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Risulta che le procedure dirette ad ottenere una valutazione
positiva di impatto ambientale sono tre, alcune delle quali ancora
in fase istruttoria. La circostanza che esse, ancorché dirette ad
essere integrate per la formazione di un unico parco eolico, siano
state presentate separatamente induce a ritenere che in tal modo si
sia voluto aggirare l’esigenza di valutazione di più penetranti
requisiti in relazione al maggiore impatto che sarebbe stato reso
evidente dalla rappresentazione di un parco unico formato da oltre
50 rotori. L’esigenza di omogeneizzazione delle caratteristiche
esteriori di queste costruzioni e la diversità degli effetti
(visivi, acustici, ambientali, etc.) sul territorio determinati
dalla somma dei tre distinti interventi ne impone necessariamente
una valutazione complessiva;
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La richiesta della società GAMESA intesa alla concessione della
V.I.A. elude gli effetti complessivi sopraevidenziati facendo
riferimento ad un impianto di soli 19 generatori. Peraltro occorre
verificare se la diversa dimensione complessiva degli interventi non
tenda ad eludere addirittura procedure diverse comportanti
valutazioni di portata nazionale od europea. L’incompletezza
per tali motivi delle relazioni tecniche allegate rende la richiesta
inaccoglibile;
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Nella valutazione del complessivo impatto occorre tener presente che
è prevista la costruzione di torri dell’altezza di 50 metri l’una
(80 con le pale, equivalente ad un palazzo di 20 piani), mentre le
torri eoliche normalmente costruite in altri siti sono generalmente
dell’altezza di 30 metri L’impatto è ulteriormente accentuato
dalla intensità della allocazione, essendo prevista una distanza di
circa 70 metri l’una dall’altra, in modo tale, da coprire il
crinale in modo continuo per circa 3,5 km
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Le pali insistono su delle piattaforme di cemento armato ciascuna di
25/30 metri, il che comporta la cementificazione del crinale per la
stessa lunghezza. Tale cementificazione sarà necessariamente
accentuata dal carattere calancoso di tutto il versante del Sillaro
sul quale le torri sono destinate ad essere posizionate;
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La stessa ditta Gamesa nella richiesta di V.I.A presentata alla
Regione E.R. in relazione a 19 pale eoliche dichiara che buona parte
degli impianti insistono sul pSIC (SIR 35 per la Toscana)
"Passo della Raticosa, Sassi di San Zenobi e della Mantesca"
(IT514001), che è un sito incluso nell’elenco delle aree
dichiarate non opportune per la realizzazione di impianti eolici, in
base ai contenuti delle Linee Guida regionali (Regione Toscana,
Giunta Regionale, 2004). Ogni iniziativa diretta alla creazione
del parco eolico su questo territorio entra in contrasto, quindi,
con valutazioni già assunte dalla Regione Toscana e sarebbe
gravemente viziata da eccesso di potere se non adeguatamente
motivata;
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Gli impianti inoltre verrebbero a trovarsi al confine di due parchi
naturali (il parco La Martina in provincia di Bologna d analogo in
provincia di Firenze) ed interferirebbero con aree incluse nella
classe di più alto valore naturalistico complessivo a fini
faunistici (CTR 1.5.00 della Regione Emilia Romagna, n.238131 La
Tomba, 238133 Frassineto e 238144 Il Rio – v.Casini e Gellini,
1998);
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Studi ed esperienze svolte in varie parti del mondo hanno dimostrato
che gli impianti eolici determinano la morte di migliaia di uccelli.
In particolare il dossier "Lekuona", basato su un
monitoraggio annuale realizzato censendo gli animali rinvenuti morti
alla base di 368 turbine eoliche in Navarra., segnala la morte di :
409 Grifoni, 24 altri rapaci, 650 Pipistrelli e 6.450 piccoli
uccelli (si rinvia in proposito alle osservazioni inviate alla
Regione Emilia Romagna dalla locale Associazione degli Ornitologi).
E’ evidente, quindi, che la costruzione di un fronte di pale lungo
3,5 km a maglie strettissime determinerebbe inevitabilmente lo
sterminio di tutte le specie avicole della zona, le quali imboccando
la valle del Sillaro non troverebbero agevolmente una via d’uscita
o si allontanerebbero definitivamente dalla zona;
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Le pale determinerebbero peraltro anche un danno irreversibile ai
territori di caccia Firenze 4 e Bologna 3, alle aziende faunistiche
che operano nella zona (Aziende Faunistiche Venatorie "La
Martina" e "Piccola Selva") ed interferirebbero con
il "passo della colombaccia" che costituisce da secoli una
attività venatoria cui i cacciatori della zona sono storicamente
legati;
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Nella richiesta di V.I.A. la ditta Gamesa denunzia anche una
rumorosità di 60 decibel in relazione alla presenza di 19 rotori,
sfuggendo alla esigenza di evidenziare l’effetto costituito dalla
sommatoria del rumore determinato da oltre 50 pale e la circostanza
che il rumore sarebbe avvertito senza soluzione di continuità
anche di notte e senza interruzione come un ronzio continuo. Nella
relazione allegata alla richiesta di V.I.A. si afferma
esplicitamente che: "l’incremento di rumore, dovuto ad un
complesso di apparati, è ridotto [vale a dire subisce l’influenza]
dal modo in cui tali rumori si sommano e dalle distanze tra un
apparato e l’altro". Ebbene nella relazione viene eluso l’effetto,
pur ritenuto significativo, dovuto alla sommatoria di oltre 50
rotori ed alla limitatezza della distanza tra l’uno e l’altro
apparato.
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Il ronzio, anche se risultasse lieve, interverrebbe come fattore di
novità, destinato a mutare radicalmente le caratteristiche del
luogo. Esso è destinato ad amplificarsi verso l’abitato di
Piancandoli e le case poste sull’altro versante della valle per
effetto della propagazione lineare, della limitata distanza dell’altro
versante in linea d’aria e per l’effetto amplificatore
determinato dalla particolare conformazione della valle. Tale
inquinamento acustico – che non è possibile misurare con i
parametri delle città e dei centri densamente abitati - ma per l’effetto
che determina su un sito tradizionalmente e storicamente destinato
ad essere silenzioso.Verrebbe compromessa l’estrema silenziosità
del sito e la possibilità di ascoltare, in ore notturne,
esclusivamente il silenzio alternato con i suoni del bosco, che ne
costituisce una caratteristica ambientale unica.
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Risulta non rispondere a verità quanto affermato nella relazione
della ditta Gamesa, che il rumore si rifletterebbe su una zona priva
di insediamenti abitativi. In particolare la mia abitazione e quella
di Roco di Sopra si trovano sull’altro versante della valle quasi
all’altezza degli impianti e ne subirebbero direttamente gli
effetti acustici che sarebbero comunque causa di danno rilevante,
anche se risultassero di dimensione limitata;
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Dovrà inoltre essere creata una centrale di trasformazione dell’energia
prodotta che necessariamente determinerà un inquinamento magnetico
destinato a riversarsi sulla parte abitata posta sull’altro
versante. La limitatezza dichiarata dell’inquinamento magnetico
viene riferita ai singoli progetti e non calcolata sul complesso
degli impianti previsti.
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Nella richiesta di V.I.A. della ditta Gamesa inoltre sono allegate a
scopo esemplificativo, al fine di dimostrare il limitato impatto
visivo, delle foto di siti su cui insistono un limitato numero di
pale eoliche, di dimensioni inferiori e poste a distanza molto
maggiore l’una dall’altra. Al contrario l’intensità degli
impianti determinata dai tre insediamenti è tale da capovolgere
completamente il paesaggio. Non vi sarà più un crinale collinare
da vedere, ma solo una cementificazione continua con delle pale di
dimensione sproporzionata senza soluzione di continuità. Quindi il
paesaggio sarà completamente ed irrimediabilmente alterato.
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Nella richiesta di V.I.A. della ditta Gamesa, ne è previsto un
eventuale smantellamento, circostanza che induce a ritenere che il
relativo esercizio sia stato previsto solo in relazione alla
possibilità di utilizzare determinate agevolazioni economiche
favorevoli, venute meno le quali ne potrebbe seguire lo
smantellamento senza che sia più possibile ripristinare lo status
quo ante dal punto di vista ambientale, dal momento che la
compromissione dell’habitat avrà definitivamente cagionato l’allontanamento
di specie animali, le caratteristiche degli insediamenti umani e
sconvolto l’equilibrio socio economico della zona;
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Si ritiene che il territorio del comune di Firenzuola con queste
iniziative venga appesantito ulteriormente da un notevole carico di
alterazioni sul territorio e sull’ambiente (accertata distruzione
di parte delle falde idriche) sia per il periodo di costruzione che
di gestione, dopo che già da alcuni anni è stato devastato dai
cantieri della TAV, che hanno già completamente alterato le
caratteristiche originarie di appetibilità turistica ed ambientale
del territorio e la vocazione socio economica dei suoi abitanti. La
sommatoria degli effetti di alterazione di questa iniziativa su
quella precedente (TAV) va anch’essa valutata in relazione agli
effetti aggiuntivi che è destinata a determinare.
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Il comune di Firenzuola e le province coinvolte dalla TAV e dal
parco eolico dovranno porsi anche il problema di quale sarà il
destino e la vocazione economica dei territori dopo che i cantieri
saranno chiusi e gli abitanti non potranno più trarre vantaggio
dalle nuove attività economiche intraprese collegate all’apertura
dei cantieri;
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Gli interventi che le ditte costruttrici indicano come tendenti ad
annullare o attutire l’impatto ambientale sono irrilevanti e non
potranno assolutamente annullare i danni arrecati all’ambiente ed
al territorio. E’, inoltre, pacifico che ove gli impianti
venissero dismessi non vi potrebbe essere un ritorno alla situazione
quo ante.
Lo
scrivente è uno strenuo sostenitore della necessità di ricorrere
alle fonti alternative di energia, ma questa politica deve essere
eseguita sulla base di modalità ispirate agli stessi principi
ambientalistici che ne costituiscono la ragion d’essere: non si può
e non si deve tradurre nella compromissione del territorio, posto che
è possibile creare insediamenti eolici con modalità compatibili con
l’ambiente e non vi sono ragioni – se non di puro profitto – per
eseguire una concentrazione sovrabbondante di impianti solo
eufemisticamente denominata "parco".
Le
decisioni che saranno assunte in proposito sono molto importanti
perché, a fronte di una nuova modalità di concentrazione di impianti
eolici, rischiano di aprire una falla irrimediabile nella politica
ambientalistica del paese.
Le
istanze che rappresento a nome della comunità dell’Alta Valle del
Sillaro sono quelle di veder rispettata una identità ambientale molto
particolare coniugandola, e non già subordinandola, con quelle pur
rispettabili e doverose della ricerca di fonti di energia alternativa.
La
presentazione di tre distinti progetti, presentati come autonomi l’uno
dall’altro, consente di ritenere che non esistano esigenze tecniche
ed economiche imprescindibili per l’approvazione di tutti e tre gli
interventi, ed autorizza a trarre la conclusione che sia
funzionalmente possibile ed economicamente praticabile la
realizzazione autonoma di uno solo di tali progetti. Nell’ipotesi
in cui venga accolta la richiesta di questo primo impianto si chiede
che sia espressamente esclusa la possibilità che ad esso ne facciano
seguito altri e che siano comunque imposte condizioni atte a renderne
l’impatto ambientale meno gravoso.
Fiducioso
dell’attenzione delle Amministrazioni in indirizzo, porgo distinti
saluti