutamente insopportabile e devastante che costringerà villeggianti, cercatori di funghi o di frutti selvatici, cacciatori o amanti della natura a disertare questi luoghi che non potranno più essere goduti e vissuti come meritano;

-           in numerosi esempi dei punti di osservazione  sono state messe in risalto situazioni  ambientali negative al fine di minimizzare gli effetti visivi prodotti dagli aerogeneratori che sono ben più impattanti. Ad esempio si è posto l’accento sulla presenza di tralicci e linee aeree elettriche e strade asfaltate.  In particolare un esempio è quello della foto scattata fra S.Benedetto e Quinzano dove si focalizza l’attenzione sulla discarica della TAV senza tenere in considerazione che a lavori finiti l’area risulterà verde ed alberata; oppure si pone l’accento sulla visibilità di una vecchia linea elettrica di piccole dimensioni senza minimamente preoccuparsi di pensare a quelle decine di volte superiori degli aerogeneratori;

-           da quasi tutti i punti di osservazione si evidenziano effetti negativi quali l’effetto massa, il disturbo della percezione degli elementi morfologici del paesaggio, l’effetto barriera, il disturbo nella visione della continuità del crinale, la disarmonia  causata dagli intervalli irregolari degli insediamenti o dall’accavallamento degli aerogeneratori, ecc., mentre nei casi di maggiore vicinanza e risalto anche delle componenti viene messo in luce l’interasse regolare o l’effetto armonico (sic!) dimenticando che la loro vicinanza mette invece in evidenza dimensioni che non si accordano assolutamente con il panorama e il territorio circostanti;

-            tutto ciò è dovuto a una progettazione che non ha tenuto conto di una maggiore distanza tra gli aerogeneratori, di considerare una diversa ubicazione degli stessi e di utilizzare aerogeneratori di dimensioni più ridotte;

-           capiamo che è economicamente meno interessante ma riteniamo che siano prevalenti le ragioni di un minore impatto ambientale possibile;

 

-           le indagini geologiche non sono conformi al decreto ministeriale dell’11.3.1988 (Ministero Lavori Pubblici:  norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione e l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno della terra e delle opere di fondazione – Gazzetta Ufficiale 1.06.1988, n. 127 supplemento);

-           mancano le sezioni geologiche a fronte delle limitate prove penetrometriche;

-           non è stata fatta nessuna indagine geologica nelle aree destinate alla sede degli aerogeneratori (piazzole);

-            la cartografia prodotta è inadeguata e insufficiente.  La carta del dissesto (R2.1) è in scala ridotta e incompleta (manca gran parte dell’area che interessa il comune di Castel del Rio e la zona di confine fra Monterenzio e Castel del Rio). Il posizionamento degli aerogeneratori e del cavidotto e delle prove penetrometriche   non è stato effettuato sulla carta geologica del dissesto dell’Appennino Emiliano-romagnolo (scala 1:10.000) come sarebbe stato più opportuno;

 

-            le interferenze di cantiere e di esercizio per quanto concerne rumore e polveri vengono enunciate in modo descrittivo e del tutto soggettivo, non suffragate da misure, modelli diffusivi o altro metodo oggettivo di valutazione;

-           manca una quantificazione e una distribuzione dei trasporti necessari alla realizzazione degli impianti: trasporti eccezionali con autoarticolati della lunghezza di 32 ml. (per le componenti delle torri, tronconi, pale e parti elettromeccaniche), attrezzature per il montaggio delle torri (gru), betoniere  per il trasporto del magrone e calcestruzzo (per la realizzazione delle basi degli aerogeneratori), camion per il trasporto di svariate migliaia di metri cubi di materiale inerte, stabilizzato, terra, pietrame, ecc. (per la realizzazione delle strade, delle piazzole, delle piste di accesso alle stesse e del riempimento dello scavo per il cavidotto nonchè dalla  modifica del tracciato della provinciale n. 35), mezzi di trasporto per le attrezzature necessarie alla posa dei cavi elettrici e delle bobine dei cavi stessi, ecc.. Tutto questo comporta dei problemi sulla viabilità anche della strada provinciale n. 7 dell’Idice, con disagio in particolare della frazione di Bisano; la provinciale n. 35 invece, oltre agli interventi già programmati dal Proponente, che creeranno un impatto sul suolo,  subirà dei danni per il numero ed il peso dei mezzi che la percorreranno. Si fa presente al riguardo che attualmente è presente all’imbocco della SP 35 sul ponte sull’Idice, nella frazione di Bisano, un segnale di divieto di accesso per autocarri e autotreni se non autorizzati, cartello che è “magicamente “ sparito nella fotografia pubblicata a pag. 7 del SIA – Quadro di riferimento progettuale;

-           non si tiene approfonditamente conto degli effetti dell’antropizzazione sugli     ecosistemi, con particolare riguardo alla fauna, alla viabilità, ai cantieri;

 

*   sotto il profilo progettuale:

 

-           il progetto dell’impianto eolico (potenza max pari a 19x0,85=16,15 MW) comprende l’installazione di n. 19 aerogeneratori (12 lungo il crinale principale a fianco della presunta Flaminia minor, 4 sul crinale minore che scende verso la Valle dell’Idice: Ca’ di Rotaro e Ca’ di Bertano, 3 sul sottocrinale di delimitazione delle sottovallate laterali di Rio Valletto – Rio di Quercioli) di una potenza unitaria di 850 kW. La loro altezza dal suolo potrà variare in funzione del modello di aerogeneratore scelto in fase di realizzazione tra 64 e 74 metri mentre il diametro del rotore potrà variare tra i 52 e i 58 metri. Prevede una viabilità nuova e da ripristinare, una rete interrata in media tensione, di collegamento fra gli aerogeneratori e fra questi e la sottostazione ENEL di San Benedetto del Querceto;

 

-           elenchiamo qui di seguito tutti gli elementi che, secondo noi, rendono assolutamente incompatibile l’impianto eolico in questione:

 

-           elementi del territorio:

-          aree di nidificazione e di caccia dei rapaci di pregio e di altri uccelli rari che utilizzano pareti rocciose e zone umide comprese in una fascia di rispetto di almeno 5 km.;

-          aree prossime a grotte utilizzate da popolazioni di chirotteri comprese in una fascia di rispetto di 5 km:;

-          aree corridoio per l’avifauna migratoria interessata da flussi costanti di uccelli nei periodi primaverili e autunnali come valico montano comprensivo di una fascia di rispetto di 2 km.;

-          corridoio di transito di grossi mammiferi (cinghiali, caprioli, daini, cervi e anche il lupo);

-           presenza a tre km di distanza del pS.I.C. La Martina, Monte Gurlano (IT 4050015) e a 1,15 km. da G16 del SIC Media Valle del Sillaro (Art. 3.7 del PTCP) e, in territorio toscano, a tre km. di distanza del  S.I.R. (pS.I.C.) n° 35 Passo della Raticosa Sassi di san Zenobi e Mantesca;

 

-           elementi del paesaggio:

-          presenza di zone boscate nelle aree destinate alla posa degli aerogeneratori G15, G16, G11 e G9 (bosco cespugliato), in quelle destinate alla realizzazione della viabilità ed anche del cavidotto per 280 ml. nel tratto iniziale della pista da realizzare per  accedere alle aree destinate agli aerogeneratori G17, G18, G19 e G20,  partendo dalla strada comunale dei Casoni di Romagna, fra G14 e G15 e nella zona degli interventi di ampliamento nn. 2 ,3 ,4 l’interessamento di aree in prossimità di compluvi e torrenti e 6 sulla S.P. 35 (Art. 7.2 del PTCP);

-           l’area interessata dalla posa degli aerogeneratori S2, S3, S4, G7, G8, G9, G11, G14 e G15 appartiene ad una zona di particolare interesse paesaggistico ambientale (Art. 7.3 del PTCP).

-           la zona dell’impianto interessa completamente tutto il tratto dell’antica Flaminia minor ed altre aree circostanti di interesse archeologico e storico (posto di guardia dello Stato Pontificio e lo Spedaletto) ; in particolare G5, G6, G7, G8, G9, G10, G11, G12, G13, G14, G15 e G16 ricadono sulla viabilità storica (Art. 8.5 del PTCP);

-           la presenza, ad una distanza da G11 di 1,15 km., da G10 di 1,22 km. e da G9 di 1,27 km. nella zona di Villa di Sassonero, di un calanco della superficie di circa un chilometro quadro e di un altro di dimensioni più ridotte (pochi ettari) che si trova ad una distanza di 0,9 km. da G16 e di 1,1 km. da G15, all’incrocio della SP 35 con la strada comunale che collega alla frazione di Savazza (Art. 7.6 del PTCP);

-             elementi dell’impianto:   

-           l’eventuale non conformità degli aerogeneratori alla “direttiva macchine” DPR 459/96;

-          mancanza di una idonea viabilità per l’accesso con i mezzi eccezionali necessari per il trasporto delle componenti degli aerogeneratori e con quelli occorrenti per la realizzazione delle piazzole destinate all’installazione degli aerogeneratori S2, S3, S4, G17, G18, G19 e G20;

-           presenza di unità abitative censite o abitate alla seguente distanza  secondo il seguente elenco:  Casoni di Romagna 500 ml da G10 e G11, Ca’ di Tavano 280 ml. da G5 e 310 ml. da G6, Cà dei Signori 450 ml. da G11, Cà di Bertano 80 ml. da G17, 200 ml. da G18, 320 da G16 e 350 da G19, Cà di Rotaro 40 ml. da G18, 130 ml. da G19, 160 ml. da G17 e 270 ml. da G20, Cà di Prugnolo 450 ml. da G20. Presenza in una fascia  fra i 500 e i 1500 metri delle seguenti unità abitative: Ca’ di Biasini, i Boschi (borgata), la Casetta, la Casetta dei Boschi, le Lagune (più unità), Ca’ dell’Uomo di Sopra, Cà dell’Uomo di Sotto, Vernolino, Cà Cella, l’Argirella, Cà dei Carti, Campo Urbano, Casa dei Gatti. I seguenti centri abitati si trovano rispettivamente a queste distanze: Villasassonero ml. 2250, Borgo Bisano ml. 2250, San Benedetto del Querceto ml. 2815, Giugnola ml. 3000, Piancaldoli ml. 3000, Quinzano ml. 3700.

-      Insufficienze progettuali e scelte non idonee:

-           le basi delle torri sono nella maggior parte dei casi a una distanza di  meno di 200 metri, le distanze minime sono 110, 120 e 125 metri.   Tenendo conto del diametro delle pale che è di 58 metri, si verificherebbe che nel caso della distanza minima di 110 metri, le pale verrebbero a trovarsi fra di loro a una distanza di soli 52 metri;

-           - tutto ciò comporta una eccessiva concentrazione per cui sarebbe opportuno e necessario rispettare una distanza minima di 300 metri fra una torre e l’altra e inoltre creare due gruppi distinti (max 10 aerogeneratori l’uno) ad una distanza l’uno dall’altro di minimo 1500 metri;

-           non  risulta che sia stata determina la gittata massima degli elementi rotanti nel caso di rottura accidentale né che siano state attuate protezioni o previste forme  assicurative per coprire i rischi derivanti da tali incidenti (al fine di garantire l’utilizzo senza rischi della strada comunale dei Casoni di Romagna e dell’intera zona dell’impianto da parte di persone ed animali);

-            la realizzazione della pista per S2, S3 e S4, l’allargamento per la strada di Ca’ di Bertano,  del cavidotto nei tratti di collegamento fra le torri e quello fra l’ultima torre e la Centrale, comporterebbe degli sbancamenti e dei lavori su aree in frana o classificate potenzialmente in frana nonchè montani che comprometterebbero gravemente nel  tempo la stabilità  dei terreni;

-           non sono state previste, per le opere di contenimento, ripristini mediante l’utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica;

-           la zona interessata dagli aerogeneratori è inserita in una più ampia area  quotidianamente utilizzata dall’Aeronautica militare, soggetta all’obbligo di segnalazione mediante le colorazioni bianche e rosse degli ostacoli; questo nella fase progettuale non risulta sia stato  valutato; inoltre la zona è utilizzata per il volo di elicotteri;

-           sarebbe  opportuno realizzare la linea elettrica interrata ad una profondità minima di 1,20 ml., protetta, accessibile nei punti di giunzione ed debitamente segnalata. Il  tipo di posa dovrebbe essere tale per cui in fase di dismissione i cavi possano essere recuperati senza dover riaprire lo scavo;

-           non è opportuno prevedere aerogeneratori le cui parti scomposte rendano necessario l’utilizzo di mezzi di trasporto eccezionali che comportino interventi e modifiche sulla viabilità ordinaria per consentirne il passaggio; bensì andrebbe privilegiata la scelta di aerogeneratori di dimensioni più ridotte;

-           il Proponente dovrebbe garantire quanto segue: la presenza del cantiere non deve precludere l’esercizio delle attività agricole dei fondi confinanti e la continuità della viabilità esistente; la regimentazione delle acque meteoriche sull’area di cantiere e la previsione di idonei accorgimenti che evitino il dilavamento della superficie del cantiere da parte di acque superficiali provenienti da monte; il ripristino della vegetazione con piante autoctone ed erba ossigenata per garantire la restituzione alle condizioni ante operam delle aree interessate (che altrimenti rischierebbero un sicuro inaridimento) e non più necessarie nella fase di esercizio; il ripristino della viabilità pubblica e privata utilizzata ed eventualmente danneggiata in seguito alle lavorazioni;

-           si rileva che gli interventi per la realizzazione dell’impianto verrebbero effettuati in aree da sottoporre alla valutazione o verifica del rischio frana, secondo i criteri dell’Autorità di bacino; in dettaglio:

-           -  G5, G10, G12, G13, G14, G15, G16 e il cavidotto dopo G20 per 1.100 ml. sono in    zona di tipo R2 (Rischio medio) e  G11 è in zona di tipo R1 (Rischio moderato),   Articolo 6.8 del PTCP (articolo 11 PSAI);

-           - S2, S3, S4, G7, G8, G9, G10, G12, G13, G14. sono in zona U.I.E. (Unità Idrogeomorfologica Elementare) non idonea ad usi urbanistici, Articolo 6.9 del PTCP (articolo 12 PSAI);

-            G5, G6, G11, G15, G16, G17, G18, G19, G20 sono in zona U.I.E. da sottoporre a verifica, Articolo 6.9 del PTCP (articolo 12 PSAI);

-           nella redazione del progetto non viene considerato con il dovuto approfondimento lo studio del vento della zona;  

-           sarebbe opportuno almeno poter conoscere in dettaglio le registrazioni effettuate (la loro durata, le date in cui sono state effettuate, la direzione e l’intensità del vento)  per sottoporle a studiosi “super partes” al fine di stabilire se i rilevi sono stati  fatti in numero sufficiente e se la ventosità misurata garantisce una produttività dell’impianto conveniente;

-           la qualità delle fotosimulazioni lascia a desiderare: le pale vengono sempre proposte su uno sfondo grigio del cielo per cui risultano mimetizzate; ben diverso risulterebbe l’effetto sullo sfondo azzurro di un cielo sereno;

-           dobbiamo considerare inoltre che, pur essendo di ultima generazione o quasi, le pale eoliche che verrebbero installate provocano un rumore che potrebbe arrivare ad alcuni chilometri di distanza (in proposito provvederemo in seguito a presentare studi effettuati  su questa materia);

-           dalla documentazione presentata dal Proponente non risulta che sia stato effettuato il monitoraggio del rumore nelle aree limitrofe ai progettati generatori eolici. Si  chiede di fornire indicazioni sufficienti a valutare l’impatto acustico globale degli impianti in progetto. Si chiede di realizzare inoltre, a cura dell’ARPA, un monitoraggio acustico ante operam presso le seguenti abitazioni e località: Cà di Tavano, Casoni di Romagna, Cà dei Signori, Cà di Bertano, Cà di Rotaro, Cà di Prugnolo, Cà di Biasini, Boschi, Casetta, Casetta dei Boschi, Lagune, Cà dell’Uomo di Sopra, Cà dell’Uomo di Sotto, Vernolino, Cà Cella, Argirella, Cà dei Carti, Campo Urbano, Casa dei Gatti, Villa di Sassonero e Borgo Bisano, San Benedetto del Querceto;

-           manca il progetto finanziario  della realizzazione dell’impianto eolico;

-      Effetti negativi:

-           nella frazione di San Benedetto del Querceto sono stati recentemente ultimati i lavori di ampliamento della Sottostazione ENEL per l’alimentazione del futuro Treno ad Alta Velocità. Tali lavori hanno portato ad un sovradimensionamento della stessa. Attualmente  la linea TAV non è ancora funzionante. Si fa  presente comunque che un ulteriore aumento (seppure limitato) del suo potenziamento con l’inserimento dell’energia prodotta da uno o più impianti eolici, è inopportuno perché, in futuro, a TAV funzionante, andrebbe ulteriormente ad aggravare una situazione che già da ora si prevede a rischio per la salute pubblica, a causa dell’alta concentrazione di elettrosmog che si verificherà (nella zona esistono già, fra l’altro, diversi elettrodotti ad alta tensione: 132 kV);

 

-           si chiede che vengano presi in considerazione i danni economici e sociali che si prospettano nell’intero comprensorio con l’eventuale posizionamento della centrale industriale eolica nel sito proposto e ciò secondo le previsioni della Direttiva n. 85/337/CEE (sulla Valutazione di Impatto ambientale) che impone di individuare, descrivere e valutare in modo appropriato gli effetti di un progetto sull’uomo, la fauna, la flora, il suolo, l’acqua, l’aria, il clima, il paesaggio e le interazioni tra tutti questi fattori. Nel comprensorio  in questione, tra le popolazioni, la loro vita ed il paesaggio, l’interazione è chiara: se si abbatte il valore del paesaggio, quanto varranno in meno tutti gli immobili esistenti nell’Alta Valle del Sillaro e dell’Idice? E quale sarà il lucro cessante delle attività imprenditoriali già esistenti legate al turismo, all’accoglienza, alla ristorazione nonché alle attività agricole e agrituristiche?

-           non emergono vantaggi per le Collettività locali interessate, non sono previsti nuovi posti di lavoro duraturi. Al contrario, verrebbero posti in serio dubbio dalla realizzazione della centrale eolica lo sviluppo di alcuni programmi di crescita economico-sociale mediante l’accorta valorizzazione di risorse naturali e storico-archeologiche.

 

 

 

 

Per tutte le precedenti osservazioni riteniamo che il progetto dell’impianto eolico ai Casoni di Romagna vada rigettato.

Non vi è dubbio che è unanime il consenso nella ricerca e sviluppo di fonti energetiche alternative quale quella eolica, ma tale “nobile” consenso non deve assolutamente porsi in contrasto o peggio, pregiudicare un territorio ad alta valenza ambientale, agricola, turistica e storico-archeologica.

Gli insediamenti eolici debbono e possono essere realizzati con modalità compatibili con l’ambiente – nel rispetto delle popolazioni residenti e “fatti salvi i diritti dei terzi “ – ma necessitano evidentemente di studi preliminari e sufficientemente approfonditi per individuare aree idonee escludendo quelle a spiccata valenza ambientale come quella individuata per l’impianto eolico dei Casoni di Romagna.

 

 

Per il Comitato Tutela Ambientale Alta Valle del Sillaro e dell’Idice

Raffini Goffredo

 

 

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Referente a Bologna: Paolo Bernasconi

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