10 luglio 2002 n. 259
ENERGIA: IL VENTO NON INQUINA, LE TORRI EOLICHE SI
Venerdi 12 luglio conferenza stampa al Ministero dei Beni CulturaliUna autostrada lunga oltre 500 chilometri delimitata da torri alte fino a 100 metri che attraversa la penisola segnando in modo indelebile i caratteri culturali, economici, turistici e paesaggistici del territorio circostante senza peraltro determinare effetti significativi sul risparmio energetico e sull’inquinamento atmosferico. E’ questo lo scenario che si prospetta nei prossimi anni se i progetti in cantiere per l’installazione di nuovi impianti per la produzione di energia eolica venissero realizzati in mancanza di ogni elemento di pianificazione e di controllo amministrativo.
Venerdì 12 luglio alle ore 11,30, il Ministro per i Beni e le attività culturali, on.le Giuliano Urbani, il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio, on.le Altero Matteoli, il Presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio, Carlo Ripa di Meana e il Presidente della Coldiretti Paolo Bedoni terranno una Conferenza stampa su: "Gli impianti per l'energia Eolica e la difesa del paesaggio italiano". La Conferenza stampa si terrà presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Salone del Ministro II piano) Via del Collegio Romano, 27

 

19 luglio 2003 n 296
ENERGIA: ALTERNATIVE; COLDIRETTI, LA LUCE MEGLIO DEL VENTO
Dalla luce e con il riciclaggio dei prodotti naturali è possibile produrre energia rinnovabile senza aggredire in modo indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e paesaggistici del territorio con costi economici ed ambientali incalcolabili, come accade invece con l’energia eolica. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all'incontro dei Ministri dell'unione Europea in corso a Montecatini. In assenza di una attività di pianificazione e di controllo amministrativo - sostiene la Coldiretti - il proliferare di torri eoliche alte fino a 100 metri determina un effetto di dequalificazione ambientale, economica e sociale del territorio che si estende ben oltre i luoghi di insediamento e che colpisce anche il settore agricolo le cui produzioni di qualità si legano sempre più ai luoghi di origine e alle caratteristiche paesaggistiche e che trova nell’attività agrituristica una importante fonte di reddito proprio nelle aree interne del Paese. La necessaria strada per lo sviluppo delle energie rinnovabili - precisa la Coldiretti - va quindi ricercata altrove con lo sviluppo del solare, del fotovoltaico delle biomasse e dei biocarburanti. L' energia fotovoltaica - riferisce la Coldiretti - è affidabile e in termini di bilancio ambientale complessivo ma soprattutto, a differenza dell’eolico, produce più energia quando in estate sono maggiori i rischi di black out. La produzione di energia elettrica con questo sistema permette un consistente risparmio di combustibili fossili: per ogni KWh ottenuto da fotovoltaico si risparmiano 222 grammi di gasolio impiegato nelle centrali termoelettriche e quindi si evita l'emissione in atmosfera di 0,79 kg di CO2. L’installazione di pannelli solari sul tetto di una stalla può garantire la disponibilità di energia elettrica per il consumo di una intera famiglia. Ma nonostante in Italia, rispetto alla Germania, si abbiano potenziali solari doppi o tripli rispetto a quelli tedeschi. in tutto il territorio nazionale sono stati installati pannelli solo per 1 MW di potenza, contro gli 81 della Germania e i 135 del Giappone. Non c’è dubbio - precisa la Coldiretti che i costi attuali del fotovoltaico non consentono al sistema di porsi in competizione con le fonti energetiche tradizionali e con le altre rinnovabili ma una corretta analisi costi benefici deve considerare anche gli impatti sul territorio e sulla qualità della vita e su questi obiettivi strutturare il sistema degli incentivi. Un'altra alternativa è rappresentata - continua la Coldiretti - dall’utilizzo delle biomasse che consentono di produrre energia dal riciclaggio di prodotti naturali come i residui di lavorazione del legno e che, per tecnologia di utilizzo, sono più simili ai combustibili fossili tradizionali ma non comportano nessun incremento in atmosfera di anidride carbonica. Una opportunità resa possibile in Italia dalla disponibilità di superfici boschive che per oltre 400.000 ettari - precisa la Coldiretti - potrebbe permettere in alcune aree del territorio montano un utilizzo sostenibile delle risorse locali e rappresentare con la raccolta del legno una forma di integrazione del reddito delle imprese contro lo spopolamento i rischi di incendio. Da un ettaro di canna comune delle aree golenali - conclude la Coldiretti - è possibile produrre biomasse sufficienti a scaldare tre appartamenti di 100 mq o energia elettrica per le esigenze di una intera famiglia.
LE ALTERNATIVE
LE TORRI EOLICHE
Sono alte fino a 100 metri con pale di 30 metri ed in grado di erogare una potenza fino a 1 MW.
IL FOTOVOLTAICO
Pannelli posti sui tetti di enti pubblici come le scuole ma anche dei privati come imprese industriali e agricole come le stalle.
LE BIOMASSE
Impianti integrati con la filiera della lavorazione del legno o che utilizzano residui delle industrie alimentari o colture energetiche dedicate.
Fonte: Elaborazione Coldiretti

 


12 giugno 2002 n. 266
COLDIRETTI COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO
COMUNICATO CONGIUNTO
ENERGIA: IL VENTO NON INQUINA, LE TORRI EOLICHE SI

Arrivare a produrre con il vento l’1,2 % del totale dell’energia consumata in Italia, riducendo di solo l’1,6 % le emissioni totali di anidride carbonica equivalente, attraverso l’installazione di oltre 5000 torri eoliche alte fino a 100 metri, non vale la pena se questo significa aggredire in modo indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e paesaggistici del territorio con costi economici ed ambientali incalcolabili per il Paese, rappresentati idealmente da una autostrada lunga oltre 500 chilometri che corre lungo la dorsale appenninica. E’ quanto sostengono il Presidente della Coldiretti Paolo Bedoni e il Presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio Carlo Ripa di Meana intervenuti alla conferenza stampa con il Ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani e il Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli su “Gli impianti per l’energia eolica e la difesa del paesaggio italiano” dove si è tornati a parlare dopo 17 anni dalla legge Galasso di tutela ambientale e di valore del paesaggio. In assenza di una attività di pianificazione e di controllo amministrativo - sostengono Bedoni e Ripa di Meana - la presenza di questi apparati industriali determina un effetto di dequalificazione ambientale, economica e sociale del territorio che si estende ben oltre i luoghi di insediamento e che colpisce anche il settore agricolo le cui produzioni di qualità si legano sempre più ai luoghi di origine e alle caratteristiche paesaggistiche e che trova nell’attività agrituristica una importante fonte di reddito proprio nelle aree interne del Paese. Ferma restando l’importanza del potenziamento delle energie rinnovabili, che va ricercata prioritariamente nello sviluppo del solare, del fotovoltaico delle biomasse e dei biocarburanti - affermano Ripa di Meana e Bedoni - occorre valutare criticamente la sostenibilità dell’installazione degli impianti eolici sulla dorsale appenninica, nelle aree interne peninsulari e nelle isole, con particolare riguardo ai territori vincolati dalla normativa statale sui beni paesaggistici, ai territori facenti parte di aree protette in vario modo da norme di protezione ambientale statali, regionali ed europee e infine ai territori di tipo agro-silvo-pastorale utilizzati per attività agricole, di allevamento e di agriturismo o interessati da produzioni tipiche e di qualità. Chiediamo al Governo - continuano Bedoni e Ripa di Meana - che sia negato il nulla osta ministeriale per le centrali da installare in territori vincolati dalla normativa sui beni paesaggistici e a quelli facenti parte di aree protette e che si favorisca lo sviluppo di altre forme di energia rinnovabile come il solare, il fotovoltaico, le biomasse e i biocarburanti anche con una normativa ispirata al modello tedesco che, mediante la diversificazione degli incentivi, metta tutte le fonti rinnovabili sullo stesso piano, in attesa della quale è necessaria una moratoria all’insediamento di nuove centrali eoliche.

IL BILANCIO DELL’ENERGIA EOLICA IN CIFRE

Situazione attuale
- Installate 1000 torri eoliche per una potenza massima di 700 MW;
- Prodotta energia per 1,5 miliardi di KWh all’anno (*) pari allo 0,5 % dell’energia elettrica totale consumata in un anno (300 miliardi di KWh) e allo 0,17 % del totale dell’energia (carburanti, riscaldamento, ecc.);
- Riduzione delle emissioni di circa 1,1 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, pari allo 0,23% del totale delle emissioni di anidride carbonica (470 milioni di tonnellate all’anno);
Situazione futura
- Installate 5000-7000 torri eoliche per una potenza massima di 5000 MW ;
- Prodotta energia per 11 miliardi di KWh all’anno (*) pari al 3,7 % dell’energia elettrica totale consumata in un anno (300 miliardi di KWh) e all 1,2 % del totale dell’energia (carburanti, riscaldamento, ecc.);
- Riduzione delle emissioni di circa 7,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente, pari all’ 1,6% del totale delle emissioni di anidride carbonica (470 milioni di tonnellate all’anno);
(*) Si considera una funzionalità equivalente a pieno regime pari a 2200 ore/anno
Fonte: Comitato Nazionale del Paesaggio/Coldiretti
LE TORRI EOLICHE
Sono alte fino a 100 metri con pale di 30 metri ed in grado di erogare una potenza fino a 1 MW. Mentre in Europa esistono già molte centrali operative off-shore (in mare) con rendimenti superiori, in Italia non esistono impianti eolici off-shore.

LE RICHIESTE PER CENTRALI DIVISE PER REGIONE
(10-30 TORRI PER CENTRALE)
Sardegna 92
Sicilia 78
Calabria 63
Basilicata 48
Campania 39
Puglia 35
Toscana 34
Umbria 32
Abruzzo 29
Molise 18
Marche 16
Emilia Romagna 13
Lazio 10
Liguria 5
Piemonte 3
Lombardia 2
Friuli Venezia Giulia 1
TOTALE 518
(*) Dati riferiti al 31 marzo 2002 e relativi solo a impianti superiori a 10 MW
Fonte: Comitato Nazionale del Paesaggio
LE LOCALIZZAZIONI
Il via libera alle richieste sarebbe paragonabile alla realizzazione di una autostrada lunga oltre 500 chilometri delimitata da torri alte fino a 100 metri. Le zone più interessate sono la dorsale appenninica dall’Emilia all’Aspromonte, la penisola salentina e la Sicilia e la Sardegna, ma ad oggi le uniche Regioni risparmiate sono il Trentino, il Veneto e la Valle d’Aosta.

 

 


N.270 - 11 luglio 2003


ENERGIA: ALTERNATIVE; COLDIRETTI, LUCE E RICICLAGGIO NATURALE
MEGLIO DEL VENTO PER DIFESA TERRITORIO
Dalla luce e con il riciclaggio dei prodotti naturali è possibile produrre energia rinnovabile senza aggredire in modo indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e paesaggistici del territorio con costi economici ed ambientali incalcolabili, come accade invece con l’energia eolica. E’ quanto ha affermato la Coldiretti alla conferenza stampa congiunta con il Comitato nazionale del Paesaggio per la presentazione del rapporto sulla questione eolica in Italia. In assenza di una attività di pianificazione e di controllo amministrativo - ha sostenuto la Coldiretti - il proliferare di torri eoliche alte fino a 100 metri determina un effetto di dequalificazione ambientale, economica e sociale del territorio che si estende ben oltre i luoghi di insediamento e che colpisce anche il settore agricolo le cui produzioni di qualità si legano sempre più ai luoghi di origine e alle caratteristiche paesaggistiche e che trova nell’attività agrituristica una importante fonte di reddito proprio nelle aree interne del Paese. Contro i black out, la necessaria strada per lo sviluppo delle energie rinnovabili - precisa la Coldiretti - va quindi ricercata altrove con lo sviluppo del solare, del fotovoltaico delle biomasse e dei biocarburanti. L' energia fotovoltaica - riferisce la Coldiretti - è affidabile e in termini di bilancio ambientale complessivo la produzione di energia elettrica con questo sistema permette un consistente risparmio di combustibili fossili: per ogni KWh ottenuto da fotovoltaico si risparmiano 222 grammi di gasolio impiegato nelle centrali termoelettriche e quindi si evita l'emissione in atmosfera di 0,79 kg di CO2. L’installazione di pannelli solari sul tetto di una stalla può garantire la disponibilità di energia elettrica per il consumo di una intera famiglia. Ma nonostante in Italia, rispetto alla Germania, si abbiano potenziali solari doppi o tripli rispetto a quelli tedeschi. in tutto il territorio nazionale sono stati installati pannelli solo per 1 MW di potenza, contro gli 81 della Germania e i 135 del Giappone. Non c’è dubbio - precisa la Coldiretti che i costi attuali del fotovoltaico non consentono al sistema di porsi in competizione con le fonti energetiche tradizionali e con le altre rinnovabili ma una corretta analisi costi benefici deve considerare anche gli impatti sul territorio e sulla qualità della vita e su questi obiettivi strutturare il sistema degli incentivi. Un'altra alternativa è rappresentata - continua la Coldiretti - dall’utilizzo delle biomasse che consentono di produrre energia dal riciclaggio di prodotti naturali come i residui di lavorazione del legno e che, per tecnologia di utilizzo, sono più simili ai combustibili fossili tradizionali ma non comportano nessun incremento in atmosfera di anidride carbonica. Una opportunità resa possibile in Italia dalla disponibilità di superfici boschive che per oltre 400.000 ettari - precisa la Coldiretti - potrebbe permettere in alcune aree del territorio montano un utilizzo sostenibile delle risorse locali e rappresentare con la raccolta del legno una forma di integrazione del reddito delle imprese contro lo spopolamento. Da un ettaro di canna comune delle aree golenali - conclude la Coldiretti - è possibile produrre biomasse sufficienti a scaldare tre appartamenti di 100 mq o energia elettrica per le esigenze di una intera famiglia.

LE ALTERNATIVE
LE TORRI EOLICHE

Sono alte fino a 100 metri con pale di 30 metri ed in grado di erogare una potenza fino a 1 MW. In Europa esistono già molte centrali operative off-shore (in mare) con rendimenti superiori.
IL FOTOVOLTAICO
Pannelli posti sui tetti di enti pubblici come le scuole ma anche dei privati come imprese industriali e agricole come le stalle.
LE BIOMASSE
Impianti integrati con la filiera della lavorazione del legno o che utilizzano residui delle industrie alimentari o colture energetiche dedicate.
Fonte: Elaborazione Coldiretti

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Mercoledi’ 2 giugno 2004

LE ENERGIE NUCLEARI E FOSSILI SONO SUPERATE !

Ricevuto da Jean-Marie sul sito

http ://www.altermonde.levillage.org/

martedi’ 1 giugno 2004
< MADRID (AFP) – LA NAVARRA E’ DIVENTATA IN MENO DI DIECI ANNI UN RIFERIMENTO IN TUTTA EUROPA PER LO SVILUPPO DELLE ENERGIE RINNOVABILI, CHE FORNISCONO IL 61% DEI CONSUMI DI ELETTRICITA’ DI QUESTA REGIONE DEL NORD DELLA SPAGNA. 

« La nostra ultima previsione é di produrre il 100% di elettricità per il 2010 con energie rinnovabili » mentre le energie « verdi » coprono meno del 10% dei bisogni di elettricità su scala nazionale, indica un alto responsabile del ministero regionale dell’industria, Javier Belarra.
Il modello Navarra (10.390 kmq) ha varcato le frontiere spagnole. E’ stato inserito in un video della Commissione di Bruxelles dedicato alle politiche esemplari in materia, che l’esecutivo europeo prevede di diffondere in una trentina di paesi.

 

Fra le energie rinnovabili, l’eolica ha la parte del leone. Fornisce il 43,6% dell’elettricità consumata dai 600.000 Navarrini, mentre l’idraulica (un centinaio di impianti) il 12%, e la biomassa (ricavata dalla combustione delle stoppie) il 5,3%. L’interesse della Navarra per le energie rinnovabili risale ad un modesto progetto : l’installazione, all’inizio degli anni 90, di minicentrali idroelettriche in una regione che, fino ad allora, non produceva elettricità.

 

Per questo il governo autonomo navarrino ed azionisti privati avevano costituito Energia Hidroelectrica de Navarra (EHN), impresa che sarebbe stata nominata nel 2000 « migliore impresa di energie rinnovabili nel mondo » dal quotidiano britannico Financial Times. Parallelamente, EHN decide « di procedere a misure della forza del vento su 72 siti della regione, dove l’altitudine oscilla fra 700 e 1.100 metri », ricorda José Arrieta, portavoce di questa impresa. I risultati sono probanti.

 

Nel 1995 il governo regionale adotta un piano energetico che privilegia le energie rinnovabili, soprattutto l’eolica la cui tecnologia aveva fatto nel frattempo considerevoli progressi. Il loro sviluppo sarà molto rispettoso dell’ambiente, come conviene Emilio Rull, responsabile delle questioni energetiche di Greenpeace in Spagna. Nessun parco eolico é stato installato nella zona pirenaica della Navarra né in siti ove la fauna e la flora avrebbero potuto correre rischi, si insiste a EHN. In questi ultimi anni la distanza fra un aerogeneratore e l’altro é stata portata da 50 a 200 metri.

 

Le prime eoliche sono state montate su delle colline vicino a Pamplona, capitale della Navarra. « Di nasconderle non se ne parlava. Volevamo che i Navarrini prendessero coscienza della loro importanza e dei loro benefici », ci viene spiegato all’EHN.

 

Attualmente la Navarra dispone di più di un migliaio di aerogeneratori in 27 parchi eolici di cui 21 appartengono a EHN. Lo sviluppo delle energie rinnovabili ha creato circa 3.500 posti di lavoro in Navarra. Parallelamente, dei corsi di sensibilizzazione alle questioni ambientali sono stati introdotti nell’insegnamento secondario.

 

I parchi eolici sono stati installati in zone accessibili, cio’ che ha permesso la sistemazione di circuiti pedestri, sempre con l’obbiettivo di familiarizzare i Navarrini con questa fonte di energiea Secondo sondaggi ufficiali, una grande maggioranza dei Navarrini é favorevole all’eolica.

Tradotto dal francese da Giustiniano e Marie-Claude Rossi

 

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I pro- e gli antienergia eolica sotto tensione

 

Dibattito sotto tensione, sabato al liceo del Gros-Chène di Pontivy, fra i pro- e gli antieolica. Questi scambi tempestosi si sono svolti nel quadro del forum sulle energie rinnovabili, organizzato dalla rete 56 “Uscire dal nucleare”.

“Anche se inondate la Francia di eolica, riuscirete a produrre solo dall’1 al 2% della produzione d’elettricità, ma provocando una vera devastazione ambientale », lancia un oppositore all’eolica. La nascita di numerosi progetti nella Bretagna centrale provoca un’alzata di scudi in taluni abitanti.

 

« Il rumore delle pale arriva a 100 decibel e la nocività sonora é percepibile fino a 1,5 km, aggiunge un altro oppositore. Il valore immobiliare scenderà del 50% ». Gli antieolica denunciano « progetti di ditte straniere, che si preoccupano solo di fare profitti. »

 

Dato che il Morbihan non ha ancora neppure un’eolica, é un sindaco del nord Finistère, Andrè Talarmin di Plouarzel, che é venuto a testimoniare l’esperienza del suo comune, pioniere in Bretagna nella produzione di elettricità a partire dal vento. « Accogliamo da 4 anni un impianto da 3,3 megawatt, che corrisponde al consumo annuo di una popolazione di 4 000 abitanti, spiega. Non c’é stata opposizione da parte degli abitanti e non é stata una posta in gioco alle elezioni comunali. »

 

« Discorsi dogmatici »

 

La Compagnia del vento che gestisce il sito paga 45 734 euro di tassa professionale (comunale : NdT). « Non entra nelle casse del comune, precisa in sindaco. Dalla creazione della Tassa professionale unica, il denaro é redistribuito all’insieme dei comuni del paese di Iroise (la zona dove si trova il comune : NdT) ». All’ingresso del parco sono stati realizzati un’area picnic, un parcheggio per i pullman e cartelli esplicativi. “Vicini, vacanzieri estivi e scuole visitano il sito, aggiunge André Talarmin. Ottimo in termini di immagine per il nostro comune. Il parco non ha avuto alcun effetto sul valore fondiario e su quello immobiliare, che sono in aumento dappertutto. »

 

Domanda dalla sala : « A che distanza sono le prime case ? » Risposta del sindaco : « A 500 metri. Se si volesse imporre una distanza minima di due km, non ci sarebbe eolica in Bretagna ».

 

Alain Rivat, animatore della rete « Uscire dal nucleare », fa del forum un bilancio positivo. « Abbiamo accolto 200 persone e una ventina di amministratori locali, constata. Avevamo invitato le associazioni di oppositori Vent Tournant di Malguénac e Vent de Folie di Langonnet, ma purtroppo non sono andati oltre dei discorsi dogmatici.

 

Intanto, l’eolica fa tranquillamente la sua strada nel dipartimento (corrisponde alla nostra provincia : NdT). Permessi di costruzione sono stati accordati a Ménéac-Mohon per un parco eolico da 12 megawatt, a Gueltas-Noyal-Pontivy per 9 megawatt, a Kergrist per 19,7 megawatt e per 1,4 megawatt a Langoëlan. I primi mulini faranno girare le loro pale a partire da quest’anno.

 

Jean-Paul Louédoc

Ouest France 26.4.04

 

Tradotto dal francese da Giustiniano e Marie-Claude Rossi

 

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Eolico: 39,000 MW di capacita' installata nel 2003, l'Europa e' la leader

La capacita' generativa installata nel mondo e' passata da meno di 5,000 MW nel 1995 a 39,000 MW nel 2003, aumentando di 8 volte. L'industria eolica e' nata in California durante i primi anni '80, ma gli USA, che adesso hanno una potenza installata di 6,300 MW, sono rimasti indietro rispetto all'Europa. La sola Germania ha superato gli USA nel 1997; in Europa, la Germania e' la leader con una potenza installata di 14,600 MW. Dopo aver sviluppato nell'entroterra gran parte della sua attuale potenza installata (28,000 MW), l'Europa sta ora puntando alle risorse eoliche offshore (in mare aperto). Uno studio valutativo del potenziale offshore in Europa ha concluso che il vento potrebbe coprire l'intero fabbisogno energetico residenziale della regione entro il 2020. Una volta che otterremo energia a basso costo dal vento, avremo la possibilita' di produrre idrogeno dall'acqua con l'elettrolisi. L'idrogeno e' un mezzo per accumulare e trasportare l'energia eolica. La notte quando la domanda di elettricita' scende, i generatori di idrogeno potrebbero essere accesi per conservare l'energia prodotta dal vento.

Fonte: Earth Policy Institute

Traduzione a cura di Fabio Quattrocchi

L'Europa sta guidando il mondo nell'era dell'energia eolica. Nelle ultime previsioni del 2003, l'EWEA (European Wind Energy Association) stima che la capacita' generativa dell'eolico in Europa si espandera' dai 28,400 MegaWatt del 2003 ai 75,000 MW del 2010 e ai 180,000 MW nel 2020. Entro il 2020, cioe' fra soli 16 anni, l'energia eolica soddisfera' la domanda energetica residenziale di 195 milioni di Europei, meta' della popolazione nella regione.

La capacita' generativa installata nel mondo, che cresce piu' del 30% all'anno, e' passata da meno di 5,000 MW nel 1995 a 39,000 MW nel 2003, aumentando di 8 volte. Tra i combustibili fossili, il gas naturale ha avuto un tasso di crescita annuale del 2% nello stesso periodo, seguito dal petrolio con meno del 2%, e il carbone con meno dell'1%. La capacita' generativa del nucleare e' aumentata del 2%.

La moderna industria eolica e' nata in California durante i primi anni '80, ma gli USA, che adesso hanno una potenza installata di 6,300 MW, sono rimasti indietro rispetto all'Europa. La sola Germania ha superato gli USA nel 1997; in Europa, la Germania e' la leader con una potenza installata di 14,600 MW. La Spagna, una potenza eolica crescente nell'Europa meridionale, potrebbe superare gli USA nel 2004. La piccola Danimarca adesso soddisfa il 20% del suo fabbisogno energetico dal vento, ed e' anche il primo produttore ed esportatore di turbine eoliche del mondo.

Dopo aver sviluppato nell'entroterra gran parte della sua attuale potenza installata (28,000 MW), l'Europa sta ora puntando alle risorse eoliche offshore (in mare aperto). Uno studio valutativo del potenziale offshore in Europa ha concluso che se il continente si muove piu' velocemente nello sviluppo delle sue vaste risorse offshore, il vento potrebbe coprire l'intero fabbisogno energetico residenziale della regione entro il 2020.

Il Regno Unito si sta muovendo velocemente per sviluppare la sua capacita' eolica offshore. Nell'Aprile 2001, ha approvato dei siti che avranno in totale una capacita' generativa di 1,500 MW. Nel Dicembre 2003, il governo ha approvato altri 15 siti offshore con una capacita' generativa che potrebbe superare i 7,000 MW. Questi impianti eolici richiedono un investimento di 12 miliardi di dollari e potrebbero soddisfare il fabbisogno energetico residenziale di 10 milioni di abitanti (la Gran Bretagna ha una popolazione di 60 milioni).

La spinta verso lo sviluppo dell'eolico in Europa viene in parte dalle preoccupazioni per il riscaldamento climatico. L'ondata record di caldo che ha colpito l'Europa nel 2003 e che ha distrutto intere piantagioni e causato 35,000 morti ha accelerato la sostituzione del carbone con fonti energetiche pulite.

Il vento attrae per diversi motivi. E' abbondante, economico, inesauribile, ben distribuito, e non altera il clima, una serie di attributi che nessun'altra fonte energetica possiede. Quando il Dipartimento USA dell'energia (DoE) ha pubblicato il suo primo inventario per l'energia eolica nel 1991, preciso' che 3 stati ricchi di vento (North Dakota, Kansas e Texas) avevano sufficiente potenza eolica da soddisfare l'intero fabbisogno nazionale di elettricita'. Coloro che avevano pensato l'energia eolica come una fonte energetica marginale furono sorpresi dalla scoperta.

Oggi sappiamo che quella fu una stima cauta del potenziale dell'energia eolica, perche' si basava sulle tecnologie del 1991. I miglioramenti del design delle turbine eoliche fatti da allora permettono ad esse di operare a velocita' di vento inferiori rispetto a prima; consentono poi di convertire il vento in elettricita' molto piu' efficientemente, e di sfruttare il potenziale eolico in un'area ben piu' estesa. Nel 1991, le turbine eoliche avevano un'altezza media di 40 metri. Nel 2004, le nuove turbine raggiungono i 100 metri con pale piu' lunghe che consentono di catturare piu' efficientemente l'energia eolica, triplicando la quantita' di vento sfruttabile. Mentre il DoE nel 1991 poteva dire che quei tre stati avevano sufficiente energia eolica per soddisfare il fabbisogno nazionale di elettricita', oggi possiamo affermare che hanno sufficiente energia eolica sfruttabile per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale (cioe' non solo la domanda di elettricita').

Quando l'industria eolica si sviluppava agli inizi in California nei primi anni '80, l'elettricita' generata dal vento costava 38 cents per kilowatt-ora. Da allora il prezzo e' sceso a 4 cents o anche meno in alcuni siti piu' ventosi. Alcuni contratti di lungo termine sono stati firmati a 3 cents per kilowatt-ora. L'EWEA prevede che entro il 2020 molti impianti eolici produrranno elettricita' a 2 cent per kilowatt-ora, rendendo questa fonte la piu' economica in assoluto.

Una volta che otterremo energia a basso costo dal vento, avremo la possibilita' di produrre idrogeno dall'acqua con l'elettrolisi. L'idrogeno e' un mezzo per accumulare e trasportare efficientemente l'energia eolica. La notte quando la domanda di elettricita' scende, i generatori di idrogeno potrebbero essere accesi per conservare l'energia prodotta dal vento. Una volta conservato, l'idrogeno potrebbe essere usato per alimentare gli impianti energetici o le automobili. Esso puo' quindi diventare un'alternativa al gas naturale, specialmente se i prezzi del metano crescono e rendono costosa la produzione di elettricita'.

Il costo principale per l'energia generata dal vento e' il capitale iniziale investito per la costruzione. Ma dato che il vento e' gratis, il solo costo durante la produzione e' rappresentato dalla manutenzione. Considerando la recente volatilita' dei prezzi del gas naturale, la stabilita' dei prezzi dell'eolico e' particolarmente attraente. Con la possibilita' che i costi del metano aumentino, gli impianti a gas potrebbero essere usati di riserva quando manca o e' insufficiente l'elettricita' generata dal vento.

Gli USA stanno rimanendo indietro nello sviluppo dell'energia eolica non perche' non possono competere tecnologicamente con l'Europa nella produzione di turbine, ma per una mancanza di leadership alla Casa Bianca. Gli incentivi fiscali di 1.5 cents per kw-ora prodotto dall'eolico, adottati nel 1992 per stabilire parita' con i sussidi forniti ai combustibili fossili, negli ultimi 5 anni e per 3 volte di seguito non sono stati rinnovati. L'incertezza su quando saranno rinnovati ha demoralizzato il settore.

La leadership Europea ha fornito al continente un vantaggio economico: nove dei primi 10 produttori di turbine eoliche si trovano in 3 paesi (Danimarca, Germania e Spagna). Questi sono i 3 paesi che hanno avuto i piu' forti e stabili incentivi economici.

Gli USA con la loro tecnologia avanzata e la ricchezza di risorse eoliche dovrebbero essere un leader in questo campo, ma purtroppo continuano ad affidarsi pesantemente al carbone (una fonte energetica tipica del XIX secolo) per gran parte della loro elettricita', mentre i paesi Europei stanno sostituendo il carbone con il vento. L'Europa non sta solo guidando il mondo nell'era del vento, ma lo sta guidando anche nell'era dell'energia rinnovabile e della stabilizzazione climatica. Dimostrando il potenziale di sfruttamento dell'energia eolica, l'Europa sta inaugurando la new economy per il resto del pianeta.

http://ecquologia.it/sito/pag89.map

11.04.2004
Collettivo Bellaciao


Di : Collettivo Bellaciao
martedì 13 aprile 2004

 

Tradotto dal francese da Giustiniano e Marie-Claude Rossi

 

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comitato nazionale del paesaggio – toscana

www.cnp-online.it

vittoriogiugni@libero.it

cell. 3409661856

 

COMUNICATO STAMPA

 

Le torri eoliche minacciano di distruggere i crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo.

Alcuni dei più bei paesaggi dell’Appennino centrale, intorno al Passo della Raticosa (Comuni di Firenzuola –FI-,Monghidoro e Castel del Rio- BO-) sono attualmente sotto il tiro incrociato della multinazionale spagnola GAMESA e delle amministrazioni locali.

La Gamesa sta concludendo accordi, per lei vantaggiosissimi, molto meno per i Comuni interessati, assolutamente dannosi per le comunità, per costruire 3 o 4 industrie eoliche sulle cime più belle di questi tre Comuni.

Per quanto riguarda la Toscana il progetto della Gamesa prevede la costruzione di un “parco” eolico nel paese di Paincaldoli (Comune di Firenzuola) proprio a ridosso dell’antico e splendido centro abitato patria di Evangelista Torricelli, inventore del barometro.

I terreni monitorati dagli anemometri della società iberica si trovano a 2-300 metri in linea d’aria dal centro di Piancaldoli  ed interessano i magnifici e calvi crinali che costituiscono il tradizionale orizzonte del Paese.

La Gamesa pensa ad installare su quei territori vocati all’agricoltura, all’allevamento, al turismo ed al ristoro dell’anima e del fisico degli uomini, 14-15 grandi torri da 1 MgW  di potenza (altezza complessiva oltre 120 metri…..!!!).

Sarebbe la distruzione dell’ambiente naturale per come si è sedimentato da secoli e l’azzeramento del paesaggio di Piancaldoli e dei borghi limitrofi. Per essere installate le torri del vento hanno bisogno dell’apertura di grandi strade necessarie al passaggio dei grandi camion che trasportano i vari elementi delle torri.  Crinali saranno devastati dalle colate di cemento occorrenti per ancorare al terreno le grandi pale del vento. Sarà necessaria anche la costruzione in un nuovo elettrodotto per trasportare la (poca) energia elettrica prodotta dalle torri.

Piancaldoli subirà danni rilevantissimi. Come in tutte le località che ospitano industrie eoliche i terreni verranno svalutati; le abitazioni subiranno perdite di valore dal 30 al 50%; i turisti abbandoneranno Piancaldoli ed i paesi limitrofi; il rumore delle pale (quando saranno in funzione) ammorberà i timpani dei residenti!

Tutto questo in cambio di pochi denari per il Comune di Firenzuola (distante una ventina di kilometri) e moltissimi guadagni solo per Gamesa (tutti concentrati, peraltro, negli altissimi incentivi previsti per la sola costruzione delle torri).

Questo Comitato confida nella mobilitazione dei piancaldolesi e fa appello alle sedi locali del Club Alpino Italiano, della Coldiretti e della Federcaccia affinché facciano sentire la propria opposizione fino dalle fasi iniziali del progetto Gamesa.

 

Dr. Vittorio Giugni

Coordinatore del CNP-Toscana

 

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Comunità Montana :campagna energie rinnovabili

“Scaldiamo la casa non scaldiamo il pianeta”. Questo lo slogan scelto dalla Comunità Montana del Mugello e dall’Agenzia Fiorentina per l’energia per lanciare la campagna di comunicazione per la promozione del solare termico e del riscaldamento a legna, curata e coordinata dallo “Sportello-energia” che si trova all’interno del SUAP (Sportello unico per le attività produttive), in via Aldo Moro 5 a Borgo S. Lorenzo (aperto al pubblico tutti i martedì dalle 9,30 alle 13,30). Sono stati realizzati manifesti e depliant informativi, disponibili presso lo stesso “Sportello-energia” e a breve agli Urp dei comuni del Mugello.

«Accrescere il proprio benessere e della comunità senza compromettere quello degli altri e delle generazioni future. Su questo principio fondamentale deve basarsi qualsiasi progetto di sviluppo, anche locale ed il comportamento di ognuno di noi - si legge nel materiale informativo -. Il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili aiuta uno sviluppo solidale e sostenibile. Anche piccole iniziative, soprattutto se messe insieme ad altre, possono aiutare a vivere meglio ed a lasciare un mondo più pulito ai nostri figli».

Nell’ambito della campagna la Comunità Montana del Mugello ha stipulato una specifica intesa con alcune banche (Cassa di Risparmio di Firenze, Monte dei Paschi di Siena, Banca Toscana, Banca di Credito Cooperativo del Mugello), che si sono dichiarate disponibili a concedere finanziamenti a tasso agevolato per l’installazione di impianti di riscaldamento e produzione di acqua calda che utilizzano fonti di energia alternative o a basso impatto ambientale.

Inaugurato a novembre dell’anno scorso, lo “Sportello-energia” ha registrato nei primi 6 mesi d’attività diverse richieste d’informazioni, sia attraverso un contatto diretto all’ufficio sia con il numero verde 800 997936: in particolare su impianti termici per la produzione d’acqua calda e la possibilità di accedere a contributi, su termocamini a legna ed eventuali contributi regionali, incentivi per caldaie a legna.

Allo “Sportello-energia” informazioni a cittadini ed aziende del Mugello su:
- risparmio energetico ed uso di energie alternative e pulite;
- incentivi regionali per l’installazione di pannelli solari termici o caldaie a legna e agevolazioni fiscali,
- normative
- campagna “Riscaldati con cura”, sui controlli degli impianti termici della Provincia.

Rivolgendosi direttamente allo “sportello-energia”, inoltre, si ricevono informazioni su possibilità di sconti per l’installazione di pannelli solari termici, caldaie a legna, termocamini, stufe.
Informazioni possono essere richieste anche telefonando al numero verde dell’Agenzia Fiorentina per l’energia 800 997936 o inviando una e-mail a: info@firenzenergia.com
.

 

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I PARCHI EOLICI E L'IMPATTO

AMBIENTALE


- DOCUMENTAZIONE INVIATA 

DA MARCO MEZZETTI -

 

SVILUPPO ATTUALE E PROSPETTIVE FUTURE PER GLI IMPIANTI EOLICI IN ITALIA

Alla fine del 2002 in Italia risultano installati oltre 1.240 aerogeneratori per una potenza che si avvicina ai 700 MW. Nella classifica della potenza eolica installata l'Italia si colloca al quarto posto in Europa ed al sesto nel mondo.

Dal punto di vista delle localizzazioni le prime installazioni commerciali sono state realizzate al confine tra la Puglia e la Campania , in particolare tra le province di Foggia e Benevento, in zone marginali e montuose, con altitudini comprese tra 700 e 1000 metri sopra il livello del mare. A partire dal 1996, e fino ad oggi, gli aerogeneratori installati nel nostro territorio, aggiungendosi a quelli di costruzione nazionale (Riva Calzoni e West), sono esclusivamente stranieri, in particolare di produzione danese, sempre più affidabili, competitivi e ben inseriti nell'ambiente.

La taglia media è attualmente di 561 kw, con riferimento a tutto il parco di macchine installate in Italia. L'incremento della taglia media è stato influenzato dalla presenza sul mercato nazionale di turbine eoliche da 600, 660 e anche 750kw, che è il modello più grande attualmente presente nel nostro territorio. Queste sono macchine tripala, come le turbine eoliche danesi Vestas da 600 e 660 kw (diametro del rotore di 47 metri ). Prodotte nello stabilimento di Taranto, della Italian Wind Technology (IWT), che coprono circa il 55-60% del parco eolico nazionale.

Un'altra macchina presente sul nostro territorio, è la tedesca Enercon con modelli da 500 a 600 kw. In quantità minore sono presenti il modello della Bonus, con una potenza sempre intorno ai 600 kw e il modello da 750 kw della Neg-Micon

In Italia il numero dei developers è piuttosto ristretto (4-5 sono gli operatori più importanti) Il principale è l'IVPC (Italian Vento Power Technology), l'IVPC ha prodotto, nel corso del 2001 il 76% dell'energia generata in Italia da fonte eolica.

Anche la Edison Energie Speciali (EDENS) sta percorrendo, insieme a Enel Gren Power, lo stesso percorso, con macchine estremamente affidabili.

Alla fine del 2002 risultavano complessivamente installati nel mondo oltre 24.500 MW di potenza eolica, per una produzione di elettricità capace di alimentare quasi 15 milioni di abitazioni. Nel solo 2001 sono stati installati 6.870 MW, per una crescita annuale delle installazioni rispetto al 2000 del 38,8%. La Germania è la vera locomotiva, il traino del settore (8750 MW totali).

L'Unione europea detiene complessivamente il primato con circa il 70% della potenza installata (17.535 MW), ma anche negli Stati Uniti nell'ultimo anno è stata notevole la crescita con 1.682 MW eolici installati.

La Spagna ha consolidato il suo secondo posto in Europa (installati 1,217 MW nel solo 2001). Interessanti sono anche le potenzialità, tra l'altro già espresse dalla dimensione dell'eolico in India (1.246 MW in totale).

  UNA RASSEGNA DEGLI IMPATTI AMBIENTALI DELL'EOLICO

Nell'ambito del convegno di Roma alcuni interventi hanno illustrato i principali impatto eolici in Italia. Se da una parte questi siano al momento, insieme a quelli idroelettrici, gli unici impianti a fonti rinnovabili che possono sostituire quote significative di carico elettrico, dall'altra tali impianti producono un impatto visivo: le turbine eoliche emergono sul territorio e si stagliano nel paesaggio, causando a volte un impatto al territorio , quantificabile spesso solo in termini soggettivi.

In Gran Bretagna ed in Germania, in aree di rilievo paesaggistico, attuando specifici criteri di ingegneria naturalistica, di architettura del paesaggio e del territorio, si sono potuti ottenere risultati veramente brillanti.

IMPATTO VISIVO

Non possiamo prescindere dal fatto che gli aerogeneratori sono strutture che si evidenziano nel paesaggio e vanno a relazionarsi e a interagire con altri elementi territoriali.

E' possibile mantenere basso il disturbo al paesaggio: inserire le macchine in modo che la variazione di forma e di altezza non disturbi la lettura scenica del paesaggio può essere estremamente utile e funzionale; ciò può comportare, però, una riduzione dell'affollamento di una fattoria eolica ed una riduzione della potenza installata totale, per riduzione del numero di macchine o della loro potenza unitaria.

L'impatto visivo non è sempre proporzionale al numero o all'altezza delle macchine, misurare la variazione di altezza, la variazione di forma, la variazione di colore, le diverse condizioni di illuminazione, le condizioni meteorologiche prevalenti, tenere presente lo sfondo ed altre caratteristiche.

Alcuni criteri da seguire sono comunque ormai prassi consolidata come, ad esempio, la distanza minima tra le macchine: in genere, di 3-5 diametri sulla stessa fila e di 5/7diametri sulle file parallele. Una centrale eolica affollata causerebbe un impatto visivo particolarmente rilevante, simile a quelli della ormai desueta tecnica di installazione dei siti californiani, quali Tehachapi, Almont Pass e San Giorgio (le famose foreste d'acciaio).

Eseguire installazioni lungo le linee dei crinali delle colline oppure entro valli è una prassi legata alla necessità di sfruttare siti con più elevate velocità medie annuali.

IMPATTO SU FAUNA E AVIFAUNA

Gli impianti eolici possono avere delle possibili interazioni con la fauna e soprattutto con l'avifauna, sia quella di tipo stanziale che quella migratoria. Tuttavia, alla luce delle rilevazioni e degli studi effettuati, risulta che la frequenza delle collisioni degli uccelli con gli aerogeneratori è estremamente ridotta.  Una buona segnalazione delle macchine, anche ai fini della individuazione visiva per i sorvoli a bassa quota, sembrerebbero concorrere positivamente anche alla prevenzione degli urti con i volatili.

Resta tuttavia una certa carenza di studi di settore condotti sul territorio italiano e nella più vasta gamma di situazioni possibili.

INTERFERENZA ELETTROMAGNETICA

L'interferenza elettromagnetica causata dagli impianti eolici è molto ridotta. In Italia è ancora poco studiata.

IMPATTO ACUSTICO

Per quanto riguarda il rumore prodotto dalle turbine eoliche, studi della BWEA hanno mostrato che a distanza di poche centinaia di metri (che sono le distanze tipiche di confine per limitare eventuali rischi per gli abitanti delle aree circostanti), questo è sostanzialmente poco distinguibile dal rumore di fondo.

OCCUPAZIONE DEL TERRITORIO

L'impatto dovuto all'occupazione territoriale è assai basso, con valori non maggiori del 3% dell'area di riferimento.

Spesso l'area circostante mantiene le funzioni precedenti all'installazione, come, ad esempio il suo utilizzo per il pascolo di animali.

L'IMPATTO DEGLI AEROGENERATORI SUL PAESAGGIO E POTENZIALI FATTORI DI RISCHIO PER AVIFAUNA E VEGETAZIONE

L'impatto dell'eolico sul paesaggio, come si è visto, è un aspetto di difficile quantificazione e, a volte, in grado di sollevare opposizioni tra la popolazione.

Per mitigare l'impatto sul paesaggio, in genere, si consiglia di usare turbine dello stesso tipo e della stessa taglia; usare turbine con tre pale o garantire che la posizione di stop del bipala o monopala non dia sensazione di asimmetria.

Progettare una disposizione degli aerogeneratori estesa in lunghezza, prevalentemente in file piuttosto che in grandi gruppi.

Come vedremo gli strumenti di mitigazione sul paesaggio sono spesso in conflitto con gli strumenti di mitigazione sulla fauna.

IMPATTO SULLA VEGETAZIONE

In termini di occupazione del suolo l'aerogeneratore ha un impatto trascurabile e, dunque, l'impatto sulla vegetazione e sugli ecosistemi esistenti si verifica soprattutto in fase di realizzazione del progetto, con la costruzione di strade di servizio e delle fondamenta per gli aerogeneratori. Quindi è necessario:

·        minimizzare il disturbo agli habitat e alla vegetazione durante la fase di costruzione;

·        evitare / minimizzare i rischi di erosione causati dalla costruzione delle strade di servizio, delle fondamenta degli aerogeneratori, ecc.

·        ripristinare la vegetazione dopo l'installazione dell'impianto;

·        compensare il danno migliorando le aree vicine.       

IMPATTO SULLA FAUNA

·        modificazione dell'habitat e disturbo di natura antropica

·        decessi per collisione

·        variazione della densità di popolazione

·        variazione dell'altezza di volo e della direzione di volo

Per evitare le collisioni su impianti già esistenti si consiglia, infatti, di dipingere gli aerogeneratori con colori brillanti, utilizzare segnalatori sonori di pericolo, evidenziare la presenza di conduttori attraverso spirali o sfere colorate, utilizzare aerogeneratori con bassa velocità di rotazione delle pale, distribuire gli aerogeneratori in gruppi o in ordine sparso, fermare gli aerogeneratori durante i periodi di intensa migrazione.

Per i nuovi impianti è opportuno svolgere indagini preliminari allo scopo di possedere un quadro completo delle popolazioni animali presenti nel sito d'interesse, con particolare attenzione ad alcuni aspetti quali: presenza di specie rare o minacciate della fauna nazionale, densità delle popolazioni di rapaci, di chirotteri, individuazione di eventuali siti di nidificazione di specie di rapaci a rischio, intensità dei flussi migratori, individuazione delle rotte migratorie preferenziali.

Un caso di studio interessante è quello di un sito eolico presso lo stretto di Gibilterra, costituito da 66 aerogeneratori, alti circa 40 m . distribuiti in un'unica fila e posizionata sulla cresta di una montagna orientata in direzione nord-sud. Il sito è un importante corridoio di migrazione per l'avifauna. Attraverso 2 stazioni di controllo si è studiato per 14 mesi il comportamento della fauna: in questo periodo sono morti due soli uccelli, mentre sono stati osservati nell'area sopra all'impianto circa 45.000 grifoni e 2.500 bianconi.

Negli Stati Uniti ((Erikson e altri, 2001) che stima la mortalità dell'avifauna per collisione causata dagli impianti eolici pari allo 0,01-0,02% di tutte le morti per collisioni dei volatili.

ECO-COMPATIBILITA' DELLE FONTI RINNOVABILI E RUOLO DELL'EOLICO

Le fonti NON RINNOVABILI si inseriscono in un contesto energetico che è una delle cause di un reale e gravissimo impatto planetario: l'aumento delle temperature medie globali; un trend che, secondo il terzo rapporto dell'IPCC, anno dopo anno si sta aggravando e che porta a prevedere un aumento di oltre 5 gradi delle temperature medie mondiali entro la fine del secolo, con conseguenze devastanti per l'intero ecosistema. Le strategie energetiche dovranno portare, entro i prossimi decenni, a ridurre di quantità ben più consistenti (circa il 60-70%) le emissioni globali, per poter controllare il fenomeno dell'effetto serra. Per affrontare i cambiamenti climatici il WWF sostiene che occorra perseguire i seguenti obiettivi nel breve e medio termine:

-          forte aumento dell'efficienza energetica in tutti i settori per stabilizzare i consumi;

-          forte aumento dell'efficienza nella generazione e nella distribuzione di energia elettrica;

-          progressivo passaggio a combustibili a più basso contenuto di carbonio, come il metano, in impianti di piccola taglia con cogenerazione;

-          forte crescita dell'utilizzo delle fonti rinnovabili;

-          riconversione del sistema energetico e produttivo in grado di consentire entro la metà del secolo l'utilizzo prevalente delle fonti rinnovabili.

Le politiche energetiche attuali vanno esattamente nella direzione opposta: la IEA prevede che le emissioni di gas serra aumenteranno del 42% entro il 2012 e del 60% entro il 2020. In Italia alcune recenti decisioni potrebbero giocare contro questa strategia come il recente decreto "sblocca centrali" che dà un durissimo colpo alle energie rinnovabili ed a tutti gli impianti di piccole dimensioni.

L'ENERGIA EOLICA: UNA NECESSITA'

Alla luce di quanto detto, il WWF ritiene l'energia eolica, insieme alle altre rinnovabili, una necessità, anche se viene seriamente preso in considerazione il problema di rendere minimi gli impatti causati da questa tecnologia. L'energia eolica è dunque, per il WWF, una fonte energetica irrinunciabile in attesa, probabilmente nei prossimi 10-15 anni, della maturazione di un sistema energetico basato sul solare e sull'idrogeno, che più si prestano a un utilizzo esteso nel nostro paese. Il WWF Italia ritiene che l'impatto ambientale dell'eolico debba essere valutato secondo tre tipi di criteri:

·        temporali, che riguardano le attività di pre-installazione, di costruzione, di esercizio e dismissione (decommissioning)

·        spaziali, che riguardano l'area interna al sito, l'area esterna di rispetto, e comunque l'area di influenza del campo eolico, gli elettrodotti, le aree di ancoraggio (per impianti off-shore) e altre considerazioni "spaziali" rispetto a costruzioni di servizio, magazzini, ecc.;

·        cumulative, che riguardano sinergie negative che possono insorgere in combinazione con altri impianti e con altri insediamenti.

Rispetto a queste tematiche il WWF Italia richiede la VIA e la VAS , entrambe condotte in maniera trasparente e attraverso la consultazione di tutti i portatori di interesse.

I progetti devono essere inseriti in un Piano Energetico Regionale che definisca gli obiettivi di riduzione delle emissioni regionali in coerenza con gli impegni nazionali previsti nel Protocollo di Kyoto. Inoltre, le operazioni di decommissioning, da garantire con impegno fidejussorio nell'atto autorizzativo, devono contenere anche interventi di ripristino del sito.

QUALCHE NOTA ECONOMICA SULL'EOLICO

Attualmente in Italia, il costo di installazione, ipotizzando l'impiego di aerogeneratori da almeno 600 kw di potenza nominale, si può ritenere compreso fra un minimo di circa 850 euro ed un massimo di 1.290 euro/kw variando da siti pianeggianti a siti caratterizzati da orografia complessa.

Il costo della macchina può ritenersi compreso fra 2/3 e 3/4 del costo totale di installazione, in funzione delle caratteristiche orografiche del sito.

Una centrale da circa 10 MW allacciata alla rete elettrica in AT potrebbe avere un costo di realizzazione compreso fra 8,2 e 12,9 milioni di euro, in funzione dell'orografia del sito. Applicazione sempre in rete, ma allacciate a quella di MT (impianti con potenza di circa 2-3 MW) potrebbero avere un costo di realizzazione compreso tra 930.000 e 1.100.000 euro per MW installato.

Il costo di produzione varia in funzione della taglia delle macchine e della ventosità del sito, In Italia alcune stime lo indicherebbero compreso tra 4,4 e 7,3 centesimi di euro/kwh.

EMISSIONI EVITATE CON UN IMPIANTO EOLICO DA 10 MW

 

 

MWh

Polveri (ton)

Sox (ton)

if (navigator.appName.indexOf("MSIE") != -1) document.write("
");

 

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