| Sull´eolico
toscano... è patana: in 7 anni installati solo 30
Mw |
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LIVORNO.
L’architetto Fabio Zita è il
responsabile del settore Valutazione di
impatto ambientale della Regione Toscana e
lui meglio di chiunque altro può aiutarci
a ricomporre il puzzle, per la verità in
gran parte ancora da costruire,
dell’eolico toscano.
Zita, qual è oggi la potenza eolica
installata in Toscana e quali sono gli
obiettivi della regione?
«La potenza effettivamente installata
oggi dovrebbe essere intorno a 30
megawatt. E’ difficile essere più
precisi perché alcuni impianti eolici già
autorizzati in realtà non sono stati
ancora costruiti. Comunque diciamo che i 6
parchi già oggi realizzati o realizzabili
perché hanno ottenuto l’autorizzazione
con esclusione della Via, sarebbero in
grado di produrre circa 60 megawatt. Per
quanto riguarda il Pier anch’io so che
c’era questa proposta di portare
l’obiettivo a 400 megawatt».
Il suo è un osservatorio privilegiato:
è credibile un obiettivo del genere?
«Partiamo molto in basso, perché il
fatto che in 7 anni siamo arrivati ad
appena una trentina di megawatt è un
segno chiaro e tangibile che la Toscana ha
grossissime difficoltà, derivate in gran
parte dall’assenza di una pianificazione
vera, ma anche dalla concentrazione delle
proposte in ambiti di alto valore
paesaggistico, perché purtroppo si è
scoperto che il vento in Toscana c’è ma
c’è dove ci sono anche altre risorse
come il paesaggio e la natura. Quello del
Pier quindi sarà un obiettivo politico,
che però avrà poca attinenza con la
realtà».
Quali sono oggi le procedure da seguire
per realizzare un impianto eolico in
Toscana?
«Dunque in Toscana si è cominciato a
parlare di eolico nel 2000. Da allora
abbiamo valutato o con procedure di
verifica o con procedura di Via 23
progetti. Di questi, 3 sono già stati
archiviati, mentre ce ne sono 2 che hanno
avuto una pronuncia di compatibilità
negativa. Un progetto bocciato è
localizzato in realtà in provincia di
Bologna e noi abbiamo dato un parere non
favorevole rispetto a una valutazione di
incidenza nel nostro territorio. In realtà,
anche se il nostro papere sarebbe
vincolante, Bologna ha dato l’ok e la
questione ora è sul tavolo dell’Unione
europea. Nello stesso modo un nostro
progetto è stato invece sospeso per la
valutazione contraria da parte
dell’Emilia Romagna, mentre 6 progetti
sono passati con esclusione dalla Via ma
sempre con prescrizioni e limitazioni, che
una volta ottemperate otterranno
l’autorizzazione. Tutto il resto è in
corso attualmente di valutazione».
Perché per alcuni progetti è
richiesta la Via e per altri no?
«La legge stabilisce che se il parco
eolico si trova anche solo in parte dentro
un sito di importanza comunitaria (Sic) va
automaticamente sotto procedura di Via».
Il progetto del Carpinaccio, nel comune
di Firenzuola, non rientra in un Sic ma è
stata richiesta ugualmente la Via, e
successivamente anche un monitoraggio di
18 mesi sugli impatti sull’avifauna.
Perché?
«Dunque il Carpinaccio è partito con una
procedura di verifica. Siccome il progetto
da 19 aerogeneratori è praticamente
incastonato dentro il Sic abbiamo ritenuto
necessaria la Via. Anche perché si tratta
dello stesso Sic per il quale la Toscana
aveva dato parere negativo al progetto
emiliano, che era oltretutto molto più
distante dai confini del sito di interesse
comunitario. Successivamente quindi per
Carpinaccio ho fatto un decreto
trasferendo il procedimento a valutazione
di impatto ambientale con una serie di
motivazione che si basavano anche su
alcune carenze progettuali: per esempio
mancava proprio il monitoraggio degli
impatti sull’avifauna che è previsto
anche da norme internazionali. Monitoraggi
del genere vanno sempre fatti quando c’è
un Sic nelle vicinanze e con certi tipi di
caratteristiche. Le faccio un esempio
pratico: noi in Toscana abbiamo un’unica
coppia di aquile reali e abbiamo dovuto
bocciare un altro progetto perché c’era
il rischio concreto che le pale ne
uccidessero un esemplare».
Come è possibile che mentre per un
impianto eolico è prevista la Via, per
una centrale a biomasse da 50 megawatt sia
sufficiente una determina dirigenziale,
come quella che ha dato il via libera
all’impianto da 22Mw di Piombino?
Oltretutto una centrale che utilizzerà
non biomasse da filiera corta ma oli
vegetali provenienti da altri continenti?
«La legge regionale stabilisce che gli
impianti a biomasse siano sottoposti dalla
Provincia a procedura di verifica per
stabilire se devono andare alla Via, solo
quando la produzione di energia è
superiore a 50 Mw. Quindi in tutti gli
altri casi è possibile anche avere una
determina dirigenziale. Del resto mi
sembra di ricordare che anche il 152
(testo unico sull’ambiente) non preveda
che le biomasse siano sottoposte a nessun
tipo di procedura. E per quanto riguarda
la questione della filiera corta, si
tratta soltanto di una definizione
politica da cui non discende la necessità
di applicare una legge in un modo o in un
altro». |
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