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10 luglio 2002 n. 259
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ENERGIA: IL VENTO NON INQUINA,
LE TORRI EOLICHE SI
Venerdi 12 luglio conferenza stampa al Ministero dei Beni
CulturaliUna autostrada lunga oltre 500 chilometri delimitata da
torri alte fino a 100 metri che attraversa la penisola segnando
in modo indelebile i caratteri culturali, economici, turistici e
paesaggistici del territorio circostante senza peraltro
determinare effetti significativi sul risparmio energetico e
sull’inquinamento atmosferico. E’ questo lo scenario che si
prospetta nei prossimi anni se i progetti in cantiere per
l’installazione di nuovi impianti per la produzione di energia
eolica venissero realizzati in mancanza di ogni elemento di
pianificazione e di controllo amministrativo.
Venerdì 12 luglio alle ore 11,30, il Ministro per i Beni e le
attività culturali, on.le Giuliano Urbani, il Ministro
dell'Ambiente e della tutela del territorio, on.le Altero
Matteoli, il Presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio,
Carlo Ripa di Meana e il Presidente della Coldiretti Paolo
Bedoni terranno una Conferenza stampa su: "Gli impianti per
l'energia Eolica e la difesa del paesaggio italiano". La
Conferenza stampa si terrà presso il Ministero per i Beni e le
Attività Culturali (Salone del Ministro II piano) Via del
Collegio Romano, 27
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19 luglio 2003 n 296
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ENERGIA: ALTERNATIVE;
COLDIRETTI, LA LUCE MEGLIO DEL VENTO
Dalla luce e con il riciclaggio dei prodotti naturali è
possibile produrre energia rinnovabile senza aggredire in modo
indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e
paesaggistici del territorio con costi economici ed ambientali
incalcolabili, come accade invece con l’energia eolica. E’
quanto afferma la Coldiretti in riferimento all'incontro dei
Ministri dell'unione Europea in corso a Montecatini. In assenza
di una attività di pianificazione e di controllo amministrativo
- sostiene la Coldiretti - il proliferare di torri eoliche alte
fino a 100 metri determina un effetto di dequalificazione
ambientale, economica e sociale del territorio che si estende
ben oltre i luoghi di insediamento e che colpisce anche il
settore agricolo le cui produzioni di qualità si legano sempre
più ai luoghi di origine e alle caratteristiche paesaggistiche
e che trova nell’attività agrituristica una importante fonte
di reddito proprio nelle aree interne del Paese. La necessaria
strada per lo sviluppo delle energie rinnovabili - precisa la
Coldiretti - va quindi ricercata altrove con lo sviluppo del
solare, del fotovoltaico delle biomasse e dei biocarburanti. L'
energia fotovoltaica - riferisce la Coldiretti - è affidabile e
in termini di bilancio ambientale complessivo ma soprattutto, a
differenza dell’eolico, produce più energia quando in estate
sono maggiori i rischi di black out. La produzione di energia
elettrica con questo sistema permette un consistente risparmio
di combustibili fossili: per ogni KWh ottenuto da fotovoltaico
si risparmiano 222 grammi di gasolio impiegato nelle centrali
termoelettriche e quindi si evita l'emissione in atmosfera di
0,79 kg di CO2. L’installazione di pannelli solari sul tetto
di una stalla può garantire la disponibilità di energia
elettrica per il consumo di una intera famiglia. Ma nonostante
in Italia, rispetto alla Germania, si abbiano potenziali solari
doppi o tripli rispetto a quelli tedeschi. in tutto il
territorio nazionale sono stati installati pannelli solo per 1
MW di potenza, contro gli 81 della Germania e i 135 del
Giappone. Non c’è dubbio - precisa la Coldiretti che i costi
attuali del fotovoltaico non consentono al sistema di porsi in
competizione con le fonti energetiche tradizionali e con le
altre rinnovabili ma una corretta analisi costi benefici deve
considerare anche gli impatti sul territorio e sulla qualità
della vita e su questi obiettivi strutturare il sistema degli
incentivi. Un'altra alternativa è rappresentata - continua la
Coldiretti - dall’utilizzo delle biomasse che consentono di
produrre energia dal riciclaggio di prodotti naturali come i
residui di lavorazione del legno e che, per tecnologia di
utilizzo, sono più simili ai combustibili fossili tradizionali
ma non comportano nessun incremento in atmosfera di anidride
carbonica. Una opportunità resa possibile in Italia dalla
disponibilità di superfici boschive che per oltre 400.000
ettari - precisa la Coldiretti - potrebbe permettere in alcune
aree del territorio montano un utilizzo sostenibile delle
risorse locali e rappresentare con la raccolta del legno una
forma di integrazione del reddito delle imprese contro lo
spopolamento i rischi di incendio. Da un ettaro di canna comune
delle aree golenali - conclude la Coldiretti - è possibile
produrre biomasse sufficienti a scaldare tre appartamenti di 100
mq o energia elettrica per le esigenze di una intera famiglia.
LE ALTERNATIVE
LE TORRI EOLICHE
Sono alte fino a 100 metri con pale di 30 metri ed in grado di
erogare una potenza fino a 1 MW.
IL FOTOVOLTAICO
Pannelli posti sui tetti di enti pubblici come le scuole ma
anche dei privati come imprese industriali e agricole come le
stalle.
LE BIOMASSE
Impianti integrati con la filiera della lavorazione del legno o
che utilizzano residui delle industrie alimentari o colture
energetiche dedicate.
Fonte: Elaborazione Coldiretti
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12 giugno 2002 n. 266
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COLDIRETTI COMITATO NAZIONALE
DEL PAESAGGIO
COMUNICATO CONGIUNTO
ENERGIA: IL VENTO NON INQUINA, LE TORRI EOLICHE SI
Arrivare a produrre con il vento l’1,2 % del totale
dell’energia consumata in Italia, riducendo di solo l’1,6 %
le emissioni totali di anidride carbonica equivalente,
attraverso l’installazione di oltre 5000 torri eoliche alte
fino a 100 metri, non vale la pena se questo significa aggredire
in modo indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e
paesaggistici del territorio con costi economici ed ambientali
incalcolabili per il Paese, rappresentati idealmente da una
autostrada lunga oltre 500 chilometri che corre lungo la dorsale
appenninica. E’ quanto sostengono il Presidente della
Coldiretti Paolo Bedoni e il Presidente del Comitato Nazionale
del Paesaggio Carlo Ripa di Meana intervenuti alla conferenza
stampa con il Ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani e il
Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli su “Gli impianti per
l’energia eolica e la difesa del paesaggio italiano” dove si
è tornati a parlare dopo 17 anni dalla legge Galasso di tutela
ambientale e di valore del paesaggio. In assenza di una attività
di pianificazione e di controllo amministrativo - sostengono
Bedoni e Ripa di Meana - la presenza di questi apparati
industriali determina un effetto di dequalificazione ambientale,
economica e sociale del territorio che si estende ben oltre i
luoghi di insediamento e che colpisce anche il settore agricolo
le cui produzioni di qualità si legano sempre più ai luoghi di
origine e alle caratteristiche paesaggistiche e che trova
nell’attività agrituristica una importante fonte di reddito
proprio nelle aree interne del Paese. Ferma restando
l’importanza del potenziamento delle energie rinnovabili, che
va ricercata prioritariamente nello sviluppo del solare, del
fotovoltaico delle biomasse e dei biocarburanti - affermano Ripa
di Meana e Bedoni - occorre valutare criticamente la
sostenibilità dell’installazione degli impianti eolici sulla
dorsale appenninica, nelle aree interne peninsulari e nelle
isole, con particolare riguardo ai territori vincolati dalla
normativa statale sui beni paesaggistici, ai territori facenti
parte di aree protette in vario modo da norme di protezione
ambientale statali, regionali ed europee e infine ai territori
di tipo agro-silvo-pastorale utilizzati per attività agricole,
di allevamento e di agriturismo o interessati da produzioni
tipiche e di qualità. Chiediamo al Governo - continuano Bedoni
e Ripa di Meana - che sia negato il nulla osta ministeriale per
le centrali da installare in territori vincolati dalla normativa
sui beni paesaggistici e a quelli facenti parte di aree protette
e che si favorisca lo sviluppo di altre forme di energia
rinnovabile come il solare, il fotovoltaico, le biomasse e i
biocarburanti anche con una normativa ispirata al modello
tedesco che, mediante la diversificazione degli incentivi, metta
tutte le fonti rinnovabili sullo stesso piano, in attesa della
quale è necessaria una moratoria all’insediamento di nuove
centrali eoliche.
IL BILANCIO DELL’ENERGIA EOLICA IN CIFRE
Situazione attuale
- Installate 1000 torri eoliche per una potenza massima di 700
MW;
- Prodotta energia per 1,5 miliardi di KWh all’anno (*) pari
allo 0,5 % dell’energia elettrica totale consumata in un anno
(300 miliardi di KWh) e allo 0,17 % del totale dell’energia
(carburanti, riscaldamento, ecc.);
- Riduzione delle emissioni di circa 1,1 milioni di tonnellate
di anidride carbonica equivalente, pari allo 0,23% del totale
delle emissioni di anidride carbonica (470 milioni di tonnellate
all’anno);
Situazione futura
- Installate 5000-7000 torri eoliche per una potenza massima di
5000 MW ;
- Prodotta energia per 11 miliardi di KWh all’anno (*) pari al
3,7 % dell’energia elettrica totale consumata in un anno (300
miliardi di KWh) e all 1,2 % del totale dell’energia
(carburanti, riscaldamento, ecc.);
- Riduzione delle emissioni di circa 7,7 milioni di tonnellate
di anidride carbonica equivalente, pari all’ 1,6% del totale
delle emissioni di anidride carbonica (470 milioni di tonnellate
all’anno);
(*) Si considera una funzionalità equivalente a pieno regime
pari a 2200 ore/anno
Fonte: Comitato Nazionale del Paesaggio/Coldiretti
LE TORRI EOLICHE
Sono alte fino a 100 metri con pale di 30 metri ed in grado di
erogare una potenza fino a 1 MW. Mentre in Europa esistono già
molte centrali operative off-shore (in mare) con rendimenti
superiori, in Italia non esistono impianti eolici off-shore.
LE RICHIESTE PER CENTRALI DIVISE PER REGIONE
(10-30 TORRI PER CENTRALE)
Sardegna 92
Sicilia 78
Calabria 63
Basilicata 48
Campania 39
Puglia 35
Toscana 34
Umbria 32
Abruzzo 29
Molise 18
Marche 16
Emilia Romagna 13
Lazio 10
Liguria 5
Piemonte 3
Lombardia 2
Friuli Venezia Giulia 1
TOTALE 518
(*) Dati riferiti al 31 marzo 2002 e relativi solo a impianti
superiori a 10 MW
Fonte: Comitato Nazionale del Paesaggio
LE LOCALIZZAZIONI
Il via libera alle richieste sarebbe paragonabile alla
realizzazione di una autostrada lunga oltre 500 chilometri
delimitata da torri alte fino a 100 metri. Le zone più
interessate sono la dorsale appenninica dall’Emilia
all’Aspromonte, la penisola salentina e la Sicilia e la
Sardegna, ma ad oggi le uniche Regioni risparmiate sono il
Trentino, il Veneto e la Valle d’Aosta.
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N.270 - 11
luglio 2003
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ENERGIA: ALTERNATIVE; COLDIRETTI, LUCE E RICICLAGGIO NATURALE
MEGLIO DEL VENTO PER DIFESA TERRITORIO
Dalla luce e con il
riciclaggio dei prodotti naturali è possibile produrre energia
rinnovabile senza aggredire in modo indelebile i caratteri
culturali, agricoli, turistici e paesaggistici del territorio
con costi economici ed ambientali incalcolabili, come accade
invece con l’energia eolica. E’ quanto ha affermato la
Coldiretti alla conferenza stampa congiunta con il Comitato
nazionale del Paesaggio per la presentazione del rapporto sulla
questione eolica in Italia. In assenza di una attività di
pianificazione e di controllo amministrativo - ha sostenuto la
Coldiretti - il proliferare di torri eoliche alte fino a 100
metri determina un effetto di dequalificazione ambientale,
economica e sociale del territorio che si estende ben oltre i
luoghi di insediamento e che colpisce anche il settore agricolo
le cui produzioni di qualità si legano sempre più ai luoghi di
origine e alle caratteristiche paesaggistiche e che trova
nell’attività agrituristica una importante fonte di reddito
proprio nelle aree interne del Paese. Contro i black out, la
necessaria strada per lo sviluppo delle energie rinnovabili -
precisa la Coldiretti - va quindi ricercata altrove con lo
sviluppo del solare, del fotovoltaico delle biomasse e dei
biocarburanti. L' energia fotovoltaica - riferisce la Coldiretti
- è affidabile e in termini di bilancio ambientale complessivo
la produzione di energia elettrica con questo sistema permette
un consistente risparmio di combustibili fossili: per ogni KWh
ottenuto da fotovoltaico si risparmiano 222 grammi di gasolio
impiegato nelle centrali termoelettriche e quindi si evita
l'emissione in atmosfera di 0,79 kg di CO2. L’installazione di
pannelli solari sul tetto di una stalla può garantire la
disponibilità di energia elettrica per il consumo di una intera
famiglia. Ma nonostante in Italia, rispetto alla Germania, si
abbiano potenziali solari doppi o tripli rispetto a quelli
tedeschi. in tutto il territorio nazionale sono stati installati
pannelli solo per 1 MW di potenza, contro gli 81 della Germania
e i 135 del Giappone. Non c’è dubbio - precisa la Coldiretti
che i costi attuali del fotovoltaico non consentono al sistema
di porsi in competizione con le fonti energetiche tradizionali e
con le altre rinnovabili ma una corretta analisi costi benefici
deve considerare anche gli impatti sul territorio e sulla qualità
della vita e su questi obiettivi strutturare il sistema degli
incentivi. Un'altra alternativa è rappresentata - continua la
Coldiretti - dall’utilizzo delle biomasse che consentono di
produrre energia dal riciclaggio di prodotti naturali come i
residui di lavorazione del legno e che, per tecnologia di
utilizzo, sono più simili ai combustibili fossili tradizionali
ma non comportano nessun incremento in atmosfera di anidride
carbonica. Una opportunità resa possibile in Italia dalla
disponibilità di superfici boschive che per oltre 400.000
ettari - precisa la Coldiretti - potrebbe permettere in alcune
aree del territorio montano un utilizzo sostenibile delle
risorse locali e rappresentare con la raccolta del legno una
forma di integrazione del reddito delle imprese contro lo
spopolamento. Da un ettaro di canna comune delle aree golenali -
conclude la Coldiretti - è possibile produrre biomasse
sufficienti a scaldare tre appartamenti di 100 mq o energia
elettrica per le esigenze di una intera famiglia.
LE
ALTERNATIVE
LE TORRI EOLICHE
Sono alte fino a 100 metri con
pale di 30 metri ed in grado di erogare una potenza fino a 1 MW.
In Europa esistono già molte centrali operative off-shore (in
mare) con rendimenti superiori.
IL FOTOVOLTAICO
Pannelli posti sui tetti di enti
pubblici come le scuole ma anche dei privati come imprese
industriali e agricole come le stalle.
LE BIOMASSE
Impianti integrati con la filiera
della lavorazione del legno o che utilizzano residui delle
industrie alimentari o colture energetiche dedicate.
Fonte: Elaborazione Coldiretti
INDIETRO
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Mercoledi’
2 giugno 2004
LE ENERGIE
NUCLEARI E FOSSILI SONO SUPERATE !
Ricevuto da
Jean-Marie sul sito
http
://www.altermonde.levillage.org/
martedi’
1 giugno 2004
< MADRID (AFP) – LA NAVARRA E’ DIVENTATA IN
MENO DI DIECI ANNI UN RIFERIMENTO IN TUTTA EUROPA PER LO SVILUPPO DELLE
ENERGIE RINNOVABILI, CHE FORNISCONO IL 61% DEI CONSUMI DI ELETTRICITA’
DI QUESTA REGIONE DEL NORD DELLA SPAGNA.
« La
nostra ultima previsione é di produrre il 100% di elettricità per il
2010 con energie rinnovabili » mentre le energie « verdi »
coprono meno del 10% dei bisogni di elettricità su scala nazionale,
indica un alto responsabile del ministero regionale dell’industria,
Javier Belarra.
Il modello Navarra (10.390 kmq) ha varcato le frontiere spagnole. E’
stato inserito in un video della Commissione di Bruxelles dedicato alle
politiche esemplari in materia, che l’esecutivo europeo prevede di
diffondere in una trentina di paesi.
Fra
le energie rinnovabili, l’eolica ha la parte del leone. Fornisce il
43,6% dell’elettricità consumata dai 600.000 Navarrini, mentre
l’idraulica (un centinaio di impianti) il 12%, e la biomassa (ricavata
dalla combustione delle stoppie) il 5,3%. L’interesse della Navarra per
le energie rinnovabili risale ad un modesto progetto :
l’installazione, all’inizio degli anni 90, di minicentrali
idroelettriche in una regione che, fino ad allora, non produceva
elettricità.
Per
questo il governo autonomo navarrino ed azionisti privati avevano
costituito Energia Hidroelectrica de Navarra (EHN), impresa che sarebbe
stata nominata nel 2000 « migliore impresa di energie rinnovabili
nel mondo » dal quotidiano britannico Financial Times.
Parallelamente, EHN decide « di procedere a misure della forza del
vento su 72 siti della regione, dove l’altitudine oscilla fra 700 e
1.100 metri », ricorda José Arrieta, portavoce di questa impresa. I
risultati sono probanti.
Nel
1995 il governo regionale adotta un piano energetico che privilegia le
energie rinnovabili, soprattutto l’eolica la cui tecnologia aveva fatto
nel frattempo considerevoli progressi. Il loro sviluppo sarà molto
rispettoso dell’ambiente, come conviene Emilio Rull, responsabile delle
questioni energetiche di Greenpeace in Spagna. Nessun parco eolico é
stato installato nella zona pirenaica della Navarra né in siti ove la
fauna e la flora avrebbero potuto correre rischi, si insiste a EHN. In
questi ultimi anni la distanza fra un aerogeneratore e l’altro é stata
portata da 50 a 200 metri.
Le
prime eoliche sono state montate su delle colline vicino a Pamplona,
capitale della Navarra. « Di nasconderle non se ne parlava. Volevamo
che i Navarrini prendessero coscienza della loro importanza e dei loro
benefici », ci viene spiegato all’EHN.
Attualmente
la Navarra dispone di più di un migliaio di aerogeneratori in 27 parchi
eolici di cui 21 appartengono a EHN. Lo sviluppo delle energie rinnovabili
ha creato circa 3.500 posti di lavoro in Navarra. Parallelamente, dei
corsi di sensibilizzazione alle questioni ambientali sono stati introdotti
nell’insegnamento secondario.
I
parchi eolici sono stati installati in zone accessibili, cio’ che ha
permesso la sistemazione di circuiti pedestri, sempre con l’obbiettivo
di familiarizzare i Navarrini con questa fonte di energiea Secondo
sondaggi ufficiali, una grande maggioranza dei Navarrini é favorevole
all’eolica.
Tradotto
dal francese da Giustiniano e Marie-Claude Rossi
INDIETRO
I
pro- e gli antienergia eolica sotto tensione
Dibattito
sotto tensione, sabato al liceo del Gros-Chène di Pontivy, fra i pro- e
gli antieolica. Questi scambi tempestosi si sono
svolti nel quadro del forum sulle energie rinnovabili, organizzato dalla
rete 56 “Uscire dal nucleare”.
“Anche
se inondate la Francia di eolica, riuscirete a produrre solo dall’1 al
2% della produzione d’elettricità, ma provocando una vera devastazione
ambientale », lancia un oppositore all’eolica. La nascita di
numerosi progetti nella Bretagna centrale provoca un’alzata di scudi in
taluni abitanti.
« Il
rumore delle pale arriva a 100 decibel e la nocività sonora é
percepibile fino a 1,5 km, aggiunge un altro oppositore. Il valore
immobiliare scenderà del 50% ». Gli antieolica denunciano « progetti
di ditte straniere, che si preoccupano solo di fare profitti. »
Dato
che il Morbihan non ha ancora neppure un’eolica, é un sindaco del nord
Finistère, Andrè Talarmin di Plouarzel, che é venuto a testimoniare
l’esperienza del suo comune, pioniere in Bretagna nella produzione di
elettricità a partire dal vento. « Accogliamo da 4 anni un impianto
da 3,3 megawatt, che corrisponde al consumo annuo di una popolazione di 4 000
abitanti, spiega. Non c’é stata opposizione da parte degli abitanti e
non é stata una posta in gioco alle elezioni comunali. »
« Discorsi
dogmatici »
La
Compagnia del vento che gestisce il sito paga 45 734 euro di tassa
professionale (comunale : NdT). « Non entra nelle casse del
comune, precisa in sindaco. Dalla creazione della Tassa professionale
unica, il denaro é redistribuito all’insieme dei comuni del paese di
Iroise (la zona dove si trova il comune : NdT) ». All’ingresso
del parco sono stati realizzati un’area picnic, un parcheggio per i
pullman e cartelli esplicativi. “Vicini,
vacanzieri estivi e scuole visitano il sito, aggiunge André Talarmin.
Ottimo in termini di immagine per il nostro comune. Il parco non ha avuto
alcun effetto sul valore fondiario e su quello immobiliare, che sono in
aumento dappertutto. »
Domanda
dalla sala : « A che distanza sono le prime case ? »
Risposta del sindaco : « A 500 metri. Se si volesse imporre una
distanza minima di due km, non ci sarebbe eolica in Bretagna ».
Alain
Rivat, animatore della rete « Uscire dal nucleare », fa del
forum un bilancio positivo. « Abbiamo accolto 200 persone e una
ventina di amministratori locali, constata. Avevamo invitato le
associazioni di oppositori Vent Tournant di Malguénac e Vent de Folie di
Langonnet, ma purtroppo non sono andati oltre dei discorsi dogmatici.
Intanto,
l’eolica fa tranquillamente la sua strada nel dipartimento (corrisponde
alla nostra provincia : NdT). Permessi di costruzione sono stati
accordati a Ménéac-Mohon per un parco eolico da 12 megawatt, a
Gueltas-Noyal-Pontivy per 9 megawatt, a Kergrist per 19,7 megawatt e per
1,4 megawatt a Langoëlan. I primi mulini faranno girare le loro pale a
partire da quest’anno.
Jean-Paul
Louédoc
Ouest
France 26.4.04
Tradotto
dal francese da Giustiniano e Marie-Claude Rossi
INDIETRO
Eolico:
39,000 MW di capacita' installata nel 2003, l'Europa e' la leader
La capacita' generativa installata nel mondo e'
passata da meno di 5,000 MW nel 1995 a 39,000 MW nel 2003, aumentando di 8
volte. L'industria eolica e' nata in California durante i primi anni '80,
ma gli USA, che adesso hanno una potenza installata di 6,300 MW, sono
rimasti indietro rispetto all'Europa. La sola Germania ha superato gli USA
nel 1997; in Europa, la Germania e' la leader con una potenza installata
di 14,600 MW. Dopo aver sviluppato nell'entroterra gran parte della sua
attuale potenza installata (28,000 MW), l'Europa sta ora puntando alle
risorse eoliche offshore (in mare aperto). Uno studio valutativo del
potenziale offshore in Europa ha concluso che il vento potrebbe coprire
l'intero fabbisogno energetico residenziale della regione entro il 2020.
Una volta che otterremo energia a basso costo dal vento, avremo la
possibilita' di produrre idrogeno dall'acqua con l'elettrolisi. L'idrogeno
e' un mezzo per accumulare e trasportare l'energia eolica. La notte quando
la domanda di elettricita' scende, i generatori di idrogeno potrebbero
essere accesi per conservare l'energia prodotta dal vento.
Fonte:
Earth Policy Institute
Traduzione
a cura di Fabio Quattrocchi
L'Europa
sta guidando il mondo nell'era dell'energia eolica. Nelle ultime
previsioni del 2003, l'EWEA (European Wind Energy Association) stima che
la capacita' generativa dell'eolico in Europa si espandera' dai 28,400
MegaWatt del 2003 ai 75,000 MW del 2010 e ai 180,000 MW nel 2020. Entro il
2020, cioe' fra soli 16 anni, l'energia eolica soddisfera' la domanda
energetica residenziale di 195 milioni di Europei, meta' della popolazione
nella regione.
La
capacita' generativa installata nel mondo, che cresce piu' del 30%
all'anno, e' passata da meno di 5,000 MW nel 1995 a 39,000 MW nel 2003,
aumentando di 8 volte. Tra i combustibili fossili, il gas naturale ha
avuto un tasso di crescita annuale del 2% nello stesso periodo, seguito
dal petrolio con meno del 2%, e il carbone con meno dell'1%. La capacita'
generativa del nucleare e' aumentata del 2%.
La
moderna industria eolica e' nata in California durante i primi anni '80,
ma gli USA, che adesso hanno una potenza installata di 6,300 MW, sono
rimasti indietro rispetto all'Europa. La sola Germania ha superato gli USA
nel 1997; in Europa, la Germania e' la leader con una potenza installata
di 14,600 MW. La Spagna, una potenza eolica crescente nell'Europa
meridionale, potrebbe superare gli USA nel 2004. La piccola Danimarca
adesso soddisfa il 20% del suo fabbisogno energetico dal vento, ed e'
anche il primo produttore ed esportatore di turbine eoliche del mondo.
Dopo
aver sviluppato nell'entroterra gran parte della sua attuale potenza
installata (28,000 MW), l'Europa sta ora puntando alle risorse eoliche
offshore (in mare aperto). Uno studio valutativo del potenziale offshore
in Europa ha concluso che se il continente si muove piu' velocemente nello
sviluppo delle sue vaste risorse offshore, il vento potrebbe coprire
l'intero fabbisogno energetico residenziale della regione entro il 2020.
Il
Regno Unito si sta muovendo velocemente per sviluppare la sua capacita'
eolica offshore. Nell'Aprile 2001, ha approvato dei siti che avranno in
totale una capacita' generativa di 1,500 MW. Nel Dicembre 2003, il governo
ha approvato altri 15 siti offshore con una capacita' generativa che
potrebbe superare i 7,000 MW. Questi impianti eolici richiedono un
investimento di 12 miliardi di dollari e potrebbero soddisfare il
fabbisogno energetico residenziale di 10 milioni di abitanti (la Gran
Bretagna ha una popolazione di 60 milioni).
La
spinta verso lo sviluppo dell'eolico in Europa viene in parte dalle
preoccupazioni per il riscaldamento climatico. L'ondata record di caldo
che ha colpito l'Europa nel 2003 e che ha distrutto intere piantagioni e
causato 35,000 morti ha accelerato la sostituzione del carbone con fonti
energetiche pulite.
Il
vento attrae per diversi motivi. E' abbondante, economico, inesauribile,
ben distribuito, e non altera il clima, una serie di attributi che
nessun'altra fonte energetica possiede. Quando il Dipartimento USA
dell'energia (DoE) ha pubblicato il suo primo inventario per l'energia
eolica nel 1991, preciso' che 3 stati ricchi di vento (North Dakota,
Kansas e Texas) avevano sufficiente potenza eolica da soddisfare l'intero
fabbisogno nazionale di elettricita'. Coloro che avevano pensato l'energia
eolica come una fonte energetica marginale furono sorpresi dalla scoperta.
Oggi
sappiamo che quella fu una stima cauta del potenziale dell'energia eolica,
perche' si basava sulle tecnologie del 1991. I miglioramenti del design
delle turbine eoliche fatti da allora permettono ad esse di operare a
velocita' di vento inferiori rispetto a prima; consentono poi di
convertire il vento in elettricita' molto piu' efficientemente, e di
sfruttare il potenziale eolico in un'area ben piu' estesa. Nel 1991, le
turbine eoliche avevano un'altezza media di 40 metri. Nel 2004, le nuove
turbine raggiungono i 100 metri con pale piu' lunghe che consentono di
catturare piu' efficientemente l'energia eolica, triplicando la quantita'
di vento sfruttabile. Mentre il DoE nel 1991 poteva dire che quei tre
stati avevano sufficiente energia eolica per soddisfare il fabbisogno
nazionale di elettricita', oggi possiamo affermare che hanno sufficiente
energia eolica sfruttabile per soddisfare il fabbisogno energetico
nazionale (cioe' non solo la domanda di elettricita').
Quando
l'industria eolica si sviluppava agli inizi in California nei primi anni
'80, l'elettricita' generata dal vento costava 38 cents per kilowatt-ora.
Da allora il prezzo e' sceso a 4 cents o anche meno in alcuni siti piu'
ventosi. Alcuni contratti di lungo termine sono stati firmati a 3 cents
per kilowatt-ora. L'EWEA prevede che entro il 2020 molti impianti eolici
produrranno elettricita' a 2 cent per kilowatt-ora, rendendo questa fonte
la piu' economica in assoluto.
Una
volta che otterremo energia a basso costo dal vento, avremo la
possibilita' di produrre idrogeno dall'acqua con l'elettrolisi. L'idrogeno
e' un mezzo per accumulare e trasportare efficientemente l'energia eolica.
La notte quando la domanda di elettricita' scende, i generatori di
idrogeno potrebbero essere accesi per conservare l'energia prodotta dal
vento. Una volta conservato, l'idrogeno potrebbe essere usato per
alimentare gli impianti energetici o le automobili. Esso puo' quindi
diventare un'alternativa al gas naturale, specialmente se i prezzi del
metano crescono e rendono costosa la produzione di elettricita'.
Il
costo principale per l'energia generata dal vento e' il capitale iniziale
investito per la costruzione. Ma dato che il vento e' gratis, il solo
costo durante la produzione e' rappresentato dalla manutenzione.
Considerando la recente volatilita' dei prezzi del gas naturale, la
stabilita' dei prezzi dell'eolico e' particolarmente attraente. Con la
possibilita' che i costi del metano aumentino, gli impianti a gas
potrebbero essere usati di riserva quando manca o e' insufficiente
l'elettricita' generata dal vento.
Gli
USA stanno rimanendo indietro nello sviluppo dell'energia eolica non
perche' non possono competere tecnologicamente con l'Europa nella
produzione di turbine, ma per una mancanza di leadership alla Casa Bianca.
Gli incentivi fiscali di 1.5 cents per kw-ora prodotto dall'eolico,
adottati nel 1992 per stabilire parita' con i sussidi forniti ai
combustibili fossili, negli ultimi 5 anni e per 3 volte di seguito non
sono stati rinnovati. L'incertezza su quando saranno rinnovati ha
demoralizzato il settore.
La
leadership Europea ha fornito al continente un vantaggio economico: nove
dei primi 10 produttori di turbine eoliche si trovano in 3 paesi
(Danimarca, Germania e Spagna). Questi sono i 3 paesi che hanno avuto i
piu' forti e stabili incentivi economici.
Gli
USA con la loro tecnologia avanzata e la ricchezza di risorse eoliche
dovrebbero essere un leader in questo campo, ma purtroppo continuano ad
affidarsi pesantemente al carbone (una fonte energetica tipica del XIX
secolo) per gran parte della loro elettricita', mentre i paesi Europei
stanno sostituendo il carbone con il vento. L'Europa non sta solo guidando
il mondo nell'era del vento, ma lo sta guidando anche nell'era
dell'energia rinnovabile e della stabilizzazione climatica. Dimostrando il
potenziale di sfruttamento dell'energia eolica, l'Europa sta inaugurando
la new economy per il resto del pianeta.
http://ecquologia.it/sito/pag89.map
11.04.2004
Collettivo
Bellaciao
Di
: Collettivo Bellaciao
martedì 13 aprile 2004
Tradotto
dal francese da Giustiniano e Marie-Claude Rossi
INDIETRO
comitato
nazionale del paesaggio – toscana
www.cnp-online.it
vittoriogiugni@libero.it
cell.
3409661856
COMUNICATO
STAMPA
Le
torri eoliche minacciano di distruggere i crinali dell’Appennino
Tosco-Emiliano-Romagnolo.
Alcuni
dei più bei paesaggi dell’Appennino centrale, intorno al Passo della
Raticosa (Comuni di Firenzuola –FI-,Monghidoro e Castel del Rio- BO-)
sono attualmente sotto il tiro incrociato della multinazionale spagnola
GAMESA e delle amministrazioni locali.
La
Gamesa sta concludendo accordi, per lei vantaggiosissimi, molto meno per i
Comuni interessati, assolutamente dannosi per le comunità, per costruire
3 o 4 industrie eoliche sulle cime più belle di questi tre Comuni.
Per
quanto riguarda la Toscana il progetto della Gamesa prevede la costruzione
di un “parco” eolico nel paese di Paincaldoli (Comune di Firenzuola)
proprio a ridosso dell’antico e splendido centro abitato patria di
Evangelista Torricelli, inventore del barometro.
I
terreni monitorati dagli anemometri della società iberica si trovano a
2-300 metri in linea d’aria dal centro di Piancaldoli
ed interessano i magnifici e calvi crinali che costituiscono il
tradizionale orizzonte del Paese.
La
Gamesa pensa ad installare su quei territori vocati all’agricoltura,
all’allevamento, al turismo ed al ristoro dell’anima e del fisico
degli uomini, 14-15 grandi torri da 1 MgW di potenza (altezza complessiva oltre 120 metri…..!!!).
Sarebbe
la distruzione dell’ambiente naturale per come si è sedimentato da
secoli e l’azzeramento del paesaggio di Piancaldoli e dei borghi
limitrofi. Per essere installate le torri del vento hanno bisogno
dell’apertura di grandi strade necessarie al passaggio dei grandi camion
che trasportano i vari elementi delle torri.
Crinali saranno devastati dalle colate di cemento occorrenti per
ancorare al terreno le grandi pale del vento. Sarà necessaria anche la
costruzione in un nuovo elettrodotto per trasportare la (poca) energia
elettrica prodotta dalle torri.
Piancaldoli
subirà danni rilevantissimi. Come in tutte le località che ospitano
industrie eoliche i terreni verranno svalutati; le abitazioni subiranno
perdite di valore dal 30 al 50%; i turisti abbandoneranno Piancaldoli ed i
paesi limitrofi; il rumore delle pale (quando saranno in funzione)
ammorberà i timpani dei residenti!
Tutto
questo in cambio di pochi denari per il Comune di Firenzuola (distante una
ventina di kilometri) e moltissimi guadagni solo per Gamesa (tutti
concentrati, peraltro, negli altissimi incentivi previsti per la sola
costruzione delle torri).
Questo
Comitato confida nella mobilitazione dei piancaldolesi e fa appello alle
sedi locali del Club Alpino Italiano, della Coldiretti e della Federcaccia
affinché facciano sentire la propria opposizione fino dalle fasi iniziali
del progetto Gamesa.
Dr.
Vittorio Giugni
Coordinatore
del CNP-Toscana
INDIETRO
Comunità
Montana :campagna energie rinnovabili
“Scaldiamo
la casa non scaldiamo il pianeta”. Questo lo slogan scelto dalla Comunità
Montana del Mugello e dall’Agenzia Fiorentina per l’energia per
lanciare la campagna di comunicazione per la promozione del solare termico
e del riscaldamento a legna, curata e coordinata dallo
“Sportello-energia” che si trova all’interno del SUAP (Sportello
unico per le attività produttive), in via Aldo Moro 5 a Borgo S. Lorenzo
(aperto al pubblico tutti i martedì dalle 9,30 alle 13,30). Sono stati
realizzati manifesti e depliant informativi, disponibili presso lo stesso
“Sportello-energia” e a breve agli Urp dei comuni del Mugello.
«Accrescere il proprio benessere e della comunità senza compromettere
quello degli altri e delle generazioni future. Su questo principio
fondamentale deve basarsi qualsiasi progetto di sviluppo, anche locale ed
il comportamento di ognuno di noi - si legge nel materiale informativo -.
Il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili aiuta uno sviluppo
solidale e sostenibile. Anche piccole iniziative, soprattutto se messe
insieme ad altre, possono aiutare a vivere meglio ed a lasciare un mondo
più pulito ai nostri figli».
Nell’ambito della campagna la Comunità Montana del Mugello ha stipulato
una specifica intesa con alcune banche (Cassa di Risparmio di Firenze,
Monte dei Paschi di Siena, Banca Toscana, Banca di Credito Cooperativo del
Mugello), che si sono dichiarate disponibili a concedere finanziamenti a
tasso agevolato per l’installazione di impianti di riscaldamento e
produzione di acqua calda che utilizzano fonti di energia alternative o a
basso impatto ambientale.
Inaugurato a novembre dell’anno scorso, lo “Sportello-energia” ha
registrato nei primi 6 mesi d’attività diverse richieste
d’informazioni, sia attraverso un contatto diretto all’ufficio sia con
il numero verde 800 997936: in particolare su impianti termici per la
produzione d’acqua calda e la possibilità di accedere a contributi, su
termocamini a legna ed eventuali contributi regionali, incentivi per
caldaie a legna.
Allo “Sportello-energia” informazioni a cittadini ed aziende del
Mugello su:
- risparmio energetico ed uso di energie alternative e pulite;
- incentivi regionali per l’installazione di pannelli solari termici o
caldaie a legna e agevolazioni fiscali,
- normative
- campagna “Riscaldati con cura”, sui controlli degli impianti termici
della Provincia.
Rivolgendosi direttamente allo “sportello-energia”, inoltre, si
ricevono informazioni su possibilità di sconti per l’installazione di
pannelli solari termici, caldaie a legna, termocamini, stufe.
Informazioni possono essere richieste anche telefonando al numero verde
dell’Agenzia Fiorentina per l’energia 800 997936 o inviando una e-mail
a: info@firenzenergia.com.
INDIETRO
I
PARCHI EOLICI E L'IMPATTO
AMBIENTALE
-
DOCUMENTAZIONE INVIATA
DA MARCO MEZZETTI -
SVILUPPO
ATTUALE E PROSPETTIVE FUTURE PER GLI IMPIANTI
EOLICI IN ITALIA
Alla fine del
2002 in
Italia risultano installati oltre 1.240
aerogeneratori per una potenza che si avvicina ai
700 MW. Nella classifica della potenza eolica
installata l'Italia si colloca al quarto posto in
Europa ed al sesto nel mondo.
Dal punto di vista delle
localizzazioni le prime installazioni commerciali
sono state realizzate al confine tra
la Puglia
e
la Campania
, in particolare tra le province di Foggia e
Benevento, in zone marginali e montuose, con
altitudini comprese tra 700 e
1000 metri
sopra il livello del mare. A partire dal 1996, e
fino ad oggi, gli aerogeneratori installati nel
nostro territorio, aggiungendosi a quelli di
costruzione nazionale (Riva Calzoni e West), sono
esclusivamente stranieri, in particolare di
produzione danese, sempre più affidabili,
competitivi e ben inseriti nell'ambiente.
La taglia media è
attualmente di 561 kw, con
riferimento a tutto il parco di macchine
installate in Italia. L'incremento della taglia
media è stato influenzato dalla presenza sul
mercato nazionale di turbine eoliche da 600, 660 e
anche 750kw, che è il modello più grande
attualmente presente nel nostro territorio. Queste
sono macchine tripala, come le turbine eoliche
danesi Vestas da 600 e 660 kw (diametro del rotore
di
47 metri
). Prodotte nello stabilimento di Taranto, della
Italian Wind Technology (IWT), che coprono circa
il 55-60% del parco eolico nazionale.
Un'altra macchina presente
sul nostro territorio, è la tedesca Enercon con
modelli da
500 a
600 kw. In quantità minore sono presenti il
modello della Bonus, con una potenza sempre
intorno ai 600 kw e il modello da 750 kw della
Neg-Micon
In Italia il numero dei
developers è piuttosto ristretto (4-5 sono gli
operatori più importanti) Il principale è l'IVPC
(Italian Vento Power Technology), l'IVPC ha
prodotto, nel corso del 2001 il 76% dell'energia
generata in Italia da fonte eolica.
Anche
la Edison Energie
Speciali (EDENS) sta percorrendo, insieme a Enel
Gren Power, lo stesso percorso, con macchine
estremamente affidabili.
Alla fine del 2002
risultavano complessivamente installati nel mondo
oltre 24.500 MW di potenza eolica, per una
produzione di elettricità capace di alimentare
quasi 15 milioni di abitazioni. Nel solo 2001 sono
stati installati 6.870 MW, per una crescita
annuale delle installazioni rispetto al 2000 del
38,8%.
La Germania
è la vera locomotiva, il traino del settore (8750
MW totali).
L'Unione europea detiene
complessivamente il primato con circa il 70% della
potenza installata (17.535 MW), ma anche negli
Stati Uniti nell'ultimo anno è stata notevole la
crescita con 1.682 MW eolici installati.
La Spagna
ha consolidato il suo secondo posto in
Europa (installati 1,217 MW nel solo 2001).
Interessanti sono anche le potenzialità, tra
l'altro già espresse dalla dimensione dell'eolico
in India (1.246 MW in totale).
UNA RASSEGNA DEGLI IMPATTI
AMBIENTALI DELL'EOLICO
Nell'ambito del convegno
di Roma alcuni interventi hanno illustrato i
principali impatto eolici in Italia. Se da una
parte questi siano al momento, insieme a quelli
idroelettrici, gli unici impianti a fonti
rinnovabili che possono sostituire quote
significative di carico elettrico, dall'altra tali
impianti producono un impatto visivo: le turbine
eoliche emergono sul territorio e si stagliano nel
paesaggio, causando a volte un impatto al
territorio , quantificabile spesso solo in termini
soggettivi.
In Gran Bretagna ed in
Germania, in aree di rilievo paesaggistico,
attuando specifici criteri di ingegneria
naturalistica, di architettura del paesaggio e del
territorio, si sono potuti ottenere risultati
veramente brillanti.
IMPATTO
VISIVO
Non possiamo prescindere
dal fatto che gli aerogeneratori sono strutture
che si evidenziano nel paesaggio e vanno a
relazionarsi e a interagire con altri elementi
territoriali.
E' possibile mantenere
basso il disturbo al paesaggio: inserire le
macchine in modo che la variazione di forma e di
altezza non disturbi la lettura scenica del
paesaggio può essere estremamente utile e
funzionale; ciò può comportare, però, una
riduzione dell'affollamento di una fattoria eolica
ed una riduzione della potenza installata totale,
per riduzione del numero di macchine o della loro
potenza unitaria.
L'impatto visivo non è
sempre proporzionale al numero o all'altezza delle
macchine, misurare la variazione di altezza, la
variazione di forma, la variazione di colore, le
diverse condizioni di illuminazione, le condizioni
meteorologiche prevalenti, tenere presente lo
sfondo ed altre caratteristiche.
Alcuni criteri da seguire
sono comunque ormai prassi consolidata come, ad
esempio, la distanza minima tra le macchine: in
genere, di 3-5 diametri sulla stessa fila e di
5/7diametri sulle file parallele. Una centrale
eolica affollata causerebbe un impatto visivo
particolarmente rilevante, simile a quelli della
ormai desueta tecnica di installazione dei siti
californiani, quali Tehachapi, Almont Pass e San
Giorgio (le famose foreste d'acciaio).
Eseguire installazioni
lungo le linee dei crinali delle colline oppure
entro valli è una prassi legata alla necessità
di sfruttare siti con più elevate velocità medie
annuali.
IMPATTO
SU FAUNA E AVIFAUNA
Gli impianti eolici
possono avere delle possibili interazioni con la
fauna e soprattutto con l'avifauna, sia quella di
tipo stanziale che quella migratoria. Tuttavia,
alla luce delle rilevazioni e degli studi
effettuati, risulta che la frequenza delle
collisioni degli uccelli con gli aerogeneratori è
estremamente ridotta. Una buona segnalazione
delle macchine, anche ai fini della individuazione
visiva per i sorvoli a bassa quota, sembrerebbero
concorrere positivamente anche alla prevenzione
degli urti con i volatili.
Resta tuttavia una certa
carenza di studi di settore condotti sul
territorio italiano e nella più vasta gamma di
situazioni possibili.
INTERFERENZA
ELETTROMAGNETICA
L'interferenza
elettromagnetica causata dagli impianti eolici è
molto ridotta. In Italia è ancora poco studiata.
IMPATTO
ACUSTICO
Per quanto riguarda il
rumore prodotto dalle turbine eoliche, studi della
BWEA hanno mostrato che a distanza di poche
centinaia di metri (che sono le distanze tipiche
di confine per limitare eventuali rischi per gli
abitanti delle aree circostanti), questo è
sostanzialmente poco distinguibile dal rumore di
fondo.
OCCUPAZIONE
DEL TERRITORIO
L'impatto dovuto
all'occupazione territoriale è assai basso, con
valori non maggiori del 3% dell'area di
riferimento.
Spesso l'area circostante
mantiene le funzioni precedenti all'installazione,
come, ad esempio il suo utilizzo per il pascolo di
animali.
L'IMPATTO
DEGLI AEROGENERATORI SUL PAESAGGIO E POTENZIALI
FATTORI DI RISCHIO PER AVIFAUNA E VEGETAZIONE
L'impatto dell'eolico sul
paesaggio, come si è visto, è un aspetto di
difficile quantificazione e, a volte, in grado di
sollevare opposizioni tra la popolazione.
Per mitigare l'impatto sul
paesaggio, in genere, si consiglia di usare
turbine dello stesso tipo e della stessa taglia;
usare turbine con tre pale o garantire che la
posizione di stop del bipala o monopala non dia
sensazione di asimmetria.
Progettare una
disposizione degli aerogeneratori estesa in
lunghezza, prevalentemente in file piuttosto che
in grandi gruppi.
Come vedremo gli strumenti
di mitigazione sul paesaggio sono spesso in
conflitto con gli strumenti di mitigazione sulla
fauna.
IMPATTO
SULLA VEGETAZIONE
In termini di occupazione
del suolo l'aerogeneratore ha un impatto
trascurabile e, dunque, l'impatto sulla
vegetazione e sugli ecosistemi esistenti si
verifica soprattutto in fase di realizzazione del
progetto, con la costruzione di strade di servizio
e delle fondamenta per gli aerogeneratori. Quindi
è necessario:
·
minimizzare il disturbo agli
habitat e alla vegetazione durante la fase di
costruzione;
·
evitare / minimizzare i rischi di
erosione causati dalla costruzione delle strade di
servizio, delle fondamenta degli aerogeneratori,
ecc.
·
ripristinare la vegetazione dopo
l'installazione dell'impianto;
·
compensare il danno migliorando le
aree vicine.
IMPATTO
SULLA FAUNA
·
modificazione dell'habitat e
disturbo di natura antropica
·
decessi per collisione
·
variazione della densità di
popolazione
·
variazione dell'altezza di volo e
della direzione di volo
Per evitare le collisioni
su impianti già esistenti si consiglia, infatti,
di dipingere gli aerogeneratori con colori
brillanti, utilizzare segnalatori sonori di
pericolo, evidenziare la presenza di conduttori
attraverso spirali o sfere colorate, utilizzare
aerogeneratori con bassa velocità di rotazione
delle pale, distribuire gli aerogeneratori in
gruppi o in ordine sparso, fermare gli
aerogeneratori durante i periodi di intensa
migrazione.
Per i nuovi impianti è
opportuno svolgere indagini preliminari allo scopo
di possedere un quadro completo delle popolazioni
animali presenti nel sito d'interesse, con
particolare attenzione ad alcuni aspetti quali:
presenza di specie rare o minacciate della fauna
nazionale, densità delle popolazioni di rapaci,
di chirotteri, individuazione di eventuali siti di
nidificazione di specie di rapaci a rischio,
intensità dei flussi migratori, individuazione
delle rotte migratorie preferenziali.
Un caso di studio
interessante è quello di un sito eolico presso lo
stretto di Gibilterra, costituito da 66
aerogeneratori, alti circa
40 m
. distribuiti in un'unica fila e posizionata sulla
cresta di una montagna orientata in direzione
nord-sud. Il sito è un importante corridoio di
migrazione per l'avifauna. Attraverso 2 stazioni
di controllo si è studiato per 14 mesi il
comportamento della fauna: in questo periodo sono
morti due soli uccelli, mentre sono stati
osservati nell'area sopra all'impianto circa
45.000 grifoni e 2.500 bianconi.
Negli Stati Uniti ((Erikson
e altri, 2001) che stima la mortalità
dell'avifauna per collisione causata dagli
impianti eolici pari allo 0,01-0,02% di tutte le
morti per collisioni dei volatili.
ECO-COMPATIBILITA'
DELLE FONTI RINNOVABILI E RUOLO DELL'EOLICO
Le fonti NON
RINNOVABILI si inseriscono in un contesto
energetico che è una delle cause di un reale e
gravissimo impatto planetario: l'aumento delle
temperature medie globali; un trend che, secondo
il terzo rapporto dell'IPCC, anno dopo anno si sta
aggravando e che porta a prevedere un aumento di
oltre 5 gradi delle temperature medie mondiali
entro la fine del secolo, con conseguenze
devastanti per l'intero ecosistema. Le strategie
energetiche dovranno portare, entro i prossimi
decenni, a ridurre di quantità ben più
consistenti (circa il 60-70%) le emissioni
globali, per poter controllare il fenomeno
dell'effetto serra. Per affrontare i cambiamenti
climatici il WWF sostiene che occorra perseguire i
seguenti obiettivi nel breve e medio termine:
-
forte aumento dell'efficienza
energetica in tutti i settori per stabilizzare i
consumi;
-
forte aumento dell'efficienza nella
generazione e nella distribuzione di energia
elettrica;
-
progressivo passaggio a
combustibili a più basso contenuto di carbonio,
come il metano, in impianti di piccola taglia con
cogenerazione;
-
forte crescita dell'utilizzo delle
fonti rinnovabili;
-
riconversione del sistema
energetico e produttivo in grado di consentire
entro la metà del secolo l'utilizzo prevalente
delle fonti rinnovabili.
Le politiche energetiche
attuali vanno esattamente nella direzione opposta:
la IEA
prevede che le emissioni di gas serra aumenteranno
del 42% entro il 2012 e del 60% entro il
2020. In
Italia alcune recenti decisioni potrebbero giocare
contro questa strategia come il recente decreto
"sblocca centrali" che dà un durissimo
colpo alle energie rinnovabili ed a tutti gli
impianti di piccole dimensioni.
L'ENERGIA
EOLICA: UNA NECESSITA'
Alla luce di quanto detto,
il WWF ritiene l'energia eolica, insieme alle
altre rinnovabili, una necessità, anche se viene
seriamente preso in considerazione il problema di
rendere minimi gli impatti causati da questa
tecnologia. L'energia eolica è dunque, per il
WWF, una fonte energetica irrinunciabile in
attesa, probabilmente nei prossimi 10-15 anni,
della maturazione di un sistema energetico basato
sul solare e sull'idrogeno, che più si prestano a
un utilizzo esteso nel nostro paese. Il WWF Italia
ritiene che l'impatto ambientale dell'eolico debba
essere valutato secondo tre tipi di criteri:
·
temporali, che riguardano le
attività di pre-installazione, di costruzione, di
esercizio e dismissione (decommissioning)
·
spaziali, che riguardano l'area
interna al sito, l'area esterna di rispetto, e
comunque l'area di influenza del campo eolico, gli
elettrodotti, le aree di ancoraggio (per impianti
off-shore) e altre considerazioni
"spaziali" rispetto a costruzioni di
servizio, magazzini, ecc.;
·
cumulative, che riguardano sinergie
negative che possono insorgere in combinazione con
altri impianti e con altri insediamenti.
Rispetto a queste
tematiche il WWF Italia richiede
la VIA
e
la VAS
, entrambe condotte in maniera trasparente e
attraverso la consultazione di tutti i portatori
di interesse.
I progetti devono essere
inseriti in un Piano Energetico Regionale che
definisca gli obiettivi di riduzione delle
emissioni regionali in coerenza con gli impegni
nazionali previsti nel Protocollo di Kyoto.
Inoltre, le operazioni di decommissioning, da
garantire con impegno fidejussorio nell'atto
autorizzativo, devono contenere anche interventi
di ripristino del sito.
QUALCHE
NOTA ECONOMICA SULL'EOLICO
Attualmente in Italia, il
costo di installazione, ipotizzando l'impiego di
aerogeneratori da almeno 600 kw di potenza
nominale, si può ritenere compreso fra un minimo
di circa 850 euro ed un massimo di 1.290 euro/kw
variando da siti pianeggianti a siti
caratterizzati da orografia complessa.
Il costo della macchina può
ritenersi compreso fra 2/3 e 3/4 del costo totale
di installazione, in funzione delle
caratteristiche orografiche del sito.
Una centrale da circa 10
MW allacciata alla rete elettrica in AT potrebbe
avere un costo di realizzazione compreso fra 8,2 e
12,9 milioni di euro, in funzione dell'orografia
del sito. Applicazione sempre in rete, ma
allacciate a quella di MT (impianti con potenza di
circa 2-3 MW) potrebbero avere un costo di
realizzazione compreso tra 930.000 e 1.100.000
euro per MW installato.
Il costo di produzione
varia in funzione della taglia delle macchine e
della ventosità del sito, In Italia alcune stime
lo indicherebbero compreso tra 4,4 e 7,3 centesimi
di euro/kwh.
EMISSIONI
EVITATE CON UN IMPIANTO EOLICO DA 10 MW
|
|
MWh
|
Polveri (ton)
|
Sox (ton)
|
if (navigator.appName.indexOf("MSIE")
!= -1) document.write("
");
|
|
|
|
INDIETRO
|
|
 |
|