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UNALTRA FIRENZUOLA COMUNICATI STAMPA |
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| Assemblea pubblica sulla Casa di Riposo (30 Maggio 2005) | |
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31 MAGGIO 2005
LA MAGGIORANZA DI CENTRO SINISTRA DI FIRENZUOLA NON HA MAI VOLUTO CHE LA CASA DI RIPOSO FOSSE TRASFORMATA IN UNA "AZIENDA PUBBLICA DI SERVIZI ALLA PERSONA" L’Assemblea pubblica di lunedì 30 maggio, indetta dall’Amministrazione Comunale per discutere del futuro della Casa di Riposo «SS. Annunziata», ha rappresentato la «vittoria» della linea del sindaco Corbatti e dell’ex sindaco Mascherini che, fin dall’approvazione della Legge Regionale sullo scioglimento delle IPAB ha mirato a impedire la trasformazione della locale casa di riposo in azienda pubblica (che pure avrebbe mantenuto una significativa presenza dei «fondatori» all’interno della nuova struttura). Schierando al tavolo della presidenza le massime autorità locali (il Presidente della Comunità Montana Tagliaferri, la Presidente della Società della Salute Gentilini e il funzionario della Regione (dott. Sergio Bonanni), il Sindaco ha ottenuto un significativo sostegno istituzionale a qualla che oggi viene definita come l’unica via percorribile: cercare di inserire una scheggia di «pubblico» in una istituzione destinata inevitabilmente alla privatizzazione. Il centro sinistra di Firenzuola, da quando la Legge Regionale è stata pubblicata, nell’agosto dello scorso anno, ha operato per scongiurare l’ipotesi di una pubblicizzazione della Casa di Riposo. Questo è il significato della frase «gli scenari sono cambiati», ripetuta con insistenza dagli amministratori comunali. Quando l’opzione era fra mantenimento della IPAB (con la presenza minoritaria del Comune) e la privatizzazione totale, il Comune si è sempre schierato – anche in Tribunale – contro la richiesta di privatizzazione; ma quando si è presentata l’opportunità di avere una istituzione pubblica (con una presenza minoritaria della Curia) la scelta è stata proprio qualla di impedire la trasformazione in azienda pubblica. Sarebbe bastato che l’Amministrazione Comunale avesse preso pubblicamente posizione a favore dell’ASP (azienda pubblica di servizi alla persona) e avesse dato ai propri rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione della Casa di Riposo il mandato di sostenere questa linea, e la Curia avrebbe avuto la certezza di un parere negativo del Comune a una eventuale richiesta di privatizzazione. In questo modo la Curia – scegliendo il male minore – sarebbe stata costretta a cercare di concordare preliminarmente con il Comune la trasformazione in «fondazione». Ma la Giunta e la maggioranza di centro sinistra – nonostante le nostre sollecitazioni e le nostre richieste formali ad affrontare la questione nelle sedi istituzionali (VII Commissione Consiliare e Consiglio Comunale) – ha sempre «preso tempo», non ha dato nessuna indicazione ai rappresentanti comunali nel CdA, ha aspettato che la Casa di Riposo presentasse la richiesta di privatizzazione per poter dire che «ormai» l’unica via da percorrere è quella di mettere un po’ di pubblico nel privato. In questo quadro anche noi abbiamo appoggiato la richiesta della Commissione Consiliare che la Casa di Riposo dichiarasse formalmente di accettare due punti qualificanti: il riconoscimento di non avere i requisiti previsti dalle vecchie norme per la privatizzazione e di un ruolo determinante della parte pubblica nelle decisioni piú importanti del nuovo ente. La risposta (tra l’altro non illustrata, come del resto la richiesta del Comune, nell’assemblea) è stata una generica disponibilità a trattare. Se questa risposta viene presentata come un successo da parte della Giunta e della maggioranza vuol dire che fino a ieri da parte della Curia non c’era nemmeno questa disponibilità. La Casa di Riposo ha davanti a sé un futuro non facile, per l’utenza in primo luogo, ma anche per il personale, che fino all’ultimo ha chiesto con insistenza e con valide motivazioni la difesa del carattere pubblico dell’ente. Questa difesa può passare anche attraverso l’«estinzione», che non significa la chiusura della Casa di Riposo, bensí una sua gestione pubblica che, accanto al Comune, veda la partecipazione della Società della Salute, dei Sindacati, dei Comuni vicini, delle associazioni di volontariato; in una parola: di tutta la comunità comunale, altomugellana e mugellana. Da qui al 30 giugno – data entro la quale, con la proroga concessa, il Comune dovrà esprimere il proprio parere – non ci sottrarremo al nostro compito all’interno della Commissione VII (che, secondo l’indicazione dell’assessore Calamini dovrà gestire la stesura dello statuto del nuovo ente): opereremo perché nella situazione che la maggioranza e la Curia hanno creato la presenza e i poteri della comunità locale siano i piú ampi possibili, ma agiremo anche a livello regionale perché siano rigorosamente rispettati i dettami della legge 43: se la Casa di Riposo non ha i requisiti tecnici per diventare privata, nessun accordo politico glieli potrà creare all’interno di un Ufficio Regionale, e nemmeno all’interno della Giunta Regionale.
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