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ultimo aggiornamento 13/02/2007

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Il 6 ottobre 2004 il consigliere provinciale di Rifondazione Comunista ha presentato una interpellanza per chiedere chiarimenti sulla concessione di licenze di attingimento nel fiume Santerno, in località Cornacchiaia nel comune di Firenzuola. All'interpellanza
ha risposto il 2 dicembre 2004 l'Assessore Tiziano Lepri che ha
dichiarato: "Nel
luglio del 2001 è avvenuto il passaggio di competenze in materia di
derivazione di acque sotterranee e superficiali dal Genio Civile. dai
dati in nostro possesso trasferiti dal Genio Civile si è rilevato: In
data 04/12/96 la ditta Cave Alto Santerno presentò all'ufficio del
Genio Civile domanda di concessione di derivazione di acqua dall'invaso
artificiale in Loc. Risano, ubicato in sinistra idraulica del Fiume
Santerno, per scopo industriale. Il
progetto preliminare della derivazione prevede la realizzazione di una
stazione di pompaggio costituita da un'elettropompa sommersa che capterà
l'acqua dall'invaso artificiale e la convoglierà attraverso una
condotta forzata ad una stazione intermedia e da qui verrà pompata sino
alla stazione di stoccaggio posta sul piazzale dell'impianto di
frantumazione della cava Sasso di Castro. La conduttura principale sarà
interrata e si collocherà in adiacenza della strada di servizio che
collega la S.P. Firenzuola-Passo della Futa in corrispondenza del centro
abitato di Cornacchiaia con la S.S. 65 Passo della Futa in
corrispondenza della Loc. Ponti, per uno sviluppo complessivo di km
6,380. L'Ufficio
del Genio Civile, nelle more di istruttoria della concessione ha
rilasciato alla ditta Cave Alto Santerno, a partire dal 1997, la licenza
annuale di attingimento dall'invaso artificiale. Nel
passaggio di competenze, avvenuto nel 2001, l'ufficio Difesa del Suolo e
Risorse Idriche, ha rilasciato licenza di Attingimento annuale alla
ditta Cave Alto Santerno srl, di cui Berti Sisto è il Presidente, sulla
base delle valutazioni già effettuate dal Genio Civile. Da
notizia avuta dagli istruttori di vigilanza di quest'ufficio,
attualmente l'attingimento dal bacino del Risano (non essendo stato
realizzato l'acquedotto) avviene mediante elettropompa sommersa e
l'acqua prelevata viene trasportata a destinazione mediante autobotti. In
data 05/07/2004, successivamente al rilascio della licenza di
attingimento relativa all'anno 2004, è pervenuta da parte del Gruppo
Consiliare "Per un'altra Firenzuola" richiesta di chiarimenti
circa le modalità del rilascio, avendo rilevato che il corso del fiume
Santerno a monte del lago artificiale è completamente asciutto;
quest'ufficio nell'ambito della riattivazione delle migliaia di
procedimenti di concessione non avviati o non conclusi dal Genio Civile,
ha richiesto in data 27/07/2004 le integrazioni alla ditta in questione
che consentiranno una nuova valutazione dell'istanza, insieme
all'Autorità di Bacino competente - Autorità di Bacino del Fiume Reno-
in ordine alla compatibilità dell'utilizzazione con le previsioni del
Piano di Tutela. In
risposta ai punti dell'interpellanza: 1.
l'ultimo
comma dellart. 56 del T.U. n 1775 del 11/12/1933 cita:"La licenza
è in tutti i casi accordata, salvo rinnovazione per non più di cinque
volte per la durata non maggiore di un anno, e può essere revocata per
motivi di pubblico interesse". Quest'ufficio, volendo dare
conclusione alle migliaia di procedimenti non conclusi dal Genio Civile,
con la richiesta di integrazione all'istanza di concessione ha avviato
il procedimento istruttorio della pratica in oggetto, che si concluderà
entro 210 gg dalla richiesta; nelle more dell'istruttoria del
procedimento di concessione, l'ufficio ha concesso ancora una volta
l'attingimento annuale. 2.
Non
risulta a tutt'oggi pervenuta a questo Ufficio nessuna richiesta di
volturazione dalla Ditta Cave Alto Santerno alla ditta Berti Sisto &
C. . 3.
La
domanda sdi concessione agli atti non è corredata da una relazione
idrogeologica dettagliata del sito, ma da un progetto preliminare. La
suddetta relazione di dettaglio è oggetto delle integrazioni richieste
il luglio scorso alla Ditta, che ci permetteranno di valutare meglio
quale impatto ha il prelievo sul minimo deflòusso vitale del Fiume
Santerno. Il sopralluogo, così come previsto dalla normativa, avverrà
nel corso dell'istruttoria della pratica, e saranno invitati a
parteciparvi gli enti competenti in materia, che potranno così fare le
loro osservazioni e dare prescrizioni in merito" Questa
la replica del consigliere Lorenzo Verdi:
"La
questione da noi sollevata con questa interpellanza deve essere
contestualizzata nello scenario del territorio del Mugello
devastato, in molte sue parti, dagli effetti prodotti dai lavori
dell'Alta Velocità. In
questo contesto si inserisce il caso del fiume Santerno colpito
dall'essiccamento di fonti e sorgenti causato da tali lavori e
profondamente trasformato direttamente ed indirettamente da essi. Nel
caso specifico, dall'escavazione di materiale ghiaioso si è formato
nell'alveo del fiume in prossimità di Cornacchiaia, piccola frazione di
Firenzuola, un lago (detto Risano) le cui acque negli ultimi anni sono
state utilizzate, tramite trasporto in autobotti, da un impianto di
frantumazione di pietra, quello di Sasso di Castro, gestito da un
impresa che ha fornito materiale prima per i lavori dell'A.V. poi per la
Variante di Valico. La
formazione di questo bacino artificiale e l'attingimento idrico in esso
effettuato hanno causato una mutazione nella morfologia del fiume
Santerno tale da provocare, in alcuni mesi dell'anno, un'interruzione
del suo corso naturale all’altezza del lago stesso. Da
quanto ci risulta dal 1999 sono state richieste e ottenute concessioni
per il prelievo di ben 60 litri al secondo di acqua per 365 giorni
all'anno nonostante fosse sotto gli occhi di tutti che il fiume nei
pressi del punto di attingimento è asciutto da maggio a ottobre. La
Provincia ha concesso per cinque anni autorizzazioni per il
prelievo di acqua senza mai dare adeguata considerazione a ciò
che stava accadendo e soprattutto, cosa a nostro avviso strana, alla
luce del fatto che sono state concesse almeno dal 2003 due
autorizzazioni diverse per ogni anno (una da 20 litri al secondo,
una da 40), a ditte diverse ma riconducibili allo stesso proprietario,
con un'unica utilizzazione dell'acqua e con lo stesso luogo
di prelievo: il fatidico bacino del Risano. E
non solo. Non si è mai provveduto a controllare che i concessionari
delle licenze adempissero agli obblighi previsti dalla stessa. Lo
dimostra il fatto che per quanto ci risulta il previsto strumento di
misurazione dell'acqua prelevata non sia mai stato installato. E
alla luce dei fatti la prescrizione di sospensione dell'attingimento per
"imprevedibili condizioni di magra ai fini di assicurare il minimo
deflusso vitale" non è mai stata rispettata e da qui l'intervento
dei rappresentanti della lista "Per un'altra Firenzuola" a cui
lei Assessore si riferiva, che è servito se non altro ad evidenziare il
fatto che esiste la necessità di approfondire la questione. Nonostante
queste inadempienze, nonostante che il corso e la vita di un fiume sia
stata alterata in modo evidente, la Provincia ha concesso
un'autorizzazione straordinaria di attingimento (il limite massimo
consentito era di cinque anni) per il sesto anno consecutivo,
il 2004, nonostante l'autorizzazione del 2003, ce la siamo procurata,
porti scritto in calce "ai sensi dell'art.9 comma 2 della legge
275/93 la presente autorizzazione non potrà più essere
rinnovata". Tengo
a precisare che non esiste da parte nostra nessuna ostilità nei
confronti della ditta o delle ditte in questione ma poichè questa
vicenda ha come protagonista in negativo un fiume, colpito e danneggiato
da tali interventi, pretendiamo da questa Giunta e da questa
Amministrazione trasparenza, pieno rispetto delle normative e
soprattutto maggiori attenzioni sulle tematiche ambientali. Rimangono
seri punti interrogativi: chi deve vigilare sul rispetto delle
prescrizioni indicate dalla licenza (strumento di misurazione, minimo
deflusso vitale)? E ancora,
visto che non è stato ancora in alcun modo dimostrato che non esistono
interferenze tra il Bacino e il Santerno e che le concessioni
vengono rilasciate per quantità di acqua proporzionali alla portata dei
fiumi, come si sono potute rilasciare autorizzazioni per 60
litri/secondo con un fiume in portata minima e talvolta nulla? Questa
vicenda si lega al progetto del cosiddetto acquedotto Risano-Sasso
di Castro; fu il Genio Civile, nelle more dell'istruttoria di quel
progetto, a concedere a suo tempo la prima licenza annuale di
attingimento e il rinnovo per alcuni anni successivi. In
previsione delle aumentate necessità idriche per la lavorazione di
inerti da parte della Società Autostrade e di Cavet infatti già
nel 1996 fu richiesta l'autorizzazione per la costruzione di un
acquedotto industriale (detto Risano-Sasso di Castro) che porterebbe, se
realizzato, alla deriviazione dal lago di una quantità di acqua
notevolmente superiore a quella attualmente attinta. Questo
comprometterebbe ulteriormente il lago e di riflesso il fiume Santerno. I
lavori di costruzione di quell'acquedotto non sono ancora stati avviati
perchè come lei ci ha spiegato la pratica è rimasta sommersa, e da qui
le autorizzazioni concesse dalla Provincia e la proroga di attingimento
per il 2004. Si
persevera nell'errore in attesa dei monitoraggi, dei rilievi
e delle misurazioni della portata del fiume a monte e a valle del lago,
in attesa di stabilire con certezza se il Risano influisca o meno sul
corso del Santerno. Questi
dati serviranno a determinare la necessità o meno
dell’impermeabilizzazione dell’invaso cioè di quell’opera di
isolamento dello stesso fondamentale a nostro avviso per impedire la
deviazione sotterranea del fiume e quindi l’alterazione della sua
portata a causa dell’attingimento idrico dal lago. Siamo
quindi in una fase cruciale che assume però aspetti paradossali se si
considera che le misurazioni e i rilievi sulla portata del fiume e
quindi la valutazione dell’opportunità dell’opera di
impermeabilizzazione sono stati delegati a Cavet e alla ditta che
dovrebbe realizzare l’acquedotto (che è poi la stessa che gestisce la
cava e la stessa che dal 1999 attinge in modo quantomeno discutibile
acqua dal Risano) cioè a quei soggetti che in tutta la vicenda
sicuramente più che alla tutela ambientale puntano ad una rapida ed
economica conclusione dei lavori. Quello
che si prospetta, in assenza di un intervento deciso di verifica e di
controllo, da parte della Provincia stessa, è uno scenario tristemente
noto. Non
più di un mese fa Repubblica ha pubblicato la notificazione alle parti
offese, tra cui è bene ricordarlo oltre a tutti i Comuni del Mugello c'è
anche la Provincia di Firenze, del rinvio a giudizio per il processo sui
danni ambientali legati all'Alta Velocità che proprio pochi giorni fà
ha preso avvio. 59
persone rappresentanti di Cavet e di altre ditte sono state accusate di
reati che vanno dal "danno ai corsi d'acqua superficiali" a
"immissioni di fanghi inquinanti" fino al "danno
alle fonti idriche superficiali e sotterranee per depauperamento della
portata o prosciugamento o essiccamento" (17 tra fiumi, torrenti e
fossi, 50 sorgenti, 30 pozzi, 2 acquedotti privati) Complessivamente per
aver drenato e disperso dall'inizio dei lavori non meno di 45 (e ad oggi
aggiungo io siamo ad una cifra ben superiore) milioni di metri cubi di
acqua nel territorio della Comunità Montana del Mugello. Quanto
sopra- si legge nella notificazione- avendo avviato i lavori in assenza
di valutazioni geologiche utili ad accertare le caratteristiche di ogni
tratto del tracciato e il conseguente impatto idrologico. E ancora
"per aver omesso di adottare cautele, precauzioni e
provvedimenti tali da mantenere quantomeno il deflusso minimo vitale nei
fiumi, torrenti e fossi sopra indicati. Tutte
valutazioni e precauzioni che anche in questo caso erano state
demandate, poi mai messe in atto, agli stessi esecutori dei lavori. I
tragici errori commessi, da parte degli esecutori materiali ma anche da
chi certe opere le ha avallate, hanno prodotto purtroppo effetti
irrimediabili ma ci auguriamo possano servire se non altro come monito
per le scelte future. Non
ci pare a tal proposito di buon auspicio rilevare che i soggetti
interessati e coinvolti nella costruzione dell'acquedotto Risano-Sasso
di Castro, ai quali è bene ribadirlo viene delegata la valutazione di
impatto ambientale, siano tra coloro che dovranno rispondere alle
imputazioni prima citate nel processo per danno ambientale. Non
vogliamo certo emettere sentenze ma esprimiamo le nostre critiche e
perplessità nei confronti di un metodo, quello dell'esecutore dei
lavori che diviene garante di sé stesso, che ha dimostrato di non
funzionare e di produrre disastri. Perplessità
che si rafforzano quando, come in questo caso, i soggetti chiamati a
decidere delle sorti dell'ambiente sono in giudizio su presunti reati
di grande portata e hanno già commesso errori in passato. Da vedere a
tal proposito l'ordinanza di ingiunzione (atto della Provincia n°1597
del 10/05/2004) a carico degli stessi soggetti relativa alla mancata
registrazione di rifiuti speciali prodotti per l'appunto nell'impianto
di Sasso di Castro. Crediamo
che in attesa di chiarire tutti i punti oscuri di questa vicenda, e a
tal proposito chiediamo a lei Assessore di far luce sulle concessioni di
attingimento erogate dalla Provincia, e soprattutto in
considerazione del fatto che il prelievo di acqua sta provocando gravi
ripercussioni sul fiume Santerno, sarebbe opportuno sospendere
immediatamente le licenze e bloccare la realizzazione dell'acquedotto
industriale Risano-Sasso di Castro. Il
nostro patrimonio ambientale necessita di tutele effettive, le scelte e
le decisioni inerenti dovranno essere d'ora in poi valutate e ponderate
attentamente, smettendola di perseguire un modello di sviluppo -quello
delle grandi opere e della mercificazione dell'ambiente- che si è
dimostrato catastrofico.
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Concessioni
di attingimento
da inserire
Firenzuola, 5 Luglio 2004 Gent.ma Dott.ssa Arch. Graziella Ajello Dirigente della Direzione Difesa del Suolo Area Politiche del Territorio, Ambiente e Agricoltura della Provincia di Firenze [anticipata a mezzo e-mail g.ajello@provincia.fi.it] Oggetto: autorizzazioni attingimento acque dal lago artificiale “Risano” nel Comune di Firenzuola, pratica n° DA0000573 Le sarei grato se – come da accordo telefonico – volesse fornirmi la motivazioni del rinnovo per il 2004 dell’autorizzazione indicata in oggetto a favore della Società Cave Alto Santerno Srl. Infatti l’autorizzazione per il 2003 recava la nota IV.1 “Ai sensi dell’art. 9 della legge 275/93 la presente autorizzazione non potrà piú essere rinnovata”, in quanto – come esplicitato al punto I.5 dell’autorizzazione stessa – “il richiedente ha già ottenuto la richiesta licenza nei soli anni: 99/00/01/02”. A quanto ci costa:
Inoltre si fa presente che il corso del fiume Santerno a monte del Lago artificiale Risano (che dal Santerno è alimentato per drenaggio) è completamente asciutto; e si chiede quindi quale procedura può essere attivata per l’applicazione del punto II.4.2 dell’autorizzazione. Fiducioso nella sua collaborazione, La ringrazio e Le porgo i piú cordiali saluti Gruppo Consiliare “Per un’altra Firenzuola” Il Capo Gruppo Luciano Ardiccioni
Area
Politiche del Territorio,
Ambiente, Agricoltura Direzione Difesa del Suolo
PROT.
N°
Firenze,
mercoledì 20 ottobre 2004
CL.
8 Cat. 4 Cas.
N°
Allegati
n° Spett.le Luciano Ardiccioni Capo Gruppo del Gruppo Consiliare “Per un’altra Firenzuola” Oggetto:
risposta alla Vs. del 05 Luglio scorso, anticipata per e-mail
Con riferimento alla richiesta inviata per e-mail, come già anticipatole per telefono, confermo che la Società Cave Alto Santerno ha avuto la licenza di attingimento per gli anni 99/00/01/02/03. La Ditta ha presentato domanda di concessione per derivazione di acqua superficiale, quando la competenza era ancora del Genio Civile; quest’Ufficio, nel passaggio di competenze avvenuto nel 2001, ha rilasciato gli attingimenti negli anni passati, e dall’esame della pratica di concessione, ha ritenuto di chiedere le integrazioni necessarie per il proseguimento dell’iter, e provvederà ad inviare l’istanza corredata degli allegati progettuali all’ Autorità di Bacino del Fiume Reno , competente sul Santerno, affinché esprima il parere di merito in ordine alla compatibilità dell’utilizzazione con le previsioni del Piano di Tutela (art. 7 comma 2 del T.U. N.1775/33). Nelle more del procedimento di concessione si è assentito la licenza di attingimento per il presente anno. Nell’espletamento del procedimento della concessione, il Comune potrà fare eventuali opposizioni all’istanza. Sperando di aver chiarito la situazione, Le porgo Cordiali Saluti. Il Dirigente Dott. Arch. Graziella Ajello
Firenzuola, 30 Luglio 2004 Gent.ma Dott.ssa Arch. Graziella Ajello Dirigente della Direzione Difesa del Suolo Area Politiche del Territorio, Ambiente e Agricoltura della Provincia di Firenze [anticipata a mezzo e-mail g.ajello@provincia.fi.it] e p. c. Al Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Firenzuola Oggetto: attingimento acque dal lago artificiale “Risano” nel Comune di Firenzuola e costruzione di acquedotto industriale Risano-Sasso di Castro Dopo la Sua precisazione sulla concessione della licenza in oggetto, siamo entrati in contatto con l’Ufficio Tecnico del Comune di Firenzuola e con l’Autorità di Bacino del Fiume Reno per chiedere una verifica delle condizioni poste dalla licenza stessa (presenza di strumenti di misura e garanzia del MDV dei corsi d’acqua interessati). Su indicazione dell’Autorità di Bacino del Fiume Reno, abbiamo richiesto all’Istituto Idrologico della Regione Toscana una misurazione del deflusso delle acque del Fiume Santerno e del Torrente Risano a monte e a valle del cosiddetto “bacino artificiale” del Risano. La misurazione è stata effettuata in data 23 Luglio 2004 alle presenza del Corpo Forestale dello Stato e non appena avremo i risultati sarà nostra premura trasmetterne copia a codesto Ufficio. È risultato del tutto evidente che il letto dei due corsi d’acqua risulta completaemte asciutto a monte del “bacino del Risano”, mentre il deflusso riprende immediatamente a valle del medesimo, anche e soprattutto grazie all’immissione nel fiume Santerno di acqua, proveniente molto probabilmente dal bacino suddetto, attraverso un manufatto in cemento. A nostro avviso si può ipotizzare che il “bacino del Risano” costituisce di fatto una derivazione dei corsi del Santerno e del Risano; una derivazione che, al momento attuale, capta la totalità delle acque dei due corsi. Nel frattempo il Comune di Firenzuola ha rilasciato la concessione edilizia n° 51/2004 che costituisce una voltura a favore della Ditta Berti Sisto & C. Lavori Stradali di precedenti analoghe concessioni relative alla realizzazione di un acquedotto industriale dal bacino del Risano a Sasso di Castro. La succitata concessione contiene un art. 6 di “prescrizioni speciali” – che alleghiamo in copia – le quali (al punto 6 e al punto 11) fanno riferimento alla licenza di attingimento concessa da codesto Ufficio. In particolare, al punto 11, si chiede di volturare la licenza dalla Cave Alto Santerno Srl alla Ditta Bersi Sisto & C. Lavori Stradali Spa. Chiediamo che nell’attuare la procedura richiesta codesto Ufficio tenga conto delle informazioni e delle valutazioni su esposte e del fatto che a tutt’oggi – per quello che ci consta – l’attingimento continua in assenza di qualsiasi strumento di misura.
Ing. Claudio
Marchesini Ing. Paolo Del
Zanna Oggetto: Attingimento acqua dal
bacino artificiale Risano nel Comune di Firenzuola (Firenze) La Provincia di Firenze (Area
Politiche del Territorio, Ambiente e Agricoltura – Direzione “Difesa
del Suolo”) ha rilasciato in data 31marzo 2004 autorizzazione alla
CAVE ALTO SANTERNO SRL per l’attingimento di acqua dal Lago
artificiale Risano per l/sec 20, 24 ore su 24, fino al 31/12/2004. La licenza di attingimento
contiene tutte le clausole di rito (dal misuratore previsto dall’art.
8 del D.Lvo 275/1993, alla sospensione o revoca della licenza “per
assicurare il minimo deflusso vitale”. Confidando nella Loro
collaborazione, porgo i piú cordiali saluti Gruppo
Consiliare “Per un’altra Firenzuola” Il
Capo Gruppo Luciano
Ardiccioni Firenzuola, 10
Luglio 2004
L'Autorità di Bacino del Reno ci ha inviato il seguente materiale
Delibera
n. 1/4 del 23-01-04
OGGETTO
N. 4: Art. 3, comma 1, lett i)
della legge 18 maggio 1989 n.183 “Norme per la difese del Suolo”. Definizione del minimo deflusso
vitale. IL COMITATO
ISTITUZIONALE Premesso: -
che l’art. 3, comma 1, lett i) della legge 18 maggio 1989 n.183
“Norme per la difese del Suolo” indica tra le attività di
pianificazione, di programmazione e di attuazione “la razionale
utilizzazione delle risorse idriche superficiali …garantendo,
comunque, che l’insieme delle derivazioni non pregiudichi il minimo
deflusso costante vitale negli alvei sottesi ..”; -
che l’art. 3 comma 3 della legge 5 gennaio 1994, n.36
stabilisce che “le derivazioni sono regolate in modo da garantire il
livello di deflusso necessario alla vita negli alvei sottesi e tale da
non danneggiare gli equilibri degli ecosistemi interessati”; -
che il decreto legislativo 11 maggio 1999 n. 152 e successive
modifiche dispone, all’art. 22, comma 5, stabilisce che “tutte le
derivazioni di acqua comunque in atto …sono regolate dall’Autorità
concedente mediante la previsione di rilasci volti a garantire il minimo
deflusso nei corpi idrici…” -
che il Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del Reno in
data 9 novembre 2001 ha
approvato un documento di indirizzo “ Determinazione del Minimo
Deflusso Vitale” in cui viene indicato il percorso ed il metodo per
arrivare alla determinazione del Minimo Deflusso Vitale ; -
che in tale atto sono previste due fasi: una prima fase con
l’obiettivo di arrivare rapidamente ad una determinazione del Minimo
Deflusso Vitale attraverso il metodo regionalizzato ed in particolare
quello che utilizza variabili morfologiche approvato dal Comitato
Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Po con determinazione
“Criteri di regolazione delle portate in alveo” ed una seconda fase
di maggiore approfondimento nella determinazione dello stesso attraverso
l’utilizzo di metodi che tengano conto delle esigenze dei vari habitat
(metodi sperimentali semplici e/o complessi). -
che il Comitato Tecnico, nella seduta del 3 ottobre 2003, ha
conclusivamente esaminato le proposte elaborate dalla Segreteria tecnica
dell’Autorità di bacino, costituite da una tabella contenente i
valori di portata che rappresentano il minimo deflusso vitale idrologico
calcolate con il metodo sopra indicato e da una relazione di
accompagnamento, esprimendo parere favorevole; Dato
atto: -
che i valori contenuti nella tabella 1 “MINIMO DEFLUSSO
VITALE”, per la parte di competenza, sono stati proposti alla Regione
Toscana con lettera prot. 15173-03 in data 11.11.2003; -
che la Regione Emilia-Romagna con delibera della Giunta regionale
2239 del 10.11.2003 ha approvato il documento preliminare del Piano di
Tutela delle acque che contiene l’insieme dei valori di portata che
rappresentano il Minimo Deflusso Vitale idrologico calcolati con il
metodo sopra indicato indicando altresì tempi e modi per la progressiva
applicazione degli stessi; Constatato: -
che esistono tutte le condizioni per approvare l’insieme dei
valori di portata che rappresentano il Minimo Deflusso Vitale idrologico
; su
proposta del Presidente; a
voti unanimi e palesi delibera a)
di approvare l’insieme dei valori di portata che rappresentano
il Minimo Deflusso Vitale idrologico contenuti nella tabella - Allegato
A della presente deliberazione; b)
di approvare la relazione tecnica di accompagnamento e le tabelle
ad essa allegate comprensiva delle proposte alla Regioni per la
progressiva applicazione del Minimo Deflusso Vitale – Allegato B alla
presente deliberazione c)
di demandare a successivo atto la individuazione del Minimo
Deflusso Vitale determinato attraverso l’utilizzo del metodo
sperimentale come indicato in premessa; d)
di trasmettere il presente atto alle Regioni Emilia-Romagna e
Toscana per il recepimento nei rispettivi Piani Tutela delle Acque di
cui al Titolo IV, capo I del D.Lgs. n. 152/99 dei valori del Minimo
Deflusso Vitale di cui all’allegato A; e)
di trasmettere alle Regioni Emilia-Romagna e Toscana la relazione
tecnica di cui all’allegato B come proposta per la definizione delle
modalità di applicazione del Minimo Deflusso Vitale idrologico nel
contesto degli interventi volti al raggiungimento degli obiettivi di
qualità su scala di bacino, di competenza delle Stesse ai sensi del
D.Lgs. n.152/99 e successive modifiche.
Allegato
B
Delibera
del 23.01.04
MINIMO
DEFLUSSO VITALE IDROLOGICO
R
E L A Z I O N E
Premessa
La bozza di decreto del Ministero
dell’Ambiente “Criteri per la determinazione del Deflusso Minimo
Vitale” indica i vari metodi possibili. La scelta su quale metodo utilizzare
viene lasciata alle Autorità di bacino nazionali ed interregionali. La
Segreteria Tecnica dell’Autorità di Bacino del Reno ha individuato
nel metodo sperimentale quello più idoneo al bacino del Reno ed ha
elaborato una proposta. La proposta di
“STUDIO PER LA DETERMINAZIONE DEL DEFLUSSO MINIMO VITALE NEL
BACINO IDROGRAFICO DEL FIUME RENO
“ è stata esaminata dal Comitato
Tecnico dell’Autorità di Bacino nella seduta del 31 gennaio 2003. Il Comitato Tecnico ha condiviso la
scelta del metodo e la proposta . Si è quindi proceduto
all’affidamento di apposito incarico di studio all’Università di
Bologna Dipartimento di Biologia. La conclusione dello studio è
prevista per la fine del 2004. La
proposta della Regione Emilia-Romagna Nel
frattempo la Regione Emilia-Romagna ha proposto un approccio
semplificato per la individuazione del valore di portata corrispondente
al minimo deflusso vitale. Questo
metodo è riconducibile ai cosiddetti “metodi regionali” ed in
particolare ad un metodo “morfologico”
messo a punto dall’Autorità di Bacino del Po. Anche
questa categoria, i “ metodi regionali”, sono tra quelli contemplati
dalla bozza di decreto ministeriale. Una
breve descrizione del metodo messo a punto dall’Autorità di Bacino
del Po è contenuta nell’allegato
“Minimo Deflusso Vitale” . Questo
metodo, in estrema sintesi, individua un valore “idrologico” per il
minimo deflusso vitale. Questo valore è collegato ai parametri
morfologici del bacino (altitudine, forma del bacino ecc.) alla piovosità
ecc. ed in pratica si traduce nell’individuazione dell’apporto
unitario cioè la quantità d’acqua che nell’unità di tempo ogni
unità di superficie del bacino apporta al fiume o al torrente. Questo
apporto è espresso il litri / secondo
Km2. Ogni
sezione del fiume sottende un bacino la cui superficie moltiplicata per
l’apporto unitario fornisce un valore di portata che rappresenta il
minimo deflusso vitale “idrologico”. Questo
valore “idrologico” della portata che esprime il minimo deflusso
vitale viene successivamente corretto introducendo alcuni coefficienti
che tengono conto di vari aspetti quali l’uso delle acque (ricreativo,
fruizione ecc.), l’impatto delle attività umane (qualità delle
acque), di particolari caratteristiche del bacino quali l’entità
dell’infiltrazione in falda ed altri ancora. Il metodo, i vari coefficienti ed il
loro peso relativo con alcune considerazioni sono riassunti
nell’allegato “Minimo Deflusso Vitale” L’assenza dei coefficienti
correttivi fornisce un valore di portata “minimo deflusso vitale
idrologico” significativamente inferiore a quello reale. Con
il metodo adottato dall’Autorità di Bacino del Po sono stati
calcolati i valori di portata da attribuire al minimo deflusso vitale
“idrologico” per un insieme di punti del fiume Reno e dei suoi
affluenti. Questo insieme di valori così
calcolati sono contenuti nella tabella
1. Nel
corso del 2002 i valori di portata contenuti nella tabella in questione
sono stati presentati e discussi con tutti gli enti interessati ed in
particolare le due Regioni, le Province emiliane e toscane, le ARPA
provinciali dell’Emilia-Romagna e della Toscana
e le Agenzie di ambito
della toscana (ATO 3 Medio Valdarno ) ed emiliane (ATO 5 Bologna). I valori contenuti nella tabella
1 sono stati sottoposti al Comitato Tecnico che ha espresso
parere favorevole nella seduta del 3.10.2003. L’insieme
dei valori di portata che esprimono il minimo deflusso vitale
“idrologico” contenuti nella tabella 1 rappresenta il primo
obiettivo eventualmente da raggiungere
ed il punto di passaggio verso l’insieme dei valori di portata
che esprimono il minimo deflusso vitale determinato per via
sperimentale. I Piani di tutela delle acque
La proposta formulata
dal Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino, contenuta nella
tabella 1 è stata sottoposta alla Regione Toscana per l’inserimento
nel piano di tutela delle acque. Per
la parte emiliana del bacino del Reno la proposta del Comitato Tecnico
integra i punti indicati dalla Regione Emilia-Romagna nel documento
”Definizione del DMV analisi a livello regionale del criterio messo a
punto dall’Autorità di Bacino del fiume Po e sua caratterizzazione ed
eventuale adeguamento - Relazione Quadro conoscitivo attività I” con
alcuni ulteriori punti significativi che sono collocati in
corrispondenza di stazioni di misura in continuo della portata gestite
dall’ex Servizio Idrografico (ora ARPA) ed alcune gestite direttamente
dall’Autorità di Bacino del Reno. Questi punti dove si misura in
continuo il valore della portata costituiscono un primo livello di
controllo sul rispetto del valore di portata corrispondente al minimo
deflusso vitale . La situazione
attuale
Per avere il quadro della situazione
recente sono stati posti a confronto i valori della portata misurata in
varie stazioni con il valore di portata calcolato che rappresenta il
minimo deflusso vitale “idrologico”. La
domanda a cui si è voluto dare una risposta è conoscere per quanti
giorni la portata reale misurata nel fiume è stata inferiore al valore
di portata calcolato che rappresenta il minimo deflusso vitale
“idrologico”. Si è fatto riferimento a due periodi
: l’anno solare ed il periodo “irriguo” considerato dal 1 giugno
al 30 settembre di ogni anno. L’arco di tempo considerato
va dal 1997 al 2001 con l’aggiunta del 2002 per le stazioni
dove sono già disponibili questi dati . Per le stazioni di più recenti (Pracchia,
Pianoro Vecchio e Zola Predosa) il confronto è stato fatto con i dati
disponibili dalla loro attivazione. I risultati dell’analisi su quanti
giorni nell’anno solare o nel periodo 1 giugno-30 settembre la portata
reale del fiume risulti inferiore al valore della portata che
rappresenta il minimo deflusso vitale “ idrologico” sono riassunti
rispettivamente nella tabella 2 e nella tabella 3. La reale situazione rispetto ai
valori di portata calcolati che rappresentano il minimo deflusso vitale
“idrologico” può essere cosi riassunta: -
nel
tratto toscano del Reno la situazione, al momento, non presenta
particolari problemi. -
in
chiusura di bacino del tratto montano del Reno e dei suoi sottobacini
appare evidente una situazione di sofferenza marcata a valle della
Chiusa di Casalecchio sul Reno, a Calcara sul Samoggia, a Zola Predosa
sul Lavino e a Castel San Pietro sul Sillaro.
Notevoli sofferenze sono presenti
anche nel tratto vallivo a Castenaso sull’Idice, a Sesto Imolese sul
Sillaro. E’ doveroso sottolineare un dato di
prospettiva. Poiché il valore di portata che
esprime il minimo deflusso vitale “idrologico” non tiene conto di
altre problematiche, prima tra tutte la qualità delle acque, è da
sottolineare che la situazione di deficit delle portate reali (misurate)
rispetto a quelle che rappresentano il valore del minmo deflusso vitale
è ancora peggiore di quella appena descritta. Proposte per la
progressiva applicazione del Minimo deflusso vitale
Il valore della portata che
rappresenta il minimo deflusso vitale “idrologico” è stato definito
per un certo numero di sezioni del Reno e dei suoi affluenti . Questo rappresenta la prima tappa cioè
un obiettivo intermedio per molte situazioni che attualmente se ne
discostano anche in misura consistente.
Entro
la fine del 2004 sarà individuato per un cospicuo numero di sezioni
anche il minimo deflusso vitale determinato per via sperimentale
attraverso indagini di campo Questo rappresenta il punto di arrivo
cioè l’obiettivo strategico. Proposta
alle Regioni
L’obiettivo
strategico e cioè la piena applicazione del minimo deflusso vitale
determinato per via sperimentale può essere conseguito fissando due
date di riferimento: la
prima è il 31 dicembre 2008 entro tale data il valore del minimo
deflusso vitale “idrologico” dovrebbe essere pienamente operativo
e rispettato a valle di tutte le derivazioni comunque concesse. La
seconda è il 31 dicembre 2016 entro
tale data il valore del minimo deflusso vitale determinato
sperimentalmente dovrebbe essere pienamente operativo
e rispettato a valle di tutte le derivazioni comunque concesse. Il valore del minimo deflusso vitale
determinato sperimentalmente dovrebbe inoltre essere pienamente
operativo e rispettato a
valle di tutte le derivazioni comunque concesse con scadenza compresa
tra il 1 gennaio 2008 ed 31 dicembre 2016. In
considerazione dell’evidente stato di sofferenza già ora presente in
molte situazioni, come è stato evidenziato in precedenza, si ritiene
opportuno proporre alcune azioni a breve termine con lo scopo di
mitigare per quanto possibile queste situazioni. Azioni
a breve termine entro il 31 dicembre 2005 A
tempi brevi, per migliorare la situazione che è caratterizzata da un
elevato numero di giorni con portata inferiore al minimo deflusso vitale
“idrologico”, sono possibili alcune azioni . In
particolare sono auspicabili due azioni. 1.
nei tratti immediatamente a valle degli invasi montani di Suviana,
Molino del Pallone, Pavana e Santa Maria-Brasimone. Fatta
eccezione per il tratto a valle del complesso Santa Maria-Brasimone, che
tramite il torrente Setta alimenta il sistema acquedottistico
dell’area bolognese, e per il quale la portata estiva è sostenuta da
appositi rilasci dal bacino del Brasimone, la situazione immediatamente
a valle dei tre invasi è caratterizzata da prolungati periodi di quasi
totale o totale assenza di portata. Per
queste tre situazioni si propone: -
torrente
Limentra di Treppio a valle dell’invaso di Suviana si propone un
rilascio -
tale
da mantenere il valore di portata corrispondente al minimo deflusso
vitale pari a 0,19 m3/s (16416
m3/g); - |