Per un'altra Firenzuola
il gruppo di lavoro - il gruppo consiliare - lo spazio dei movimenti e dei cittadini

pagina iniziale consiglio comunale le iniziative giornalino rassegna stampa link documentazione comunicati stampa archivio  (il vecchio sito)
-> 
 benvenuto -> home -> documentazione -> RISORSE IDRICHE -> RISANO
documentazione RISORSE IDRICHE: DA RICCHEZZA A PROBLEMA
  acquedotto industriale del Risano: documenti

ultimo aggiornamento 13/02/2007

INTERROGAZIONE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA (LORENZO VERDI) ALLA GIUNTA PROVINCIALE
Concessioni di attingimento
Corrispondenza "Per un'altra Firenzuola"/Provincia di Firenze
Lettera all'Autorità di Bacino del Reno e documentazione inviataci sul DMV (deflusso minimo vitale)
Corrispondenza con l'Istituto Idrologico della Regione Toscana
Stralci dalla concessione edilizia 51/2004
Interrogazione al Sindaco di Firenzuola
Documentazione fotografica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERROGAZIONE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA (LORENZO VERDI) ALLA GIUNTA PROVINCIALE

 

Il 6 ottobre 2004 il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista ha presentato una interpellanza per chiedere chiarimenti sulla concessione di licenze di attingimento nel fiume Santerno, in località Cornacchiaia nel comune di Firenzuola.

All'interpellanza ha risposto il 2 dicembre 2004 l'Assessore Tiziano Lepri che ha dichiarato:

"Nel luglio del 2001 è avvenuto il passaggio di competenze in materia di derivazione di acque sotterranee e superficiali dal Genio Civile.

dai dati in nostro possesso trasferiti dal Genio Civile si è rilevato:

In data 04/12/96 la ditta Cave Alto Santerno presentò all'ufficio del Genio Civile domanda di concessione di derivazione di acqua dall'invaso artificiale in Loc. Risano, ubicato in sinistra idraulica del Fiume Santerno, per scopo industriale.

Il progetto preliminare della derivazione prevede la realizzazione di una stazione di pompaggio costituita da un'elettropompa sommersa che capterà l'acqua dall'invaso artificiale e la convoglierà attraverso una condotta forzata ad una stazione intermedia e da qui verrà pompata sino alla stazione di stoccaggio posta sul piazzale dell'impianto di frantumazione della cava Sasso di Castro. La conduttura principale sarà interrata e si collocherà in adiacenza della strada di servizio che collega la S.P. Firenzuola-Passo della Futa in corrispondenza del centro abitato di Cornacchiaia con la S.S. 65 Passo della Futa in corrispondenza della Loc. Ponti, per uno sviluppo complessivo di km 6,380.

 

L'Ufficio del Genio Civile, nelle more di istruttoria della concessione ha rilasciato alla ditta Cave Alto Santerno, a partire dal 1997, la licenza annuale di attingimento dall'invaso artificiale.

Nel passaggio di competenze, avvenuto nel 2001, l'ufficio Difesa del Suolo e Risorse Idriche, ha rilasciato licenza di Attingimento annuale alla ditta Cave Alto Santerno srl, di cui Berti Sisto è il Presidente, sulla base delle valutazioni già effettuate dal Genio Civile.

Da notizia avuta dagli istruttori di vigilanza di quest'ufficio, attualmente l'attingimento dal bacino del Risano (non essendo stato realizzato l'acquedotto) avviene mediante elettropompa sommersa e l'acqua prelevata viene trasportata a destinazione mediante autobotti.

In data 05/07/2004, successivamente al rilascio della licenza di attingimento relativa all'anno 2004, è pervenuta da parte del Gruppo Consiliare "Per un'altra Firenzuola" richiesta di chiarimenti circa le modalità del rilascio, avendo rilevato che il corso del fiume Santerno a monte del lago artificiale è completamente asciutto; quest'ufficio nell'ambito della riattivazione delle migliaia di procedimenti di concessione non avviati o non conclusi dal Genio Civile, ha richiesto in data 27/07/2004 le integrazioni alla ditta in questione che consentiranno una nuova valutazione dell'istanza, insieme all'Autorità di Bacino competente - Autorità di Bacino del Fiume Reno- in ordine alla compatibilità dell'utilizzazione con le previsioni del Piano di Tutela.

 

In risposta ai punti dell'interpellanza:

1.       l'ultimo comma dellart. 56 del T.U. n 1775 del 11/12/1933 cita:"La licenza è in tutti i casi accordata, salvo rinnovazione per non più di cinque volte per la durata non maggiore di un anno, e può essere revocata per motivi di pubblico interesse". Quest'ufficio, volendo dare conclusione alle migliaia di procedimenti non conclusi dal Genio Civile, con la richiesta di integrazione all'istanza di concessione ha avviato il procedimento istruttorio della pratica in oggetto, che si concluderà entro 210 gg dalla richiesta; nelle more dell'istruttoria del procedimento di concessione, l'ufficio ha concesso ancora una volta l'attingimento annuale.

2.       Non risulta a tutt'oggi pervenuta a questo Ufficio nessuna richiesta di volturazione dalla Ditta Cave Alto Santerno alla ditta Berti Sisto & C. .

3.       La domanda sdi concessione agli atti non è corredata da una relazione idrogeologica dettagliata del sito, ma da un progetto preliminare. La suddetta relazione di dettaglio è oggetto delle integrazioni richieste il luglio scorso alla Ditta, che ci permetteranno di valutare meglio quale impatto ha il prelievo sul minimo deflòusso vitale del Fiume Santerno. Il sopralluogo, così come previsto dalla normativa, avverrà nel corso dell'istruttoria della pratica, e saranno invitati a parteciparvi gli enti competenti in materia, che potranno così fare le loro osservazioni e dare prescrizioni in merito"

 Questa la replica del consigliere Lorenzo Verdi:

"La questione da noi sollevata con questa interpellanza deve essere contestualizzata  nello scenario  del territorio del Mugello devastato, in molte sue parti, dagli effetti prodotti dai lavori dell'Alta Velocità.

In questo contesto si inserisce il caso del fiume Santerno  colpito dall'essiccamento di fonti e sorgenti causato da tali lavori e profondamente trasformato direttamente ed indirettamente da essi.

 Nel caso specifico, dall'escavazione di materiale ghiaioso si è formato nell'alveo del fiume in prossimità di Cornacchiaia, piccola frazione di Firenzuola, un lago (detto Risano) le cui acque negli ultimi anni sono state utilizzate, tramite trasporto in autobotti, da un impianto di frantumazione di pietra, quello di Sasso di Castro, gestito da un impresa che ha fornito materiale prima per i lavori dell'A.V. poi per la Variante di Valico.

La formazione di questo bacino artificiale e l'attingimento idrico in esso effettuato hanno causato una mutazione nella morfologia del fiume Santerno tale da provocare, in alcuni mesi dell'anno, un'interruzione del suo corso naturale all’altezza del lago stesso.

Da quanto ci risulta dal 1999 sono state richieste e ottenute concessioni per il prelievo di ben 60 litri al secondo di acqua per 365 giorni all'anno nonostante fosse sotto gli occhi di tutti che il fiume nei pressi del punto di attingimento è asciutto da maggio a ottobre.

La Provincia ha concesso  per cinque anni autorizzazioni per il prelievo di acqua senza mai dare  adeguata considerazione a ciò che stava accadendo e soprattutto, cosa a nostro avviso strana, alla luce del fatto che sono state  concesse almeno dal 2003 due autorizzazioni diverse per ogni anno (una da 20 litri al secondo, una da 40), a ditte diverse ma riconducibili allo stesso proprietario, con un'unica utilizzazione dell'acqua  e con lo stesso luogo di prelievo: il fatidico bacino del Risano.

 E non solo. Non si è mai provveduto a controllare che i concessionari delle licenze adempissero agli obblighi previsti dalla stessa.

Lo dimostra il fatto che per quanto ci risulta il previsto strumento di misurazione dell'acqua prelevata non sia mai stato installato.

E alla luce dei fatti la prescrizione di sospensione dell'attingimento per "imprevedibili condizioni di magra ai fini di assicurare il minimo deflusso vitale" non è mai stata rispettata e da qui l'intervento dei rappresentanti della lista "Per un'altra Firenzuola" a cui lei Assessore si riferiva, che è servito se non altro ad evidenziare il fatto che esiste la necessità di approfondire la questione. 

Nonostante queste inadempienze, nonostante che il corso e la vita di un fiume sia stata alterata in modo evidente, la Provincia ha concesso un'autorizzazione straordinaria di attingimento (il limite massimo consentito era di cinque anni) per il sesto anno consecutivo, il 2004, nonostante l'autorizzazione del 2003, ce la siamo procurata, porti scritto in calce "ai sensi dell'art.9 comma 2 della legge 275/93 la presente autorizzazione non potrà più essere rinnovata".

Tengo a precisare che non esiste da parte nostra nessuna ostilità nei confronti della ditta o delle ditte in questione ma poichè questa vicenda ha come protagonista in negativo un fiume, colpito e danneggiato da tali interventi, pretendiamo da questa Giunta e da questa Amministrazione trasparenza, pieno rispetto delle normative e soprattutto maggiori attenzioni sulle tematiche ambientali.

Rimangono seri punti interrogativi: chi deve vigilare sul rispetto delle prescrizioni indicate dalla licenza (strumento di misurazione, minimo deflusso vitale)?

E ancora, visto che non è stato ancora in alcun modo dimostrato che non esistono interferenze tra il Bacino e il Santerno e che le concessioni vengono rilasciate per quantità di acqua proporzionali alla portata dei fiumi, come si sono potute rilasciare autorizzazioni per 60 litri/secondo con un fiume in portata minima e talvolta nulla?

Questa vicenda si lega al progetto del cosiddetto acquedotto Risano-Sasso di Castro; fu il Genio Civile, nelle more dell'istruttoria di quel progetto, a concedere a suo tempo la prima licenza annuale di attingimento e il rinnovo per alcuni anni successivi.

In previsione delle aumentate necessità idriche per la lavorazione di inerti da parte della Società Autostrade e di Cavet infatti  già nel 1996 fu richiesta l'autorizzazione per la costruzione di un acquedotto industriale (detto Risano-Sasso di Castro) che porterebbe, se realizzato, alla deriviazione dal lago di una quantità di acqua  notevolmente superiore a quella attualmente attinta.

Questo comprometterebbe ulteriormente il lago e di riflesso il fiume Santerno.

I lavori di costruzione di quell'acquedotto non sono ancora stati avviati perchè come lei ci ha spiegato la pratica è rimasta sommersa, e da qui  le autorizzazioni concesse dalla Provincia e la proroga di attingimento per il 2004.

Si persevera nell'errore in attesa dei  monitoraggi, dei rilievi e delle misurazioni della portata del fiume a monte e a valle del lago, in attesa di stabilire con certezza se il Risano influisca o meno sul corso del Santerno.

Questi dati   serviranno a determinare la necessità o meno dell’impermeabilizzazione dell’invaso cioè di quell’opera di isolamento dello stesso fondamentale a nostro avviso per impedire la deviazione sotterranea del fiume e quindi l’alterazione della sua portata a causa dell’attingimento idrico dal lago.

Siamo quindi in una fase cruciale che assume però aspetti paradossali se si considera che le misurazioni e i rilievi sulla portata del fiume e quindi la valutazione dell’opportunità dell’opera di impermeabilizzazione sono stati delegati a Cavet e alla ditta che dovrebbe realizzare l’acquedotto (che è poi la stessa che gestisce la cava e la stessa che dal 1999 attinge in modo quantomeno discutibile acqua dal Risano) cioè a quei soggetti che in tutta la vicenda sicuramente più che alla tutela ambientale puntano ad una rapida ed economica conclusione dei lavori.

Quello che si prospetta, in assenza di un intervento deciso di verifica e di controllo, da parte della Provincia stessa, è uno scenario tristemente noto.

Non più di un mese fa Repubblica ha pubblicato la notificazione alle parti offese, tra cui è bene ricordarlo oltre a tutti i Comuni del Mugello c'è anche la Provincia di Firenze, del rinvio a giudizio per il processo sui danni ambientali legati all'Alta Velocità che proprio pochi giorni fà ha preso avvio.

59 persone rappresentanti di Cavet e di altre ditte sono state accusate di reati che vanno dal "danno ai corsi d'acqua superficiali" a "immissioni  di fanghi inquinanti" fino al "danno alle fonti idriche superficiali e sotterranee per depauperamento della portata o prosciugamento o essiccamento" (17 tra fiumi, torrenti e fossi, 50 sorgenti, 30 pozzi, 2 acquedotti privati) Complessivamente per aver drenato e disperso dall'inizio dei lavori non meno di 45 (e ad oggi aggiungo io siamo ad una cifra ben superiore) milioni di metri cubi di acqua nel territorio della Comunità Montana del Mugello.

Quanto sopra- si legge nella notificazione- avendo avviato i lavori in assenza di valutazioni geologiche utili ad accertare le caratteristiche di ogni tratto del tracciato e il conseguente impatto idrologico. E ancora "per aver omesso di adottare cautele,  precauzioni e provvedimenti tali da mantenere quantomeno il deflusso minimo vitale nei fiumi, torrenti e fossi sopra indicati.

Tutte  valutazioni e  precauzioni che anche in questo caso erano state  demandate, poi mai messe in atto, agli stessi esecutori dei lavori.

 I tragici errori commessi, da parte degli esecutori materiali ma anche da chi certe opere le ha avallate, hanno prodotto purtroppo effetti irrimediabili ma ci auguriamo possano servire se non altro come monito  per le scelte future.

Non ci pare a tal proposito di buon auspicio rilevare che i  soggetti interessati e coinvolti nella costruzione dell'acquedotto Risano-Sasso di Castro, ai quali è bene ribadirlo viene delegata la valutazione di impatto ambientale, siano tra coloro che dovranno rispondere alle imputazioni prima citate nel processo per danno ambientale.

 Non vogliamo certo emettere sentenze ma esprimiamo le nostre critiche e perplessità nei confronti di un metodo, quello dell'esecutore dei lavori che diviene garante di sé stesso, che ha dimostrato di non funzionare e di produrre disastri.

Perplessità che si rafforzano quando, come in questo caso, i soggetti chiamati a decidere delle sorti dell'ambiente sono in giudizio su presunti reati  di grande portata e hanno già commesso errori in passato. Da vedere a tal proposito l'ordinanza di ingiunzione (atto della Provincia n°1597 del 10/05/2004) a carico degli stessi soggetti relativa alla mancata registrazione di rifiuti speciali prodotti per l'appunto nell'impianto di Sasso di Castro.

Crediamo che in attesa di chiarire tutti i punti oscuri di questa vicenda, e a tal proposito chiediamo a lei Assessore di far luce sulle concessioni di attingimento erogate dalla Provincia,  e soprattutto in considerazione del fatto che il prelievo di acqua sta provocando gravi ripercussioni sul fiume Santerno, sarebbe opportuno sospendere immediatamente le licenze e bloccare la realizzazione dell'acquedotto industriale Risano-Sasso di Castro.

 Il nostro patrimonio ambientale necessita di tutele effettive, le scelte e le decisioni inerenti dovranno essere d'ora in poi valutate e ponderate attentamente, smettendola di perseguire un modello di sviluppo -quello delle grandi opere e della mercificazione dell'ambiente- che si è dimostrato catastrofico.

Se si continua ad affidarne le sorti a chi dal suo stravolgimento trae profitto il nostro territorio avrà un futuro segnato".

inizio pagina


 

 

Concessioni di attingimento

da inserire 

inizio pagina

 


 

 

CONSIGLIO COMUNALE

DI FIRENZUOLA

PROVINCIA DI FIRENZE

PER UN’ALTRA FIRENZUOLA

GRUPPO CONSILIARE

 

Firenzuola, 5 Luglio 2004

 

Gent.ma Dott.ssa Arch. Graziella Ajello

Dirigente della Direzione Difesa del Suolo

Area Politiche del Territorio, Ambiente e Agricoltura

della Provincia di Firenze

 

[anticipata a mezzo e-mail g.ajello@provincia.fi.it]

 

Oggetto: autorizzazioni attingimento acque dal lago artificiale “Risano” nel Comune di Firenzuola, pratica n° DA0000573

 

Le sarei grato se – come da accordo telefonico – volesse fornirmi la motivazioni del rinnovo per il 2004 dell’autorizzazione indicata in oggetto a favore della Società Cave Alto Santerno Srl.

Infatti l’autorizzazione per il 2003 recava la nota IV.1 “Ai sensi dell’art. 9 della legge 275/93 la presente autorizzazione non potrà piú essere rinnovata”, in quanto – come esplicitato al punto I.5 dell’autorizzazione stessa – “il richiedente ha già ottenuto la richiesta licenza nei soli anni: 99/00/01/02”.

A quanto ci costa:

  1. il richiedente dell’autorizzazione per il 2004 è la medesima Sociatà Cave Alto Santerno Srl

  2. l’acqua attinta è destinata al lavaggio di inerti nella medesima area estrattiva degli anni precednti (Cava di prestito di Sasso di Castro), anche se oggi gli inerti sono destinati non piú a Cavet, ma alla Società Autosrade.

Inoltre si fa presente che il corso del fiume Santerno a monte del Lago artificiale Risano (che dal Santerno è alimentato per drenaggio) è completamente asciutto; e si chiede quindi quale procedura può essere attivata per l’applicazione del punto II.4.2 dell’autorizzazione.

Fiducioso nella sua collaborazione, La ringrazio e Le porgo i piú cordiali saluti

 

Gruppo Consiliare “Per un’altra Firenzuola”

Il Capo Gruppo

Luciano Ardiccioni

 


 

 

Area Politiche  del Territorio, Ambiente, Agricoltura

Direzione Difesa del Suolo

 

PROT. N°                                                                                                                                          Firenze, mercoledì 20 ottobre 2004

CL.   8    Cat.   4     Cas.       N°                                                            

Allegati n°

 

 

Spett.le Luciano Ardiccioni

Capo Gruppo del

Gruppo Consiliare “Per un’altra Firenzuola”

 

 

 

Oggetto: risposta alla Vs. del 05 Luglio scorso,  anticipata per e-mail

 

Con riferimento alla richiesta inviata per e-mail, come già anticipatole per telefono, confermo che la Società Cave Alto Santerno ha avuto la licenza di attingimento per gli anni 99/00/01/02/03.

La Ditta ha presentato domanda di concessione per derivazione di acqua superficiale, quando la competenza era ancora del Genio Civile; quest’Ufficio, nel passaggio di competenze avvenuto nel 2001, ha rilasciato gli attingimenti negli anni passati, e dall’esame della pratica di concessione, ha ritenuto di chiedere le integrazioni necessarie per il proseguimento dell’iter, e provvederà ad inviare l’istanza corredata degli allegati progettuali all’ Autorità di Bacino del Fiume Reno , competente sul Santerno, affinché esprima il parere di merito in ordine alla compatibilità dell’utilizzazione con le previsioni del Piano di Tutela (art. 7 comma 2 del T.U. N.1775/33). Nelle more del procedimento di concessione si è assentito la licenza di attingimento per il presente anno.

Nell’espletamento del procedimento della concessione, il Comune potrà fare eventuali opposizioni all’istanza.

Sperando di aver chiarito la situazione, Le porgo Cordiali Saluti.

 

 

 

 

                                                                                     Il Dirigente

                                                                                           Dott. Arch. Graziella Ajello

 

 


 

 

CONSIGLIO COMUNALE

DI FIRENZUOLA

PROVINCIA DI FIRENZE

PER UN’ALTRA FIRENZUOLA

GRUPPO CONSILIARE

 

Firenzuola, 30 Luglio 2004

 

Gent.ma Dott.ssa Arch. Graziella Ajello

Dirigente della Direzione Difesa del Suolo

Area Politiche del Territorio, Ambiente e Agricoltura

della Provincia di Firenze

[anticipata a mezzo e-mail g.ajello@provincia.fi.it]

 

e p. c.

Al Dirigente dell’Ufficio Tecnico

del Comune di Firenzuola

 

Oggetto: attingimento acque dal lago artificiale “Risano” nel Comune di Firenzuola e costruzione di acquedotto industriale Risano-Sasso di Castro

 

Dopo la Sua precisazione sulla concessione della licenza in oggetto, siamo entrati in contatto con l’Ufficio Tecnico del Comune di Firenzuola e con l’Autorità di Bacino del Fiume Reno per chiedere una verifica delle condizioni poste dalla licenza stessa (presenza di strumenti di misura e garanzia del MDV dei corsi d’acqua interessati).

Su indicazione dell’Autorità di Bacino del Fiume Reno, abbiamo richiesto all’Istituto Idrologico della Regione Toscana una misurazione del deflusso delle acque del Fiume Santerno e del Torrente Risano a monte e a valle del cosiddetto “bacino artificiale” del Risano.

La misurazione è stata effettuata in data 23 Luglio 2004 alle presenza del Corpo Forestale dello Stato e non appena avremo i risultati sarà nostra premura trasmetterne copia a codesto Ufficio.

È risultato del tutto evidente che il letto dei due corsi d’acqua risulta completaemte asciutto a monte del “bacino del Risano”, mentre il deflusso riprende immediatamente a valle del medesimo, anche e soprattutto grazie all’immissione nel fiume Santerno di acqua, proveniente molto probabilmente dal bacino suddetto, attraverso un manufatto in cemento.

A nostro avviso si può ipotizzare che il “bacino del Risano” costituisce di fatto una derivazione dei corsi del Santerno e del Risano; una derivazione che, al momento attuale, capta la totalità delle acque dei due corsi.

Nel frattempo il Comune di Firenzuola ha rilasciato la concessione edilizia n° 51/2004 che costituisce una voltura a favore della Ditta Berti Sisto & C. Lavori Stradali di precedenti analoghe concessioni relative alla realizzazione di un acquedotto industriale dal bacino del Risano a Sasso di Castro. La succitata concessione contiene un art. 6 di “prescrizioni speciali” – che alleghiamo in copia – le quali (al punto 6 e al punto 11) fanno riferimento alla licenza di attingimento concessa da codesto Ufficio. In particolare, al punto 11, si chiede di volturare la licenza dalla Cave Alto Santerno Srl alla Ditta Bersi Sisto & C. Lavori Stradali Spa.

Chiediamo che nell’attuare la procedura richiesta codesto Ufficio tenga conto delle informazioni e delle valutazioni su esposte e del fatto che a tutt’oggi – per quello che ci consta – l’attingimento continua in assenza di qualsiasi strumento di misura.


 

 

 

 

 

inizio pagina

 


CONSIGLIO COMUNALE

DI FIRENZUOLA

PROVINCIA DI FIRENZE

PER UN’ALTRA FIRENZUOLA

GRUPPO CONSILIARE


PIAZZA DON STEFANO CASINI, 1 – 50033 FIRENZUOLA

 

Ing. Claudio Marchesini
Responsabile
Qualità, Uso delle acque e bilancio idrico
Autorità di Bacino del Fiume Reno
Viale Silvani, 6
40122 Bologna

Ing. Paolo Del Zanna
Dirigente UTC
Comune di Firenzuola

Oggetto: Attingimento acqua dal bacino artificiale Risano nel Comune di Firenzuola (Firenze)

La Provincia di Firenze (Area Politiche del Territorio, Ambiente e Agricoltura – Direzione “Difesa del Suolo”) ha rilasciato in data 31marzo 2004 autorizzazione alla CAVE ALTO SANTERNO SRL per l’attingimento di acqua dal Lago artificiale Risano per l/sec 20, 24 ore su 24, fino al 31/12/2004.
Analoga autorizzazione era stata concessa per cinque anni consecutivi dal 1999 al 2003.
L’ulteriore autorizzazione è stata motivata dall’Ufficio rilasciante con il fatto che “La Ditta richiedente ha presentato domanda di concessione per derivazione di acqua superficiale, quando la competenza era ancora del Genio Civile, quest’Ufficio, nel passaggio di competenze avvenuto nel 2001, ha rilasciato gli attingimenti negli anni passati, e dall’esame della pratica di concessione, ha ritenuto di chiedere le integrazioni necessarie per il proseguimento dell’iter, e provvederà ad inviare l’istanza corredata degli allegati progettuali all’Autorità di Bacino del Fiume Reno, competente sul Santerno, affinché esprima il parere in merito alla compatibilità dell’utilizzazione con le previsioni del Piano di Tutela (art. 7 c. 2 del TU 1775/33). Nelle more del procedimento di concessione si è assentito la licenza di attingimento per il presente anno”.

La licenza di attingimento contiene tutte le clausole di rito (dal misuratore previsto dall’art. 8 del D.Lvo 275/1993, alla sospensione o revoca della licenza “per assicurare il minimo deflusso vitale”.
Nella situazione attuale i letti del fiume Santerno e del torrente Risano a monte del bacino del Risano sono completamente asciutti, si pregano pertanto le SS. LL. di procedere a una verifica delle condizioni dei suddetti corsi d’acqa e delle modalità di attingimento, al fine di stabilire se sussistano le condizioni per una revoca o una sospensione della licenza in oggetto.

Confidando nella Loro collaborazione, porgo i piú cordiali saluti

 

 

Gruppo Consiliare “Per un’altra Firenzuola”

Il Capo Gruppo

Luciano Ardiccioni

 

 

Firenzuola, 10 Luglio 2004  

 

L'Autorità di Bacino del Reno ci ha inviato il seguente materiale

 

Delibera n. 1/4 del 23-01-04

 

 

OGGETTO N. 4: Art. 3, comma 1, lett i) della legge 18 maggio 1989 n.183 “Norme per la difese del Suolo”.

Definizione del minimo deflusso vitale.

 

IL COMITATO ISTITUZIONALE

 

Premesso:

-         che l’art. 3, comma 1, lett i) della legge 18 maggio 1989 n.183 “Norme per la difese del Suolo” indica tra le attività di pianificazione, di programmazione e di attuazione “la razionale utilizzazione delle risorse idriche superficiali …garantendo, comunque, che l’insieme delle derivazioni non pregiudichi il minimo deflusso costante vitale negli alvei sottesi ..”;

-         che l’art. 3 comma 3 della legge 5 gennaio 1994, n.36 stabilisce che “le derivazioni sono regolate in modo da garantire il livello di deflusso necessario alla vita negli alvei sottesi e tale da non danneggiare gli equilibri degli ecosistemi interessati”;

-         che il decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152 e successive modifiche dispone, all’art. 22, comma 5, stabilisce che “tutte le derivazioni di acqua comunque in atto …sono regolate dall’Autorità concedente mediante la previsione di rilasci volti a garantire il minimo deflusso nei corpi idrici…”

-         che il Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del Reno in data  9 novembre 2001 ha approvato un documento di indirizzo “ Determinazione del Minimo Deflusso Vitale” in cui viene indicato il percorso ed il metodo per arrivare alla determinazione del Minimo Deflusso Vitale ;

-         che in tale atto sono previste due fasi: una prima fase con l’obiettivo di arrivare rapidamente ad una determinazione del Minimo Deflusso Vitale attraverso il metodo regionalizzato ed in particolare quello che utilizza variabili morfologiche approvato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Po con determinazione “Criteri di regolazione delle portate in alveo” ed una seconda fase di maggiore approfondimento nella determinazione dello stesso attraverso l’utilizzo di metodi che tengano conto delle esigenze dei vari habitat (metodi sperimentali semplici e/o complessi).

-         che il Comitato Tecnico, nella seduta del 3 ottobre 2003, ha conclusivamente esaminato le proposte elaborate dalla Segreteria tecnica dell’Autorità di bacino, costituite da una tabella contenente i valori di portata che rappresentano il minimo deflusso vitale idrologico calcolate con il metodo sopra indicato e da una relazione di accompagnamento, esprimendo parere favorevole;

Dato atto:

-         che i valori contenuti nella tabella 1 “MINIMO DEFLUSSO VITALE”, per la parte di competenza, sono stati proposti alla Regione Toscana con lettera prot. 15173-03 in data 11.11.2003;

-         che la Regione Emilia-Romagna con delibera della Giunta regionale 2239 del 10.11.2003 ha approvato il documento preliminare del Piano di Tutela delle acque che contiene l’insieme dei valori di portata che rappresentano il Minimo Deflusso Vitale idrologico calcolati con il metodo sopra indicato indicando altresì tempi e modi per la progressiva applicazione degli stessi;

Constatato:

-         che esistono tutte le condizioni per approvare l’insieme dei valori di portata che rappresentano il Minimo Deflusso Vitale idrologico ;

su proposta del Presidente;

a voti unanimi e palesi

delibera

a)      di approvare l’insieme dei valori di portata che rappresentano il Minimo Deflusso Vitale idrologico contenuti nella tabella - Allegato A della presente deliberazione;

b)      di approvare la relazione tecnica di accompagnamento e le tabelle ad essa allegate comprensiva delle proposte alla Regioni per la progressiva applicazione del Minimo Deflusso Vitale – Allegato B alla presente deliberazione

c)      di demandare a successivo atto la individuazione del Minimo Deflusso Vitale determinato attraverso l’utilizzo del metodo sperimentale come indicato in premessa;

d)      di trasmettere il presente atto alle Regioni Emilia-Romagna e Toscana per il recepimento nei rispettivi Piani Tutela delle Acque di cui al Titolo IV, capo I del D.Lgs. n. 152/99 dei valori del Minimo Deflusso Vitale di cui all’allegato A;

e)      di trasmettere alle Regioni Emilia-Romagna e Toscana la relazione tecnica di cui all’allegato B come proposta per la definizione delle modalità di applicazione del Minimo Deflusso Vitale idrologico nel contesto degli interventi volti al raggiungimento degli obiettivi di qualità su scala di bacino, di competenza delle Stesse ai sensi del D.Lgs. n.152/99 e successive modifiche.

 

IL SEGRETARIO

IL PRESIDENTE

Forte Clò

Marioluigi Bruschini

 

Allegato B

Delibera     del 23.01.04

 

MINIMO DEFLUSSO VITALE IDROLOGICO

R E L A Z I O N E

 

 

Premessa

La bozza di decreto del Ministero dell’Ambiente “Criteri per la determinazione del Deflusso Minimo Vitale” indica i vari metodi possibili.

La scelta su quale metodo utilizzare viene lasciata alle Autorità di bacino nazionali ed interregionali.

La Segreteria Tecnica dell’Autorità di Bacino del Reno ha individuato nel metodo sperimentale quello più idoneo al bacino del Reno ed ha elaborato una proposta.

La proposta diSTUDIO PER LA DETERMINAZIONE DEL DEFLUSSO MINIMO VITALE NEL BACINO IDROGRAFICO DEL FIUME RENO è stata esaminata dal  Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino nella seduta del 31 gennaio 2003.

Il Comitato Tecnico ha condiviso la scelta del metodo e la proposta .

Si è quindi proceduto all’affidamento di apposito incarico di studio all’Università di Bologna Dipartimento di Biologia.

La conclusione dello studio è prevista per la fine del 2004.

 

La proposta della Regione Emilia-Romagna

Nel frattempo la Regione Emilia-Romagna ha proposto un approccio semplificato per la individuazione del valore di portata corrispondente al minimo deflusso vitale.

Questo metodo è riconducibile ai cosiddetti “metodi regionali” ed in particolare ad un metodo “morfologico”  messo a punto dall’Autorità di Bacino del Po.

Anche questa categoria, i “ metodi regionali”, sono tra quelli contemplati  dalla bozza di decreto ministeriale.

Una breve descrizione del metodo messo a punto dall’Autorità di Bacino del Po è contenuta nell’allegato  “Minimo Deflusso Vitale” .

Questo metodo, in estrema sintesi, individua un valore “idrologico” per il minimo deflusso vitale. Questo valore è collegato ai parametri morfologici del bacino (altitudine, forma del bacino ecc.) alla piovosità ecc. ed in pratica si traduce nell’individuazione dell’apporto unitario cioè la quantità d’acqua che nell’unità di tempo ogni unità di superficie del bacino apporta al fiume o al torrente.

Questo apporto è espresso il litri / secondo  Km2.

Ogni sezione del fiume sottende un bacino la cui superficie moltiplicata per l’apporto unitario fornisce un valore di portata che rappresenta il minimo deflusso vitale “idrologico”.

Questo valore “idrologico” della portata che esprime il minimo deflusso vitale viene successivamente corretto introducendo alcuni coefficienti che tengono conto di vari aspetti quali l’uso delle acque (ricreativo, fruizione ecc.), l’impatto delle attività umane (qualità delle acque), di particolari caratteristiche del bacino quali l’entità dell’infiltrazione in falda ed altri ancora.

Il metodo, i vari coefficienti ed il loro peso relativo con alcune considerazioni sono riassunti nell’allegato “Minimo Deflusso Vitale”

L’assenza dei coefficienti correttivi fornisce un valore di portata “minimo deflusso vitale idrologico” significativamente inferiore a quello reale.

Con il metodo adottato dall’Autorità di Bacino del Po sono stati calcolati i valori di portata da attribuire al minimo deflusso vitale “idrologico” per un insieme di punti del fiume Reno e dei suoi affluenti.

Questo insieme di valori così calcolati sono contenuti nella tabella  1.

Nel corso del 2002 i valori di portata contenuti nella tabella in questione sono stati presentati e discussi con tutti gli enti interessati ed in particolare le due Regioni, le Province emiliane e toscane, le ARPA provinciali dell’Emilia-Romagna e della Toscana  e le Agenzie di  ambito della toscana (ATO 3 Medio Valdarno ) ed emiliane (ATO 5 Bologna).

I valori contenuti nella tabella  1 sono stati sottoposti al Comitato Tecnico che ha espresso parere favorevole nella seduta del 3.10.2003.

L’insieme dei valori di portata che esprimono il minimo deflusso vitale “idrologico” contenuti nella tabella 1 rappresenta il primo obiettivo eventualmente da raggiungere  ed il punto di passaggio verso l’insieme dei valori di portata che esprimono il minimo deflusso vitale determinato per via sperimentale.

 

I  Piani di tutela delle acque

La proposta formulata  dal Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino, contenuta nella tabella 1 è stata sottoposta alla Regione Toscana per l’inserimento nel  piano di tutela delle acque.

 

Per la parte emiliana del bacino del Reno la proposta del Comitato Tecnico integra i punti indicati dalla Regione Emilia-Romagna nel documento ”Definizione del DMV analisi a livello regionale del criterio messo a punto dall’Autorità di Bacino del fiume Po e sua caratterizzazione ed eventuale adeguamento - Relazione Quadro conoscitivo attività I” con alcuni ulteriori punti significativi che sono collocati in corrispondenza di stazioni di misura in continuo della portata gestite dall’ex Servizio Idrografico (ora ARPA) ed alcune gestite direttamente dall’Autorità di Bacino del Reno.

Questi punti dove si misura in continuo il valore della portata costituiscono un primo livello di controllo sul rispetto del valore di portata corrispondente al minimo deflusso vitale .

 

La situazione  attuale

Per avere il quadro della situazione recente sono stati posti a confronto i valori della portata misurata in varie stazioni con il valore di portata calcolato che rappresenta il minimo deflusso vitale “idrologico”.

La domanda a cui si è voluto dare una risposta è conoscere per quanti giorni la portata reale misurata nel fiume è stata inferiore al valore di portata calcolato che rappresenta il minimo deflusso vitale “idrologico”.

Si è fatto riferimento a due periodi : l’anno solare ed il periodo “irriguo” considerato dal 1 giugno al 30 settembre di ogni anno.

L’arco di tempo considerato  va dal 1997 al 2001 con l’aggiunta del 2002 per le stazioni  dove sono già disponibili questi dati .

Per le stazioni di più recenti (Pracchia, Pianoro Vecchio e Zola Predosa) il confronto è stato fatto con i dati disponibili dalla loro attivazione.

I risultati dell’analisi su quanti giorni nell’anno solare o nel periodo 1 giugno-30 settembre la portata reale del fiume risulti inferiore al valore della portata che rappresenta il minimo deflusso vitale “ idrologico” sono riassunti rispettivamente nella tabella 2 e nella tabella 3.

La reale situazione rispetto ai valori di portata calcolati che rappresentano il minimo deflusso vitale “idrologico” può essere cosi riassunta:

-        nel tratto toscano del Reno la situazione, al momento, non presenta particolari problemi.

-        in chiusura di bacino del tratto montano del Reno e dei suoi sottobacini appare evidente una situazione di sofferenza marcata a valle della Chiusa di Casalecchio sul Reno, a Calcara sul Samoggia, a Zola Predosa sul Lavino e a Castel San Pietro sul Sillaro.  

Notevoli sofferenze sono presenti anche nel tratto vallivo a Castenaso sull’Idice, a Sesto Imolese sul Sillaro.

E’ doveroso sottolineare un dato di prospettiva.

Poiché il valore di portata che esprime il minimo deflusso vitale “idrologico” non tiene conto di altre problematiche, prima tra tutte la qualità delle acque, è da sottolineare che la situazione di deficit delle portate reali (misurate) rispetto a quelle che rappresentano il valore del minmo deflusso vitale è ancora peggiore di quella appena descritta.

 

Proposte per la progressiva applicazione del Minimo deflusso vitale

Il valore della portata che rappresenta il minimo deflusso vitale “idrologico” è stato definito per un certo numero di sezioni del Reno e dei suoi affluenti .

Questo rappresenta la prima tappa cioè un obiettivo intermedio per molte situazioni che attualmente se ne discostano anche in misura consistente. 

Entro la fine del 2004 sarà individuato per un cospicuo numero di sezioni anche il minimo deflusso vitale determinato per via sperimentale attraverso indagini di campo

Questo rappresenta il punto di arrivo cioè l’obiettivo strategico.

 

 

Proposta alle Regioni

L’obiettivo strategico e cioè la piena applicazione del minimo deflusso vitale determinato per via sperimentale può essere conseguito fissando due date di riferimento:

la prima è il 31 dicembre 2008

entro tale data il valore del minimo deflusso vitale “idrologico” dovrebbe essere pienamente operativo  e rispettato a valle di tutte le derivazioni comunque concesse.

La seconda è il 31 dicembre 2016

entro tale data il valore del minimo deflusso vitale determinato sperimentalmente dovrebbe essere pienamente operativo  e rispettato a valle di tutte le derivazioni comunque concesse.

 

Il valore del minimo deflusso vitale determinato sperimentalmente dovrebbe inoltre essere pienamente operativo  e rispettato a valle di tutte le derivazioni comunque concesse con scadenza compresa tra il 1 gennaio 2008 ed 31 dicembre 2016.

 

In considerazione dell’evidente stato di sofferenza già ora presente in molte situazioni, come è stato evidenziato in precedenza, si ritiene opportuno proporre alcune azioni a breve termine con lo scopo di mitigare per quanto possibile queste situazioni.

 

 

 

Azioni a breve termine entro il 31 dicembre 2005

A tempi brevi, per migliorare la situazione che è caratterizzata da un elevato numero di giorni con portata inferiore al minimo deflusso vitale “idrologico”, sono possibili alcune azioni .

In particolare sono auspicabili due azioni.

1.      nei tratti immediatamente a valle degli invasi montani di Suviana, Molino del Pallone, Pavana e Santa Maria-Brasimone.

Fatta eccezione per il tratto a valle del complesso Santa Maria-Brasimone, che tramite il torrente Setta alimenta il sistema acquedottistico dell’area bolognese, e per il quale la portata estiva è sostenuta da appositi rilasci dal bacino del Brasimone, la situazione immediatamente a valle dei tre invasi è caratterizzata da prolungati periodi di quasi totale o totale assenza di portata.

Per queste tre situazioni si propone:

-        torrente Limentra di Treppio a valle dell’invaso di Suviana si propone un rilascio

-        tale da mantenere il valore di portata corrispondente al minimo deflusso vitale pari a  0,19 m3/s (16416  m3/g);

-